Diego Moreno: il profumo dell’Argentina e la vitalità di Napoli – Intervista-

di Paola Pagni

Diego Moreno è conosciuto al pubblico per aver dato vita ad un linguaggio musicale originale e coinvolgente che unisce il ritmo latino del Sud America alla magia della musica napoletana, caratteristica emersa soprattutto nel progetto “Tango Scugnizzo” (2008) che si è aggiudicato nel 2014 il Premio Masaniello e nel 2020 il Premio Nicolardi.

La sua musica ha un sapore unico tra il profumo dell’Argentina e la vitalità di Napoli: un misto tra nostalgia, ricordi e vita che ci immerge subito in un’atmosfera sospesa nel tempo, quella di melodie classiche che puntano dritte al cuore, come il Tango della sua terra e l’Opera della nostra.

Nel 2019 infatti, Diego Moreno ha girato l’Italia in tour interpretando come baritono i ruoli di Porteño Gorriòn con sueño, Ladròn Antiguo Mayor e El Payador nell’opera di Astor Piazzolla “Maria De Buenos Aires” insieme a Michele Placido, Alina Di Polito e Vincenzo Bocciarielli.

L’amore per la nostra terra è stato poi celebrato da Diego Moreno anche nel 2020;

 Il 3 Aprile Diego Moreno ha infatti pubblicato il brano “Bella Chao”, versione rivisitata in lingua spagnola del celebre canto popolare “Bella Ciao”, primo singolo estratto dal suo prossimo album di inediti in uscita in autunno, che Diego Moreno ha voluto dedicare «ai nostri “nuovi partigiani”: dottori, infermieri e lavoratori hanno scelto di combattere in prima linea contro un virus invasore.

Oggi arriva il secondo estratto dall’album, “Bella che incanta” scritta dallo stesso Diego Moreno insieme alla cantautrice Gaia Cipollaro, prodotto da Roy Tarrant, che rappresenta un inno alle bellezze dell’Italia. Una poetica dichiarazione d’amore al nostro Paese dell’artista di origine argentina.

Di questo e di altro ne abbiamo parlato con lui, nella nostra intervista qui sotto:

Bella che incanta sembra essere rivolta ad una donna, ma in realtà scopriamo che non è proprio così: qual è il suo significato?

Diciamo che nasce un po’ di anni fa, scritta da me sia nella musica che nelle parole, con un semplicissimo titolo “Tu”, quindi inizialmente si riferiva ad una donna; successivamente però ho sentito che poteva avere un significato più ampio.

Bella che incanta infatti per me è l’Italia.

Addirittura nel testo originale in spagnolo c’era una frase che diceva “refugio del amor después del dolor” (rifugio d’amore dopo il dolore n.d.r.), quindi non solo una storia d’amore verso una persona, ma verso un luogo.

Qui abbiamo voluto creare , insieme a Roy Tarrant che è il produttore,  qualcosa dedicato all’Italia, paese che sento mio non solo per le mie origini paterne ma anche perché ci vivo da oltre 25 anni.

Così hai scelto di vivere in Italia a Napoli, e dedicare quindi Bella che incanta alla bellezza Italiana: come nasce questo amore per questo posto? Come mai hai deciso di stabilirti in Italia?

In realtà tutto è iniziato perché ho deciso di intraprendere l’avventura della musica, e questo ha coinciso col mio viaggio in Italia, e da allora non mi sono mai fermato.

Ho fatto tante andate e ritorni però, qui in Italia ho sempre avuto la possibilità di esprimermi in tanti modi.

E proprio qui, ho avuto la fortuna di poter fare della mia passione la mia professione.

Questo brano ha un taglio molto classico, a tratti quasi lirico, una formula che ultimamente è pitoosto presente: è così?

Assolutamente sì. È un omaggio :io ho la fortuna di avere un padre che non solo amava il tango ma anche la musica classica e la musica lirica, per cui a casa le voci classiche, come Beniamino Gigli o Caruso, sono sempre state un suono familiare.

Queste sono cose che ti formano, anche se non avrei mai pensato che sarei andato a vivere per oltre un quarto di secolo  proprio a Napoli ,che è uno dei luoghi storici più importanti per la musica lirica.

Così quando ho scritto questo brano, è nato musicalmente come un vero e proprio omaggio al bel canto ed alla melodia italiana.

In questo senso è un brano molto onesto, perché la sua linea melodica e le sue armonie rispecchiano perfettamente quella che era la mia intenzione appunto.

Io parlo sempre di un artigianato di musica, e credo che la musica non debba avere una scadenza, proprio come i classici.

