Con Travel il duo Vezzoso-Collina si apre alla world music – Intervista

di Paola Pagni

È disponibile in tutti i negozi e negli store digitali “Travel” (Incipit/ Egea Music), il nuovo album del duo jazz MARCO VEZZOSO e ALESSANDRO COLLINA, interpretato insieme ai musicisti internazionali TRILOK GURTU e DOMINIQUE DI PIAZZA (Incipit/ Egea Music).

Travel” raccoglie brani originali scritti a quattro mani dal trombettista Marco Vezzoso e dal pianista Alessandro Collina. Le composizioni sono state poi eseguite dal duo insieme al celebre percussionista Trilok Gurtu, padre della world music, e Dominique Di Piazza, uno dei migliori bassisti al mondo, che si sono ritrovati in studio di registrazione a distanza di 30 anni dalla loro storica tournée mondiale con il chitarrista John McLaughlin. 

Un progetto discografico di musica strumentale che mette in mostra una commistione di tradizioni, generi ed esperienze musicali, anticipato dal brano “Breathing Istanbul” il cui video è stato realizzato con riprese tratte dall’incontro artistico in studio di registrazione dei quattro musicisti (QUI).

Recentemente il duo Vezzoso – Collina , insieme al percussionista Andrea Marchesini, ha presentato il disco dal vivo in collegamento streaming per il pubblico di Tokyo. Sulla scia del successo ottenuto dal live, il 9 luglio la ITI Records (casa discografica di Tampa – USA) ha pubblicato per il mercato degli Stati Uniti e Giappone “Italian Spirit Live in Japan“, attualmente in rotazione su oltre 50 radio statunitensi. L’album è stato recensito dalla prestigiosa rivista jazz DownBeat, aggiudicandosi 3 stelle e mezzo su 5, ed è entrato a far parte delle Charts Americane.

Noi li abbiamo intervistati in occasione dell’uscita di Travel, e questa è stata la nostra chiacchierata.

Intervista a al duo Jazz Marco Vezzoso ed Alessandro Collina

Ciao ragazzi, bentornati su Insidemusic? Dove siete adesso?

Siamo insieme in studio

Ottimo, quindi già a lavoro dopo le feste

Sì stiamo già lavorando al nuovo progetto.

Nonostante non abbiate potuto viaggiare, Il viaggio elemento fondamentale nella costruzione dell’album: è stato questo che vi ha ispirato?

Abbiamo voluto come rivisitare con la mente i posti dove abbiamo suonato. Quindi ripercorrere un viaggio al contrario e fare la cosa che in quel momento non si poteva fare: viaggiare.

L’ispirazione vi è venuta da un ricordo in particolare?

Certe città ci sono rimaste più nel cuore. E poi da subito l’idea è caduta anche su chi coinvolgere nel progetto perché ci siamo accorti che stava diventando proprio world music, per cui ci siamo appellati al più grande artefice di questo genere , Trilok Gurtu.

La decisione di tornare a brani originali dopo il successo di Italian spirit: come mai?

Un’idea che ci girava già in testa da un po’, purtroppo la situazione ci ha un po’ obbligati a farlo perché non potendo andare più in giro a suonare: ci siamo basati più sulla composizione.

Come vi spiegate questo successo all’estero?

Non solo in paesi del sollevante, ma anche negli stati uniti la musica strumentale ha ancora un posto molto importante nella cultura musicale, cosa che in Italia ed in Europa in generale si è un po’ persa. Il riscontro all’estero c’è soprattutto perché la musica strumentale ha più che spazio che qui. Per Travel volevamo un target più internazionale: anche per questo motivo ci sono molti brani composti da noi e non solo brani italiani.

Composizioni eseguite insieme al celebre percussionista Trilok Gurtu, padre della world music, e Dominique Di Piazza, uno dei migliori bassisti al mondo, che si sono ritrovati in studio di registrazione a distanza di 30 anni dalla loro storica tournée mondiale con il chitarrista John McLaughlin. Un ritrovo in studio dopo 30 anni com’è stato?

È stato molto bello, perché erano stati insieme per un tour mondiale di due anni: si sono ritrovati e sembrava che avessero finito di suonare il giorno prima.

Io e Marco conoscevamo già Dominique Di Piazza, ed è stato lui a dirci che sarebbe stato fantastico poter coinvolgere Gurtu, che rimane comunque una star mondiale. I brani poi sono piaciuti subito, per cui è nata un’alchimia naturale nel portare avanti il progetto. A tutti gli effetti è stato un sogno che è diventato realtà. Lo stesso Trilok dopo i primi demo ci ha spinti ad andare avanti perché si è innamorato del progetto. È detto da un artista del suo calibro, che ormai si può permettere di fare una selezione, è stato molto incoraggiante. Questo ci ha dato ancora più forza e convinzione di prima.

Quanto appeal ha il made in Italy all’estero, per la musica strumentale?

Sicuramente l’Italia nel mondo è vista sempre come un elemento creativo e di fantasia, spesso anche invidiata. Per questo motivo è sempre accolta bene.

In questo disco però ci siamo un po’ spostati dal target precedente pur senza abbandonare il discorso melodico che avevamo intrapreso. Vogliamo arrivare ad un pubblico più ampio anche con la sola musica strumentale, che è sempre un po’ più difficile.

Per quanto riguarda il vostro duo, che ormai inizia ad essere piuttosto rodato: vi sentite ancora sulla stessa lunghezza d’onda nel comporre e nello scrivere?

Ad entrambi piace ancora molto viaggiare essere curiosi di conoscere e di vedere. È una caratteristica che ci accomuna, per questo ci rimane facile proseguire insieme. Nello streaming per Tokyo abbiamo anche aggiunto un altro elemento, un percussionista italiano molto bravo, Andrea Marchesini ed in effetti inizierà con noi il tour il 20 di Gennaio quindi siamo molto contenti si quelle che sono le aspettative future

Sia grazie a Italian Spirit che a Travel, adesso si stanno aprendo degli scenari anche di concerti con la possibilità di tornare a viaggiare.

Quindi prossimi progetti?

Porteremo in giro il connubio tra Italian Spirit e Travel, ci saranno possibilità anche di festival con guest come appunto Dominique e Trilok. E poi, come dicevo prima, adesso abbiamo un set di percussioni molto particolari, il concerto in questo modo diventa un amalgama di suoni molto interessante e variopinta.

Per cui avete già pensato anche alla struttura da portare sul palco?

Sì, perché in effetti l’inizio con Marco il tour è stato un contatto più classico, più legato alla tradizione. Adesso siamo più carichi di energia, abbiamo un nuovo elemento. Sarebbero previste anche date in Italia ma è tutto da vedere più avanti. Poi a metà marzo vedrà la luce un nuovo progetto in trio, un concept album su un grande autore italiano che però non possiamo ancora svelare. È un lavoro che ci sta dando molta soddisfazione e per questo siamo molto presi ed entusiasti, ma non possiamo dire di più.

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