Diodato: ecco il racconto e le foto del concerto al Monk di Roma

L’attesta “amplifica” il piacere, sempre sia Diodato!

Abbiamo atteso un po’ ieri sera al Monk di Roma prima dell’inizio del concerto di Antonio Diodato, forse per permettere al pubblico che stava seguendo il live nel salotto di Paolo Saporiti di spostarsi dall’altra parte della struttura o forse per attendere il riempimento della sala dato che, si sa, la gente arriva tardi ai concerti, figuriamoci a Roma di sabato sera. Ma l’attesa “amplifica” il piacere e quando arriva sul palco a rompere il chiacchiericcio misto a grandi classici italiani, suonati nell’attesa dal DJ sul palchetto, si fa sentire eccome.

Un’apertura infuocata con I miei demoni, dal primo album E forse son pazzo del 2013, dal sapore rock maledetto, che il nostro Diodato canta volteggiando nella sua giacca nera e nei suoi pantaloni strettissimi.

Bevi, bevi, bevi e vieni giù con me”, così ci invita a calarci nelle sue canzoni, stupendoci sin da subito per l’incredibile “forma” vocale che lascia preannunciare sicuramente una grande performance.

Una prima parte del concerto, che prosegue con Mi fai morire, Ubriaco e Paralisi, dall’ultimo album del 2017 Cosa siamo diventati, che strizza l’occhio ad un immaginario più internazionale, con forti venature rock-blues, chitarre elettriche riverberate e tanta leva del vibrato. Ubriaco mi rapisce letteralmente per le atmosfere e la grande teatralità che il nostro Diodato è capace di combinare unendo voce e microfono. Anche i pianoforti “marci” di Paralisi, mi ricordano Tom Waits e tanto blues metropolitano che Diodato ama mescolare al romanticismo delle ballad in italiano, presentandoci uno dopo l’altro un’altalenarsi di brani più graffianti ed altri più intimi e delicati.

Infatti è proprio con Fiori immaginari, sempre dall’ultimo lavoro discografico del cantautore pugliese, che si penetra in una bolla più intima dell’anima musicale dell’artista. Ma imbracciando una chitarra acustica, abilmente si dirotta verso nuovi lidi più rock n’ roll, coinvolgendo il pubblico ed iniziando a scaldare per bene l’ambiente, prima di regalare al Monk un’eccezionale cover di Fabrizio De André del brano Amore che vieni, amore che vai, già presente nel suo primo album e con la quale partecipa alla colonna sonora del film Anni felici di Daniele Luchetti.

Così fra riff di chitarre elettriche, pianoforti d’oltreoceano, atmosfere western blues ed una voce incredibile, che spazia dal rock graffiato ai falsetti più delicati, Diodato e compagni catturano definitivamente l’attenzione del pubblico eterogeneo presente in sala. Non il classico pubblico dei concerti indie rock, fatto perlopiù da finto-depressi universitari fuoricorso, questa platea sembra molto più matura ed interessata ad ogni istante del concerto, infatti nessuno fuma in sala e se provi a parlare fra una canzone e l’altra ti becchi anche qualche imbarazzante “Shhh!” di un fan che sicuramente non è lì per ascoltare te parlare.

Il concerto prosegue con poche parole, essenziali, quelle necessarie a presentare canzoni come Mi si scioglie la bocca, che il nostro Diodato narra di aver scritto in “una delle sue case a Roma, dove ha vissuto 16 anni”. Tra una ballad romantica ed un pezzo più rock, che forse per collocazione geografica sento abbastanza vicine nelle melodie e negli arrangiamenti a band come Negramaro, si arriva ad uno dei momenti più attesi della serata da parte del pubblico.

Dunque, è arrivato il momento di Adesso. Anche senza il compagno di viaggio alla tromba (Roy Paci), Diodato ci regala una splendida versione del singolo sanremese, classificatosi all’ottavo posto nell’ultimo festival della canzone italiana, caricandolo di pathos e facendo cantare a squarciagola “adesso è tutto ciò che avremo”, al pubblico romano.

Ancora un brano e poi il solito teatrino “esci e rientra” del bis autoindotto, che parte con la bellissima Babilonia, iniziata chitarra e voce, altra perla dal primo disco, che a mio parere è veramente un album da custodire in discoteca.

Il concerto volge al termine con Cretino che sei, nuovo singolo che insieme ad Adesso andranno a far parte del prossimo lavoro discografico del cantautore e che Diodato canta in mezzo al pubblico, in un corale abbraccio finale che va a chiudere davvero un bel concerto di un’artista veramente talentuoso che impreziosisce il nostro panorama musicale italiano.

Il tour di Diodato proseguirà fino alla fine del mese: tra le prossime tappe ci sono anche quattro date in programma in Francia (a Digione e Parigi, rispettivamente il 19 e 20 aprile), Belgio (21 aprile, Bruxelles) ed Olanda (22 aprile, L’Aia).

SCALETTA:

“I miei demoni”

“Mi fai morire”

“Ubriaco”

“Paralisi”

“Fiori immaginari”

“Ma che vuoi”

“Amore che vieni, amore che vai”

“Cosa siamo diventati”

“Guai”

“Mi si scioglie la bocca”

“La verità”

“Un po’ più facile”

“Adesso”

“Di questa felicità”

BIS:

“Babilonia”

“Se solo avessi un altro”

“Cretino che sei”

Gallery a cura di Giusy Chiumenti

Report a cura di Leonardo Angelucci

2018-04-08T13:29:54+00:00 8 Aprile 2018|Live Report|0 Commenti