Vorrei che questo brano avesse una lunga vita, a dispetto dei tempi odierni dove tutto è veloce ed ogni istante deve essere immortalato per poi passare al prossimo.

Preferisci uno approccio più “lento “quindi?

Si, le cose belle meritano del tempo per essere assaporate e vissute.

Per quanto riguarda la musica, basta pensare che band come gli U2 hanno avuto bisogno di 3 album prima di imbroccare la via giusta.

Oggi la musica invece è mordi e fuggi, per questo dico sempre che è un miracolo trovare qualcuno che crede in te e che continua a farlo.

Hai mai pensato di tornare in Argentina?

In realtà questi 25 anni sono fatti di molte andate e ritorni, quindi anche se la maggior parte del tempo la passo qui, non ho mai abbandonato del tutto l’Argentina.

Tu sei arrivato alla popolarità con ”Tango scugnizzo”, un album che è stato premiato sia nel 2014 col premio Masaniello, che nel 2020 col premio Nicolardi. Chiaramente essendo Argentino il legame col Tango è un po’ nel tuo DNA: come nasce l’amore per questo ballo?

C’è una frase meravigliose in argentina che dice “El Tango te espera”, il tango ti aspetta.

Come a dire che ad un certo punto, prima o poi, non solo il tango come ballo, ma la filosofia tanghera, la sua cultura, ti raggiungono.

Io ho avuto la gioia di fare tre lavori dedicati al tango,  partendo con album del 2004 che si chiama Tango Moreno, dove Fred Bongusto venne a recitare per me, con anche la collaborazione di  Enzo De Caro.

Poi con un libro  “La voce del Tango. Il mio Don Carlos Gardel” , e poi con Tango Scugnizzo che è un progetto che amo particolarmente, non solo perché vivo a Napoli, ma perché qui ho scoperto dall’interno quello che erano i fil rouge eterni che esistono tra la musica italiana, Napoletana, ed il tango.

È affascinante vedere come da un progetto all’altro ci sia sempre un contatto

Tutto il mio percorso è stato frutto di un indagare nelle cose, che mi hanno portato da un lavoro all’altro.

Nel 2001 ho iniziato il mio percorso da solista, e vivendo a Pozzuoli, mi sono interfacciato con la realtà musicale partenopea.

Io ho iniziato tardi con la musica, avevo 17 anni, però ho ricordi di mio papà suonare con il violino una canzone napoletana molto famosa, O’ Marinariello.

Poi in Italia ho trovato il tango che mi aspettava, e così in qualche modo il filo è continuato e le due cose si sono fuse.

Da cosa nasce cosa insomma, e la ricerca continua è stata fondamentale.

Se poi questo sia anche un disegno divino, chissà…io comunque provo a fare la mia parte con grande orgoglio e fatica.

E sicuramente con tanta passione. Tu hai collaborato con molti artisti in passato: ce n’è qualcuno in particolare con cui vorresti farlo in futuro?

Non farei giustizia a nominarne uno. Ci sono tanti artisti con cui vorrei collaborare, però a me piacciono quelle cose che nascono spontanee, dall’empatia, dalla stima e dall’ammirazione reciproca.

Mi piace l’idea che se un giorno incontro qualcuno di questi artisti, il progetto nasca dall’umanità e dall’interesse reciproco di fare questo dialogo in musica.

Oggi molte collaborazioni sono decise dalle produzioni, mentre quelle che ho fatto fino ad ora, come ad esempio nel progetto “Canzoni di Buongusto”, di cui ha fatto parte anche Fabio Concato, sono nate così, direttamente dalle persone coinvolte.

Ecco, devo dire che non ho mai avuto la gioia di incontrare Pino Daniele, e quello per me sarebbe stato molto importante.

Questo è il secondo singolo estratto da un album che uscirà in autunno: cosa puoi anticiparci dell’album?

Sarà un album eclettico, una raccolta di singoli come se ognuno fosse una storia a sé. Io sono un artista che non si etichetta con un solo genere, forse sono difficile da mettere nello scaffale, ma ho questa tendenza a produrre cose con sonorità diverse.

Quindi sia Bella Chao, che Bella che incanta sono pezzi unici e non ce ne saranno altri così nell’album: saranno tutti diversi tra loro.

Ma ogni diverso genere rappresentato mi appartiene, non sono forzature, sono tutti parte di me.

In questo senso cerco di essere coerente con me stesso, provando a fare cose belle, a prescindere dal genere.

È bello è infatti questo brano di Diego Moreno, che ha il sapore dolce dei ricordi che non si dimenticano, quelli che restano e che non se ne vanno.

Da ascoltare con gli occhi chiusi ed un sorriso sulle labbra.

Diego Moreno – Bella che incanta

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