AD del Noisy Naples Fest: Mario Floro Flores “Il vero sogno sarebbe portare a questa gente i propri artisti preferiti. Esaudire il loro desiderio di vederli a Napoli.”

Siamo stati protagonisti d’onore della terza edizione del Noisy Naples Fest 2018 – che stasera vedrà la sua chiusura in grande stile con un duo Sting – Shaggy che calcherà il palco dell’Etes Arena Flegrea – abbiamo iniziato questo viaggio nelle personalità che hanno reso possibile ciò, e adesso arriviamo ai vertici. Mario Floro Flores, rappresentante della omonima società, nel 2015 con un un affitto di 50 mila euro all’anno e una percentuale sugli incassi, l’imprenditore si aggiudica la gestione dell’Arena Flegrea per 12 anni.
Mi sono innamorato di questo splendido teatro all’aperto, un luogo con un’architettura fantastica. Trovo assurdo che sia inutilizzato, ora comincerò ad attivarmi chiamando a raccolta i miei amici dello spettacolo. Punterò a un programma di rilevanza nazionale ed internazionale.” Erano questi gli auspici tre anni fa, e – ad oggi – può iniziare a ritenersi soddisfatto, avendo reso Napoli la capitale della musica estiva, del sud Italia per non essere troppo pretenziosi. Scambiamo quattro chiacchiere con il responsabile di tutto ciò – Mario Floro Flores.

La società Floro Flores, da lei rappresentata – vincitrice del bando di assegnazione dell’Arena Flegrea per i prossimi 10 anni. Una struttura che nasce come succursale estiva del Teatro San Carlo, ridotta al degrado e riqualificata. Qual è l’input che ha mosso la società proveniente da un altro settore ad investire in un progetto culturale di così ampio respiro?
La famiglia investe e fa impresa da oltre 30 anni e ha deciso di investire sul territorio. Abbiamo ritenuto l’Arena fosse perfetta anche per valorizzare l’area. Napoli è una città ricca di opportunità e l’Arena e la Musica sono sicuramente un settore interessante. E’ la seconda Arena d’Italia come capienza, con 80 anni di storia alle spalle, con artisti di calibro assoluto.

Come avviene la selezione dei progetti da seguire?
La selezione avviene anche in relazione alla struttura dell’Arena, della sua capienza e del suo ampio target, comprendendo i nostri progetti uno stile sempre eterogeneo.  Di certo l’artista internazionale era un gap nella proposta artistica napoletana da qualche anno a questa parte e di conseguenza un’opportunità. Non a caso la città risponde sempre in maniera eccellente alle nostre iniziative con una media altissima di presenza ad ogni evento, confermata dal sensazionale sold-out di Sting. Abbiamo anche volontariamente scelto di essere trasversali nella scelta di generi musicali, dal rock, all’elettronica, al cantautorato, passando per la musica classica e il balletto.

A proposito di risorse, nella gestione del capitale da predisporre per un progetto artistico quali parametri vanno considerati?
I parametri sono molteplici e spesso complessi. A parte il cachet destinato agli artisti ci sono tanti vostri e risorse umane da impegnare affinché tutto funzioni alla perfezione.

In un momento storico così caldo, con il limite del razzismo sempre sul filo del rasoio ripenso a due cose: sei un giovane del sud che investe sulla sua terra e hai permesso che sul palco fossero affrontate anche questioni spinose come gli sbarchi e i porti aperti, con la premiazione dei primi tre ospiti da parte di Unicef. L’essere napoletano ti insegna a saper non abbassare la testa?
Non so quanto sia importante il fatto di essere napoletano di fronte a un tema così delicato ed importante. Quello che ci spinge è restare umani, a prescindere dai luoghi e dalle culture. L’umanità dovrebbe appartenere a tutti, sempre.

A proposito di giovani, ammirevole l’idea di creare delle riduzioni per gli studenti. Un momento di svago alla portata di (quasi) tutti, visti i tempi così incerti economicamente?
Questo è un must che l’organizzazione si è dato nella progettazione di tutto Festival. Cioè, avvicinare giovani ad un monumento storico (molti lo dimenticano ndr.) come quello dell’Arena per ascoltare musica live di qualità, ed artisti fino ad ora in molti casi mai arrivati a Napoli. Come, quest’anno: Noel Gallagher, Coez, Bonobo e Paul Kalkbrenner.

Nella line up dei suoi desideri quale artista non potrebbe assolutamente mancare e sogna di vedere calcare in futuro quella stessa Arena?
E’ difficile rispondere alla domanda che mi hai fatto prima in merito alla programmazione artistica, che è molto trasversale. Ne sceglierei uno per ogni genere musicale, il più grande. Il vero sogno sarebbe portare a questa gente i propri artisti preferiti. Esaudire il loro sogno di vederli a Napoli.

A cura di Fabiana Criscuolo

Fabiana CriscuoloFabiana Criuscuolo

Social Addicted. Sceneggiatrice su Whatsapp. Esperta in drammi sentimentali, pizze, panini e piadine. Sempre in bilico fra le due passioni: la ricerca scientifica e il giornalismo. Penna cinica del web appassionata di musica, arte e viaggi.

2018-10-04T23:03:38+00:00 30 Luglio 2018|Musica&Lavoro, Rubriche|0 Commenti