Dolche : i grandi amori sono criminali, perchè ridisegnano la vita

di Paola Pagni

Una di quelle voci che se le ascolti ad occhi chiusi, ci metti un secondo a perderti in immagini oniriche a tratti sfocate: così è la voce di Dolche, al secolo Christine Herin,

che come se non bastasse, accompagna le sue canzoni con video che a quelle immagini danno vita, con una forza che è al tempo stesso è delicatezza;

immagini che impersonificano precisamente il sogno che le sue parole avevano fatto nascere.

È così per Criminale Love, un brano intenso ma mai rumoroso, una voce penetrante ma essenziale, che emerge al di sopra di ogni suono come fa la Venere del Botticelli dalle acque;

a tutto questo fa da sfondo un video in bianco e nero, che, con una coreografia di Sadeck Berrabah, risalta sia i suoni che i silenzi, proprio come un chiaroscuro a carboncino, dove la luce esalta il buio e viceversa.

E poi c’è lei, Dolche, che come un’entità ultraterrena appare vicina a sfiorare la realtà, ma senza mai toccarla.

Un’armonia di contrasti che colpisce sia l’udito che la vista in un modo così ipnotico che non può lasciare indifferenti.

Dolche è questo e molto di più, ed abbiamo lasciato che fosse lei in parte a spiegarci questo suo mondo, in un’intervista fatta di musica intrecciata a valori profondi.

dolche

L’intervista.

Prima di tutto complimenti, mi è piaciuta tantissimo la tua voce ed i tuoi video sono fantastici

Grazie! Ogni volta io e Chiara (Chiara è sua moglie n.d.r.) ci facciamo andare in panne il cervello per fare qualcosa di originale, in modo da dare al brano un valore aggiunto.

Criminal Love, un brano ipnotico, che parla di un amore così forte che si fa sentire anche fisicamente, che rompe le ossa e ruba l’anima: l’amore fa sempre così male?

Beh diciamo che quando l’amore è veramente forte,  ne sentono un po’ la presenza tutti gli organi.

Spero che sia capitato a tutti di essere rapiti da un amore così coinvolgente ; il ritornello poi è anche un modo di dire carino :“non so se ti rendi conto che il nostro amore è criminale perché è talmente forte che ha ridisegnato tutto”

Che poi alla fine è quello che fanno tutti i grandi amori nella vita di ognuno: la ridisegnano

Il video è un piccolo capolavoro realizzato con la coreografia di Sadeck Berrabah: come siete arrivati a questa collaborazione?

Io sono una grandissima ricercatrice di talenti sul web, e tutte le persone con cui ho collaborato sono il frutto di ricerche che faccio io ogni volta.

Sadeck l’ho scovato un annetto fa su Instagram, ho visto i suoi video, ed ho notato che  il suo modo di danzare è molto creativo e si distingue molto dagli altri generi.

Così gli ho scritto, lui si è innamorato della mia voce e del mio modo di fare musica;

 abbiamo iniziato cercare un modo di incontrarci (lui era Los Angeles io a NewYork), e dopo qualche mese siamo riusciti a trovarci nello stesso posto del mondo per almeno 5 giorni.

Ci riamo riusciti a Gennaio 2020 in Francia, ed abbiamo lavorato una settimana insieme.

Io non sono una ballerina ma mi sono infilata all’interno delle coreografie e devo dire il risultato mi piace molto.

Abbiamo costruito assieme la storia, perché per me era importante che oltre allo stile ci fosse la continuità di una trama, siamo riusciti a trovare i volti giusti e quindi il risultato è stato quello sperato.

Exotic Diorama, che è il tuo ultimo album, lo presenti con il nome di Dolche, mentre hai all’attivo 5 album col nome di Naif Herin: perché questa scelta di cambiare?

Un cambiamento fisiologico: il mio progetto precedente è nato quando avevo 20 anni, mi ha portato comunque a scoprire la musica e mi ha permesso di lavorare all’estero, però mi sentivo di volermi avvicinare di più a me stessa, e quindi fare un progetto che fosse totalmente mio.

Una sera a New York, durante un concerto privato in un bellissimo roof top, si è avvicinato un uomo che in un italiano un po’ americanizzato mi ha detto “la tua voce è molto dolce”,

da lì ho pensato che le parole Dolce si avvicinasse molto al mio stile, al mio modo il cantare ed alla malinconia un po’ italiana che è presente nel mio approccio musicale.

