Dalla: il poetico nono album di Lucio Dalla

Nono album del cantautore bolognese, si avvale della collaborazione di musicisti del calibro di Ron (chitarra acustica, pianoforte e coro), Ricky Portera (chitarra elettrica, acustica e coro), Marco Nanni (basso), Giovanni Pezzoli (batteria) e Gaetano Curreri (tastiere).

Il disco viene pubblicato nel 1980 per la RCA e risulterà, poi, l’opera più venduta dell’anno. Della durata totale di quarantuno minuti, Dalla inizia a muovere i suoi primi passi  col ritmo travolgente di Balla balla ballerino, un inno al ballo sfrenato, ovunque, “dalla notte al mattino, più su degli aeroplani, sulle onde del mare, sul cuore malato, seguendo il ritmo del motore”. Il tempo di attendere la seconda traccia e al Parco della Luna arriva Sonni Boi, con i cavalli di legno e la sua donna Fortuna, “a metà strada tra Ferrara e la luna”.

L’energia del disco si smorza tra le note introduttive del pianoforte nella Sera dei miracoli, tra i vicoli di Roma, con l’esplosione sonora a metà del brano attraverso gli acuti della città in movimento. “Dov’è quel cuore, dov’è?” è l’interrogatorio che Dalla si pone in Mambo, esprimendo le sue perplessità nelle frasi “cosa faccio nudo per strada mentre piove, e c’è di più non dormo da una settimana per quel cuore di puttana”.

Forse la soluzione alla sfrenata ricerca del cuore bandito, marziano, falso, ridicolo, è optare per la solitudine, ritornando in cantina. È meglio vivere nella quotidianità o lasciarsi andare? Meri Luis, pezzo centrale del disco, è la risposta. Fermare il giro, lasciarsi andare, perché l’amore è bello. Degni di nota, gli ultimi versi del brano: “Adesso mio Dio, dimmi cosa debbo fare se devo farla a pezzi questa mia vita oppure sedermi e guardarla passare. Però la vita, com’è bella e com’è bello poterla cantare”.

Cara è una delle canzone più romantiche di Lucio Dalla. In origine chiamata Dialettica dell’immaginario, sin dalle prime parole si può immaginare tutto: la confusione della mente umana e il sentimento perenne. “Cosa ho davanti, non riesco più a parlare, dimmi cosa ti piace, non riesco a capire dove vorresti andare, vuoi andare a dormire”. Forse la soluzione è proprio sognare, mettendo a riposo l’anima.

Nella canzone Siamo dei, sconfiniamo in un duello verbale – tra studio, mare, lavoro, mediocrità, riscatto e amore in un bacio ricevuto – di due annoiati che, tra sentimenti, passioni e dolori, nella loro imperfezione, rendono l’uomo più perfetto, appunto, degli dei. L’album si conclude con una pillola di storia e di bellezza: Futura. Dalla scrive questo brano a Berlino, nel pieno della Guerra fredda, la ricchezza e lo sfarzo a ovest, la povertà ed il buio dell’est. Immagina quindi una possibile storia d’amore ostacolata da un muro, simbolo di una guerra che ha segnato la vita a milioni di persone.

I due innamorati si guardano pensandosi e cercandosi con le parole: “nascerà e non avrà paura nostro figlio, chissà come sarà lui domani, su quali strade camminerà, cosa avrà nelle sue mani, si muoverà e potrà volare, nuoterà su una stella, e se è una femmina si chiamerà Futura”.

Francesco Saverio Mongelli

 

Tracce:

Balla balla ballerino

Il parco della luna

La sera dei miracoli

Mambo

Meri Luis

Cara

Siamo dei

Futura

Francesco Saverio Mongelli

Classe 1997. Musicista, autore, scacchista, si annoia facilmente, rompiscatole, studente della vita. Cerca ispirazione dalla gente. Compone canzoni, testi e musiche.

2018-09-08T17:47:40+00:00 27 agosto 2018|Recensioni|0 Commenti