Colapesce porta Infedele tour al Parco della Musica

C’è ancora aria natalizia qui.

Auditorium Parco della Musica ancora pieno di lucette di Natale e una grande pista di pattinaggio sul ghiaccio.

Questa sera, 19 gennaio, a suonare nella sala Sinopoli c’è Colapesce.

La curiosità è tanta, soprattutto dopo l’uscita del suo ultimo album: Infedele.

Ad aprire il concerto è Andrea Poggi che dopo un lungo percorso con i Green Like July, ci presenta il suo primo lavoro da solista: Controluce.

Sul palco ecco salire sei sacerdoti. Inizia la messa con il canto Pantalica, brano che fa d’apertura anche al suo nuovo lavoro. Un disco che, diversamente dagli altri due, risulta più strumentale e aggressivo – forse anche grazie alla collaborazione di Iosonouncane – sul palco sembra quasi che sia rappresentata una scena di Twin Peaks.

Si prosegue con altri brani di Infedele; Ti attraverso il primo singolo uscito a settembre e la cullante Vasco da Gama che riesce, con il suo ritmo ipnotico, a portarti nel mezzo dell’Atlantico con una sola nota; il tempo di riaprire gli occhi e ci si ritrova a “fare i panini e ad andare al mare” con Satellite estratto dal disco Un meraviglioso declino.

Di certo non mancano pezzi di Egomostro come Reale, Sottocoperta.

Si riprende quell’aggressività di Infedele con Maometto a Milano; Colapesce inizia a scatenarsi insieme alla sua chitarra e quanto vorremmo scatenarci anche noi, lì imprigionati sulle poltrone con un sax che ci tenta.

Al contrario, invece, le prossimi due canzoni: Decadenza e panna e La distruzione di un amore.

Ecco il Colapesce che conosciamo tutti. Voce e chitarra. È da folli non innamorarsi di brani come questi.

È il momento di Sospesi. La stavo aspettando con ansia.

Il primo brano che mi colpì al primo ascolto di Infedele fu proprio questo. La prima cosa che pensai? Questo pezzo mi ricorda qualsiasi capolavoro scritto da Gino Paoli.

È romantico, malinconico, forte e debole allo stesso istante, tragico; è spietato e può lasciarti il cuore diviso in due oppure intero, dipende da te.

Dopo un minuto di pausa i sacerdoti tornano sull’altare, però stavolta invitandoci tutti ad avvicinarsi al palco.

“In piedi”.

Restiamo in casa, Maledetti italiani, S’illumina, Bogotà. Il pubblico a gran voce proprio come le nonne a messa durante l’Alleluia.

Il concerto è finito, andate in pace.

Così ci salutò il nostro Don Colapesce. Speriamo di vederlo presto papa.

Scaletta:

Pantalica

Ti attraverso

Vasco da Gama

Totale

Satellite

Reale

Egomostro

Maometto a Milano

Segnali di vita

Decadenza e panna

Sottocoperta

Compleanno

Sospesi

Encore:

Restiamo in casa

Maledetti italiani

S’illumina

Bogotà

Beatrice Sacco

Beatrice

Studentessa di Architettura. Puoi trovarla a qualsiasi concerto o festival
in programma in tutto il mondo. Combatte ogni giorno il panico. La pecora
nera della famiglia.

2018-01-20T17:43:34+00:00 20 Gennaio 2018|Live Report|0 Commenti