DHAMM, ZONA NERA, @MAL DI TESTI

di Dafne D'Angelo

Sono passati più vent’anni e scriverlo fa una strana impressione.
Il 1995, con tutti i suoi difetti fu un anno ricco di sorprese .Un anno fervido, e soprattutto per  la musica italiana, territorio all’epoca  piatto e fermo sulle sue posizioni.
L’edizione datata 1995 di quella del famigerato Festival di Sanremo vedeva un Pippo Baudo scatenato e avveniristico annunciare -con bizzarra creatività- l’esibizione di una band di “capelloni”. Erano  i Dhamm.
Quello che potrebbe sembrare un banale episodio ha un’importanza tutt’altro considerato il contesto in cui ciò stava avvenendo.
Il “caso Dhamm” si dimostrò fin da subito peculiare, a partire dalla scelta del look molto simile a quello di certe band americane come Skid Row, Guns n’ Roses e Bon Jovi.
Anche la tematica trattata in “Ho bisogno di te” (rapporto padre-figlio) risultava insolita per un festival bon-ton come Sanremo.
Non eravamo più di fronte alla solita ballad composta da rime “cuore-amore” bensì veniva indagato il tema di un giovane ragazzo che ha problemi di comunicazione con il padre.
L’Italia non era pronta.

 

Alessio Ventura, Dario Benedetti, Massimo Conti e Mauro Munzi.
Questi i nomi dei componenti che diedero vita a un progetto interessante, ma ingenuo destinato a rimanere quella che io definirei utilizzando un ossimoro, una “stazionaria meteora”.
Per quanto il successo dei Dhamm sia stato un lampo, una scintilla destinata a estinguersi in breve tempo, il fenomeno non può assolutamente considerarsi chiuso.
La “reunion” della band avvenuta nel 2013 -dopo anni di assenza sulle scene- dimostra quanta voglia ci sia di “suonare ancora” e quanto affetto dimostrino i vecchi fans per quello che è stato un gruppo assolutamente “cult” ed un fenomeno -ripeto- piuttosto unico in Italia.*

 

Uno degli album più belli della storia della musica italiana e probabilmente il più sottovalutato fu “Disorient Express”, i cui testi nacquero dalla penna di Simona Orlando in collaborazione con Alessio Ventura. Della storica line-up rimanevano soltanto Alessio e Dario Benedetti.

In tempi come questi dove siamo divisi in Zone Rosse, Arancioni eccetera, ricordiamo il testo di “Zona Nera”

La “Zona” di cui si parla qui non è fisica, ma si riferisce piuttosto ai confini mentali del pregiudizio e dell’ignoranza.

Zona Nera

Quali sono i confini
Tra il tuo bene ed i miei mali
Tra i miei nonsensi in più
Ed i tuoi consensi in meno
Dov’è l’ingresso per
Entrare dentro te

NELLA ZONA NERA DELLA TUA NATURA
IN CUI NON MI APRI ESPRESSIONI
LA LINEA OSCURA CHE TIENE LONTANI

I TUOI VALORI DAI MIEI ROTTAMI

LA ZONA DI TE CHE NON GUARDA MAI FUORI DA SE’
CHE DISTA DA ME CHILOMETRI DI DIFFIDENZA

Quale è il limite
Tra la mia normalità
Ed ogni tua teoria di diversità
NELLA ZONA NERA DELLA TUA NATURA
IN CUI NON MI APRI ESPRESSIONI
LA LINEA OSCURA CHE TIENE LONTANI
I TUOI VALORI DAI MIEI ROTTAMI

LA ZONA DI TE CHE NON GUARDA MAI FUORI DA SE’
CHE DISTA DA ME CHILOMETRI DI INDIFFERENZA

INDIFFERENTI
INDIFFERENTI
INDIFFERENTI
INDIFFERENTI

 

Si è deciso di riportare il testo del brano per intero senza interruzioni per esaltarne la bellezza. La frase iniziale pone una domanda esistenziale ed evergreen : quali sono i confini tra il tuo bene ed i miei mail? Come mai alcuni individui giudicano a spada tratta senza guardare dentro di sé? L’ invito è quello di compiere un’introspezione dettagliata e profonda come una sonda che deve servire a estrapolare il nostro lato oscuro per trarne una ritrovata evoluzione.

Il testo riguarda soprattutto una categoria, quella degli “indifferenti”. La domanda finale :     In che buio sei? la dice lunga sul pensiero espresso. Superbia, distacco, senso di superiorità immotivato. E’ questo di cui dobbiamo spogliarci per ritrovare altri valori quali umiltà e soprattutto apertura mentale.

#iorestoacasa #ioascoltoDisorientExpress

*parole tratte da un mio articolo del 1995 comparso sul blog Tuttorock

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