“Chieffo Charity Tribute”: una progetto per ricordare Claudio Chieffo

di Alessia Andreon

Si intitola “Chieffo Charity Tribute” l’album contenente ventidue cover dei brani di Claudio Chieffo, insegnante forlivese scomparso nel 2007 e autore di canzoni che raccontano l’esperienza di vita di un uomo costantemente alla ricerca del significato dell’esistenza, segnata dalla sua fede cristiana.

Con le sue composizioni, Claudio Chieffo, ha reinventato la tradizione dei canti di fede, rappresentando la lotta dell’uomo moderno contro il monopolio delle ideologie e del consumismo che annichiliscono il più profondo senso del mistero.

Fu considerato un caso particolare nel mondo della canzone d’autore perché, pur avendo la possibilità di imporsi commercialmente nel mondo della musica leggera, scelse di interpretare solo le sue canzoni, ispirate ai valori in cui si riconosceva. Alcune di esse sono tradotte in numerose lingue e vengono cantate in tutti i continenti.

A realizzare l’album tributo sono stati oltre venti artisti di spicco della scena musicale italiana e internazionale: Gianni Aversano, Massimo Bubola, Luca Carboni, Paolo Cevoli, Giorgio Conte, Gioele Dix, Daniele di Bonaventura, Roberta Finocchiaro, Paolo Fresu, Giua, Markéta Irglová, Mirna Kassis, Svavar Knútur, Giacomo Lariccia, Giovanni Lindo Ferretti, Chico Lobo, Lombroso, Giovanna Marini, Dario Muci, Alessandro Nidi, Enza Pagliara, Omar Pedrini, Santoianni, Ambrogio Sparagna, Tatá Sympa, Davide Van De Sfroos, Kreg Viesselman.

I proventi della vendita del disco saranno devoluti in beneficenza a Esharelife Charity Foundation a sostegno dei progetti di AVSI in KENYA. Il progetto discografico nasce da Punto Fermo – Chieffo Charity Tribute ed è prodotto dal Comitato amici di Claudio Chieffo, in collaborazione con Esharelife Charity Foundation e con il Patrocinio del Club Santa Chiara.

Di seguito l’intervista al figlio di Claudio, Benedetto Chieffo, che sta seguendo questo progetto in ricordo del padre:

Benedetto, hai deciso di condividere l’eredità musicale di tuo padre per una nobile causa, com’è nato questo progetto?

Mio padre teneva sovente dei concerti di beneficenza. Lui stesso ha sempre visto le sue canzoni come una possibilità di condivisione di quello che viveva lui e le persone che incontrava. Con il vicepresidente della fondazione Esharelife, abbiamo verificato se si potesse fare un charity album a favore dei bambini del Kenya e ci siamo riusciti!

Era qualcosa di cui hai mai parlato con lui?

Già prima della sua scomparsa brani del repertorio di mio padre erano noti in Africa, tradotti in lingua swahili, ad esempio. Alcuni venivano cantati in Ruanda anche negli anni successivi al genocidio del 1994. In Kenya c’è addirittura un progetto per famiglie con figli disabili il cui nome è la traduzione di una canzone mio padre che è “Lasciati fare”; quindi, anche se non abbiamo mai parlato direttamente della possibilità di usare le sue canzoni per fare del bene, era una cosa abbastanza evidente che le sue canzoni avessero toccato i cuori delle persone.

L’ulteriore possibilità di creare una raccolta fondi per aiutare chi ha bisogno dando la possibilità di andare a scuola, di fornire quaderni, vestiti, assistenza sanitaria, sarebbe sicuramente piaciuto anche a lui, come progetto.

La bellezza di un musicista è che la sua musica viaggerà per sempre, anche dopo la sua morte.

Nel corso degli anni ci sono state diverse iniziative per ricordare la figura sia umana che artistica di tuo padre: è un modo per tenerlo qui...Grandi nomi del panorama musicale internazionale hanno rivisitato le sue canzoni;com’è stato “ritrovarlo” per mezzo della voce di altri artisti?

È ovvio che la voce di mio padre mi manca. Ormai sono quasi 15 anni che non c’è più, però sono commosso che le sue canzoni non siano morte, anzi sono vive; la sua musica è viva e incontra quella di altri artisti che condividono, a loro volta, questa esperienza pur venendo da storie molto diverse.

Alcuni degli artisti che hanno partecipato all’album appartengono ad altre religioni o sono atei, eppure hanno trovato nelle canzoni di mio padre, che era cattolico, una verità che non hanno avuto paura di cantare. Tutto questo per me è molto bello.

C’è una canzone o un ricordo che ti riporta a una di queste canzoni; a quale sei più legato?

È difficile fare una classifica e sceglierne una. Sono davvero tutte importanti perché accompagnano e hanno accompagnato tutti i momenti della mia vita. Sicuramente mi ha stupito tantissimo il brano che Paolo Fresu e Daniele di Bonaventura hanno voluto reinterpretare in chiave strumentale: “La notte che ho visto le stelle”.

Era una delle ultime canzoni che ha scritto ed è piena di nostalgia, di stupore, di dolore e di bellezza che, attraverso l’interpretazione solo strumentale, diventa ancora più universale.

Hai seguito anche tu le orme di tuo padre?

No, io non sono veramente un musicista. Amo molto la musica e mi è sempre piaciuto cantare ma non so suonare. Ogni tanto tengo qualche concerto e ho inciso un disco con canzoni inedite di mio padre, proprio per permettere al mondo di conoscerlo di più. In fondo anche questo Charity Tribute ha la stessa finalità.

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