Così ho adottato questo nome, anche se scritto non proprio in Italiano.

In effetti è un nome che mi ha portato fortuna, anche perché viene pronunciato correttamente in tutto il mondo.

Da Exotic Diorama è già stato tratto un tuo singolo precedente Big Man cha un altro video pazzesco e che ha un forte significato legato alla tematica della diversità: qual è in effetti il messaggio che porta?

Parla proprio del diverso, un tema che mi riguarda molto da vicino:

tanto per cominciare sono una donna, poi sono omosessuale, poi mi sto facendo una famiglia e sono una musicista, quindi ho davvero molti motivi per rientrare nella categoria “diversa”; la diversità è una condizione che ho sempre vissuto, anche se per fortuna sempre in modo positivo.

La mia diversità non è mai stata una sfortuna, però per molte altre persone, purtroppo, non è così.

Credo sia  fondamentale che l’arte e la musica stessa che inizino a comunicare quelli che sono i vari aspetti dell’umanità: con questa idea abbiamo realizzato questo video, registrato per le strade di New York a Novembre.

Ancora non c’era la pandemia ne erano successi i fatti di George Floyd, ma io già sentivo questo sentimento, questa necessità di prendersi le proprie responsabilità nel dire che questo modo non è di qualcuno in particolare ma di una razza umana che ha tante diversità.

Così abbiamo pensato di usare questa specie di contagio nella città, che all’inizio spaventa, come lo fanno le diversità, ma una volta compreso diventa il punto di forza delle persone.

In questo modo si diventa un’umanità unica e più ricca.

Si spera anche migliore, ma su quello non posso metterci la mano sul fuoco.

Tu sei un artista polistrumentista, suoni pianoforte, chitarra basso e tastiere: nel tuo approccio alla musica è arrivato prima il canto o lo strumento musicale?

Il mio approccio con la musica è nato talmente tanto tempo fa che il computer non esisteva (ridiamo)

Quindi da questo punto di vista sono una Survivor, perché fare il musicista da così tanto tempo non è facile.

Per fortuna negli ultimi 10 anni ho aperto i confini ed ho iniziato a collaborare con molti artisti internazionali.

Ma lo strumento ed il canto sono arrivati insieme, ho iniziato canticchiando con una chitarrina con 3 corde su un balcone in valle d’Aosta: un inizio un po’ old style che poi si è trasformato in digitale.

Tu vivi tra Roma e New York: in quale delle due città ti senti più a tuo agio come artista e come persona?

A dire il vero questo disco mi ha portato a vivere in molti posti bellissimi del mondo, non solo Roma e New York, ma sicuramente New York è una città che mi ha accolto a braccia aperte, per cui ci sono molto affezionata.

In generale  io mi sento molto a mio agio quando posso essere me stessa, e credo che in una città come New York puoi essere la versione “più te stessa ti te stesso”.

Sono stata anche in Svezia, a Beirut, a Los Angeles: diciamo che questo nuovo progetto mi ha portato viaggiare molto ed a vivere le città in cui vivevo.

Però ecco, alla fine New York anche a volte con gli estremi così forti a cui ti mette davanti, è  la città che mi ha dato di più.

Una città come Roma invece , che io ho scelto per viverci, trasmette una bellezza ed una malinconia incredibili…diciamo che forse ogni città da un punto di vista diversa sul mondo che ti permette di poter apprezzare meglio i particolari.

E comunque  non vivrei mai in un posto diverso dall’Italia per sempre.

Nonostante tutto?

Sinceramente spero che l’Italia sia pronta finalmente ad accettare anche realtà diverse da quelle tradizionali, visto che io e mia moglie stiamo aspettando un figlio ed abbiamo deciso di vivere a Roma.

Accidenti che notizia, congratulazioni! Anche io mi auguro che l’Italia sia pronta a questo, vorrebbe dire vivere in un paese finalmente evoluto.

Bene , quindi oltre alla famiglia, quali sono i tuoi progetti per il futuro?

Intanto l’uscita di questo disco che è stato un lungo lavoro di ricerca, amore e passione; dopodiché, nella speranza di un ritorno alla normalità, riprenderò il discorso dei live dei concerti.

Ma sicuramente la musica mi ha sempre accudito e salvato in questi anni, e lo farà ancora.

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