Esce venerdì 29 maggio su tutte le piattaforme digitali “Gira”, il primo singolo dei Disco Macumba, progetto che fonde elettronica, tradizione salentina e ritmiche latine in una ricerca sonora profondamente contaminata.
Disco Macumba nasce dall’incontro tra la produzione di Manu Funk — polistrumentista, produttore, fondatore di Funkeria Records, in tour con Roy Paci & Aretuska nel 2008, voce e chitarra dei Bundamove e parte del progetto Io Te e Puccia con Puccia degli Après La Classe — la voce e la scrittura di Chiara Corallo — cantante salentina, laureata in Canto Pop al Conservatorio di Lecce con Carolina Bubbico, già sul palco di Time in Jazz, Blue Note Milano e Auditorium Parco della Musica con il progetto Il Dono — e i fiati di Gabriele Blandini, trombettista che ha collaborato, tra gli altri, con Manu Chao, Alborosie, Raf, Guè, Caparezza, Eros Ramazzotti, J-Ax, Fedez, Fred De Palma e Rose Villain.
Il brano nasce come un dialogo tra presente e memoria: un invito a rallentare, ad ascoltare le storie delle donne che ci hanno preceduto e a ritrovare, attraverso di esse, una forma di resistenza nel mondo odierno.
L’intro si apre con una citazione al canto tradizionale salentino “Fimmine Fimmine”, che racconta e denuncia le difficili condizioni delle tabacchine, lavoratrici nelle piantagioni di tabacco, descrivendone lo sfruttamento, la fatica estrema e le violenze subite da parte dei superiori. Questo frammento non è una semplice citazione, ma un atto di evocazione: una soglia simbolica che introduce l’ascoltatore in uno spazio sonoro e narrativo dove il passato continua a parlare.
Su una trama elettronica ipnotica, attraversata da inflessioni mediterranee e latine, la voce si muove come un mantra. Il ritornello “gira gira gira core meu” diventa un movimento circolare che riflette il tempo, la memoria e il disorientamento.
Disco Macumba affermano riguardo il singolo:
«In “Gira” ci rivolgiamo alle donne del passato come a una radice a cui tornare per chiedere forza, presenza e direzione. È una richiesta molto intima, che nasce anche da un senso di inadeguatezza rispetto al presente e dal bisogno di ritrovare un appoggio in ciò che ci ha preceduto. Allo stesso tempo, però, non volevamo raccontare questa eredità in modo idealizzato: nel “core” ci sono anche tracce di “veleno”, ferite che si tramandano insieme alla memoria. Per noi il brano sta proprio lì, in questo movimento continuo tra cura e ferita, appartenenza e trasformazione»
“Gira” diventa così una preghiera contemporanea, un rito sonoro che unisce corpo e memoria, tradizione e trasformazione. Un invito a perdersi nel movimento per poter, infine, ritrovare una direzione.
