Cautautore ed eccelso polistrumentista italiano, Cristiano De André ha avuto una parabola artistica tra alti e bassi, a causa di eccessi e una vita privata (troppo) ingombrante.

Ritagliarsi un piccolo spazio in quello che è il panorama musicale italiano è difficile per chiunque abbia voglia solo di affacciarsi, immaginiamo per chi è “figlio di”, per chi porta un cognome così immenso, così inarrivabile come De André. Cristiano, nonostante il suo indubbio talento, è stato, ed è ancora, vittima del confronto, inopportuno e impossibile, con il padre Fabrizio. Per uno come lui, per uno che ha avuto come padre il più grande cantautore, poeta e artista italiano di tutti i tempi è inimmaginabile fare musica in Italia senza tirarsi addosso paragoni scomodi e spesso insopportabili. Pensare di poter giudicare un progetto di Cristiano De André senza esserne almeno in parte condizionati dall’ammirazione che circondava, e tuttora circonda, il padre, si rivela una pallida illusione, ma che prima o poi bisognerà scrollarsi di dosso.

Nato a Genova il 29 dicembre 1962, a Cristiano De André gli venne dato il secondo nome del padre. Cresce mangiando pane e musica, sicuramente grazie al suo vivere in mezzo a grandi cantanti e professionisti della musica italiana di quel periodo, che lo influenzarono e aumentarono la sua passione per la musica. Così, dopo aver frequentato le elementari alla scuola Diaz nel capoluogo ligure, scuola poi nota per i fatti accaduti durante il G8 nel 2001, durante l’adolescenza Cristiano iniziò a studiare chitarra e violino al Conservatorio Niccolò Paganini di Genova, collaborando alla stesura delle musiche per spettacoli teatrali.

Durante gli anni Ottanta prese l’iniziativa e fondò un gruppo musicale denominato i Tempi duri. La band, durante il loro periodo di attività, produsse solamente un unico album, denominato “Chiamali tempi duri”, prima dello scioglimento definitivo avvenuto nell’anno 1985. Fu però proprio durante questo importante anno che riuscirono a conquistare un posto all’interno del Festival di Sanremo, riuscendo a partecipare esibendosi con la canzone intitolata Bella più di me, il cui testo era stato scritto da Roberto Ferri. Cristiano De André ottenne così un discreto successo, riuscendo a classificarsi al quarto posto per quanto concerne la categoria giovani e aggiudicandosi l’ambito premio della critica.

Sulla scia del successo conquistato per la partecipazione al Festival di Sanremo, due anni dopo pubblicò il suo primo album da solista che porta il suo stesso nome. Alla lavorazione di questa prima pubblicazione per Cristiano De André lavorò anche un altro cantante, Massimo Bubola, aiutandolo ad inserire canzoni importante e particolari, ad esempio come quella intitolata Briciola di pane, brano delicato e dedicato alla figlia Fabrizia appena nata.

Dal 1992 in poi la sua produzione musicale procedette a ritmi sostenuti. Infatti, durante quell’annata, venne pubblicato il suo terzo album da quando ha iniziato a lavorare nel mondo musicale, intitolato “Canzoni con il naso lungo”. Cristiano De André, per la realizzazione del disco, si avvalse della collaborazione di un cantante di successo come Eugenio Finardi. Nell’anno 1993 ebbe modo di partecipare nuovamente al Festival di Sanremo, esibendosi davanti al pubblico con la bellissima canzone Dietro la porta. Tale brano gli diede la possibilità di classificarsi secondo per quanto concerne la categoria Big, aggiudicandosi il premio rilasciato dalla critica e il premo volare. Nel 1995 ebbe modo di pubblicare il suo quarto album e intraprende anche una serie di tour formato famiglia dove ebbe il compito di accompagnare il padre, Dori Ghezzi e Luvi ai cori, l’altra figlia di Fabrizio, suonando una grande varietà di strumenti musicali: dal violino alla chitarra.

cristiano de andré

Nel 2001 riuscì a pubblicare l’album intitolato “Scaramante”, realizzato grazie alla collaborazione tra Cristiano De André e Oliviero Malaspina. Un disco che molto probabilmente è stato il primo realizzato consapevolmente, sradicandosi di dosso lo scomodo paragone con il padre, mettendoci dentro tutta la sua anima. Un lavoro colto e maturo, di quelli che hanno una propria vita, una propria realtà stilistica. Sicuramente l’album rappresenta il punto più alto della carriera artistica di Cristiano, una fotografia fedele alla sua essenza artistica, un disco che ha saputo toccare le corde più profonde e non farci cercare Fabrizio a tutti i costi.

Una carriera musicale che subì una battuta d’arresto, lasciando cadere nel dimenticatoio un Cristiano De André sempre più fragile e toccato dagli innumerevoli problemi personali. Ma nonostante tutto, durante un evento dedicato proprio al padre, a 10 anni dalla sua morte, Cristiano De André tornò a cantare in pubblico interpretando una canzone scritta da Mauro Pagani. Successivamente, sempre nel 2009 ebbe modo di intraprendere un tour in tutta Italia dove si poneva l’obiettivo di cantare molte delle canzoni prese dal repertorio di suo padre. Questi sono anni molto intensi per il cantante genovese, dal momento che divenne ospite di molte trasmissioni ed eventi che a più riprese gli richiesero di cantare alcuni pezzi del suo repertorio o di quello del padre.

Nel 2014 partecipò nuovamente al Festival di Sanremo, con fierezza e sicuro di sé, portò i brani intitolati Invisibili ed Il cielo è vuoto, sicuramente tra i più belli di quella edizione. Grazie a queste due canzoni ebbe modo di arrivare in finale e piazzarsi al settimo posto, vincendo un buon numero di premi e riconoscimenti, come a esempio il premo della critica e il premio per il migliore testo di una canzone. Infine è da citare il fatto che nel mese di marzo del 2016 Cristiano De André ha dichiarato pubblicamente l’uscita di una sua autobiografia intitolata “La versione di C.” e l’inizio di un nuovo tour musicale, entrambe le attività sono state portate a termine con successo.