Home Live Report Cirque Du Soleil OVO a Bergamo: un mondo minuscolo, uno show gigantesco

Cirque Du Soleil OVO a Bergamo: un mondo minuscolo, uno show gigantesco

by Giorgia Bacis
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Qualche anno fa ho letto un romanzo, Il circo della notte, che ruota attorno a un’idea molto semplice ma potentissima: il circo come luogo in cui a volte, anche solo per un attimo, viene difficile riconoscere cosa sia reale e cosa no. Dove i numeri, le luci, i corpi in movimento riescono a sospendere la realtà e a portarti altrove, in uno spazio in cui tutto sembra possibile.

È una sensazione che non mi capitava da un po’, ma ieri sera, alla ChorusLife Arena di Bergamo, guardando OVO del Cirque du Soleil, è tornata in modo chiarissimo. Quella sottile linea tra realtà e finzione che si sfuma, fino quasi a sparire.

Cirque Du Soleil OVO a Bergamo
OVO – Official Photo Selection
Credits Photos : Marie-Andrée Lemire

Sabato 11 aprile la Compagnia ha portato in scena una delle diverse rappresentazioni previste per questi giorni del loro ultimo show, e la sensazione, appena si spengono le luci, è quella di essere entrati in qualcosa di altro.

Non uno spettacolo nel senso classico, ma un mondo a sé stante.

OVO — che in portoghese significa “uovo” — è un viaggio dentro una colonia di insetti, ma detto così non rende. Perché quello che succede sul palco è molto più di questo: è un ecosistema vivo, coloratissimo, in continuo movimento.

Tutto si muove, tutto vibra, tutto respira. E tu, da spettatore, ti ritrovi in mezzo senza quasi accorgertene.

La struttura dello show è fluida, quasi narrativa ma senza bisogno di essere didascalica. C’è una storia che fa da filo conduttore — quella dell’incontro tra una coccinella e un insetto “straniero” che porta con sé un uovo misterioso — ma è più una sensazione che un racconto vero e proprio.

Un pretesto per parlare di trasformazione, di comunità, di cambiamento.

Cirque Du Soleil OVO a Bergamo
OVO – Official Photo Selection
Credits Photos : Marie-Andrée Lemire

E poi ci sono loro: gli artisti. Tecnicamente impressionanti, ma mai freddi. È questa forse la cosa che colpisce di più. Le acrobazie sono incredibili — salti, evoluzioni aeree, numeri che sembrano sfidare la gravità in modo quasi assurdo — ma non sono mai fini a se stesse. C’è sempre un’emozione sotto, una dimensione umana che tiene tutto insieme.

Alcuni momenti restano davvero impressi: le formiche che giocano e si lanciano oggetti (e altre formiche) con una precisione quasi irreale, i grilli che corrono su una parete verticale come se fosse la cosa più normale del mondo, le farfalle sospese in aria in un equilibrio delicatissimo.

E poi le atmosfere più notturne, più sospese, dove luci e suoni costruiscono una dimensione quasi onirica.

La musica — suonata dal vivo — accompagna tutto con un’energia continua, mescolando sonorità brasiliane, elettronica e ritmi più organici. Non è mai invadente, ma è fondamentale: è il cuore pulsante dello spettacolo.

Visivamente, OVO è una festa.

Costumi incredibili, che non imitano gli insetti ma li evocano, scenografie organiche che si trasformano continuamente, luci che cambiano prospettiva a ogni scena. Tutto è pensato per creare un mondo coerente, e ci riesce senza sforzo apparente.

Cirque Du Soleil OVO a Bergamo
OVO – Official Photo Selection
Credits Photos : Marie-Andrée Lemire

Quello che resta, alla fine, è una sensazione difficile da spiegare ma molto chiara: meraviglia. Una meraviglia quasi infantile, di quelle che ti fanno dimenticare per un attimo tutto il resto.

In un momento in cui siamo abituati a vedere tutto, velocemente, OVO ti costringe (in senso buono) a fermarti e guardare davvero. A stupirti.

E quando succede, capisci perché il Cirque du Soleil continua, dopo anni, a funzionare così bene: perché riesce ancora a fare una cosa semplicissima e rarissima — farti sentire parte di qualcosa di magico.

Cirque Du Soleil OVO a Bergamo
OVO – Official Photo Selection
Credits Photos : Marie-Andrée Lemire

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