Daniele Silvestri, le cinque canzoni del capostipite della scena romana [Biosong]

Daniele Silvestri, uno degli attesissimi partecipanti alla sessantanovesima edizione del Festival di Sanremo, è un cantautore dalla trentennale carriera artistica, che proviamo a ripercorre in questa biosong di cinque (forse) sue canzoni

Daniele Silvestri, cantautore, polistrumentista, produttore ed autore, è una delle penne più brillanti ed impegnate del panorama nazionale, grande entertainer in concerto. La sua arma vincente risiede nella capacità di raccontare vicende serie, narrare rivoluzioni – che siano politiche o personali – lotte quotidiane e favole d’amore, senza mai sottrarsi ad arrangiamenti apparentemente leggeri o ironici.

Figlio d’arte, attratto più dal “gioco della musica” che dalla stessa, da sempre grande appassionato ma mai spinto dall’ambizione di farne poi un mestiere. E come quasi tutte le ciambelle che riescono col buco, anche in questa c’è lo zampino del caso, di quello che fa finire nelle mani giuste un suo provino e la proposta consequenziale di farne davvero una prospettiva di vita e non solo il nutrimento dell’anima. E così sono arrivate le esibizioni a “Il Locale”, pochi metri quadrati di sala, un palco alto meno di un metro, che a Roma dava spazio agli artisti di esibirsi senza necessariamente avere l’ambizione di diventare leggenda. Chitarra in mano, via dai divanetti e dritti sul palco. L’inizio di tutto parte da li. 

Silvestri

Proviamo a ripercorrere insieme le tappe principali della vita dell’artista romano, in attesa di rivederlo tra qualche settimana calcare nuovamente il palco dell’Ariston di Sanremo, attraverso le sue cinque canzoni più rappresentative.

L’uomo col megafono” è il primo brano di questa biografia in opere di Silvestri. Brano del 1995 presentato al Festival di Sanremo nella categoria Nuove Proposte. Vincitore del premo della critica “Volare” per il miglior testo letterario, e successivamente anche vincitore della Targa Tenco insieme all’intero album in cui è contenuto, “Prima di essere un uomo”.

Secondo brano di questa biosong di Silvestri è Cohiba, terzo singolo estratto dall’album “Il Dado” del 1997, album che consacra l’artista alla prima popolarità. Il testo è un tributo a Che Guevara; un sogno utopico di un giovane venticinquenne con in tasca il sogno di rivoluzione e libertà. La canzone negli anni è diventata stendardo dell’intera discografia di Silvestri. L’inno che chiude ogni concerto, la più richiesta dai fan, una spinta verso la propria singolare rivoluzione.

Terzo brano, mantenendo sempre la coerenza politico/sociale di Daniele Silvestri, uomo di sinistra dichiarato, è “Il mio nemico”. Con questo brano Silvestri ha calcato il prestigiosissimo palco del Primo Maggio di Piazza San Giovanni in Roma, indossando una maglietta con Berlusconi sul petto, associando così un volto al soggetto del titolo del brano. Nonostante questo gesto sia valso l’esclusione alla rassegna per molti anni successivi, Silvestri lo ha sempre rivendicato.

Ma Daniele Silvestri non è solo l’artista politicamente schierato, è anche semplicemente l’uomo innamorato, il cantastorie del più nobile dei sentimenti umani. Quarto brano di questa biosong è “Le Navi”. Estratto da S.C.O.T.C.H., album del 2011 in cui compare anche il singolo “Sornione” in featuring con Niccolò Fabi.

Una conoscenza che va avanti sin dagli esordi, sin dal palco de “Il Locale”, così come quella con Max Gazzè, da sempre considerati i fondatori della nuova scena romana, quella che segue la strada spianata dal grandissimo De Gregori. Conoscenza ed amicizia quella del trio che sfocia – come naturale tassello nella carriera singola di ognuno dei tre artisti – in una collaborazione.

Quinto brano di questa biosong di Daniele Silvestri è “Come mi pare”, traccia numero sette de “Il padrone della festa”, prodotto discografico di Fabi – Silvestri – Gazzè. Una canzone che accosta due visioni, quella del singolo, impersonificata nella strofa da Gazzè, in cui c’è la prospettiva di una vita all’insegna di autodisciplina, di regole autoinflitte, al limite dell’anarchia, e quella del gruppo, espressa dal trio intero. In questo contesto si colloca una visione etica e l’invito all’assunzione di valori sociali fondati su una disciplina collettiva.

Mi perdoneranno i colleghi artisti di Silvestri se mi concedo uno strappo alla regola e allungo questa top five con una “bonus track” (sì, una supercazzola per non definirlo sesto brano).

Uomo di politica dicevamo, veicolatore di messaggi importanti come quello intrinseco di libertà. Politica fatta anche con le proprie scelte e comportamenti negli anni, mosso sempre ed essenzialmente dall’imprudenza e dalla frenesia giovanile. A quarantasette anni Silvestri pubblica “Acrobati”, un album maturo, in cui senza fare necessariamente nomi e cognomi, senza essere portavoce di una società che meglio può essere rappresentata dalle generazioni più giovani e dalla loro energia, esprime la poetica in spaccati di quotidianità. Bonus track di Acrobati è “Quali alibi”, un vero e proprio salto acrobatico da un punto di vista linguistico e lessicale.

Foto di Paola Schiavoni
Articolo a cura di Fabiana Criscuolo

Fabiana CriscuoloFabiana Criuscuolo

Social Addicted. Sceneggiatrice su Whatsapp. Esperta in drammi sentimentali, pizze, panini e piadine. Sempre in bilico fra le due passioni: la ricerca scientifica e il giornalismo. Penna cinica del web appassionata di musica, arte e viaggi.

2019-01-09T12:13:17+00:00 9 Gennaio 2019|Approfondimenti e Curiosità|0 Commenti