Una raffinata prepotenza: Eternal Nightmare dei Chelsea Grin [RECENSIONE]

Non ci tengono molto alle presentazioni, i Chelsea Grin. Poche chiacchiere, pochi fronzoli, per la band deathcore statunitense. Eternal Nightmare è il loro nuovo album, uscito il 13 luglio per Rise.

Dopo pochi secondi di inquietanti suoni tipicamente Dark Ambient si parte diretti con Dead Rose. Il messaggio arriva forte e chiaro: non si fanno prigionieri. Il quartetto statunitense entra a gamba tesissima nelle orecchie dell’ascoltatore, con riff cattivi, tanto groove e suoni compatti. Inizio magistrale. Neanche il tempo di riprendere fiato ed ecco che i nostri ci propinano un altro brano devastante: The Wolf, brano più corto dell’album, è un diretto in piena faccia, poco più di 100 secondi di crudele groove death, dove è vietato non scapocciare a tempo. A dare spessore ad un repertorio altrimenti piuttosto monotono ci pensano le piccole trovate di programmazione: un piccolo siparietto Dark Ambient nel finale della canzone è proprio quello che serve per risollevare l’ascoltatore, altrimenti steso KO. Difatti, a seguire non vi è (almeno non subito) un cupo riff di chitarra o un rabbioso growl, ma un delicato pianoforte: inutile dire che è solo un’illusione di quiete, perché la tempesta è dietro l’angolo. Rispetto ai brani precedenti, tuttavia, Across the Earth punta molto sulle melodie delle tastiere, strizzando l’occhio a band come i Born of Osiris.

Eternal Nightmare dei Chelsea Grin: tracklist e artwork
eternal nightmare chelsea grin

Artwork di Eternal Nightmare dei Chelsea Grin

01. Dead Rose
02. The Wolf
03. Across The Earth
04. See You Soon
05. 9:30 AM
06. Limbs
07. Scent Of Evil
08. Hostage
09. Nobody Listened
10. Outliers
11. Eternal Nightmare

 

 

 

 

Terminato il momento della “ballad”, un’intro dirompente apre le porte a See You Soon (più che un lieto arrivederci, una minaccia di morte). Degna di nota è la strofa di sole batteria e voce, accompagnate da un tappeto graffiante di effetti sonori elettronici molto azzeccati, per non parlare dello spettacolare breakdown. Come detto all’inizio, non si fanno prigionieri in casa dei Chelsea Grin. Ce lo ricorda anche la successiva 9:30am: la partenza a razzo dell’intro è seguita poi da ritmi più lenti, alternati con accelerazioni di massa. Impossibile non apprezzare tutti gli effetti elettronici messi di sfondo a fare tappeto sonoro, in particolare l’impressionante riverbero sulle percussioni.

Limbs concede qualche secondo per recuperare fiato, dopodiché un’incalzante riff di chitarra (molto vicino alle sonorità dei Periphery) apre ad un brano piuttosto ripetitivo e poco ispirato. Il finale rallentato (escamotage di indifferente importanza) apre alla successiva Scent of Evil: la lunga intro si sviluppa poi nel brano più elaborato dell’album. Anche qui si percepisce stanchezza nella composizione, senza nessuna idea che lasci il segno nell’ascoltatore. Unica nota lieta l’apprezzabile assolo di chitarra a metà canzone, che fornisce un po’ di respiro e freschezza all’arsenale di cupe sonorità.

Tutt’altra stoffa Hostage, fra i singoli dell’album. Dopo quasi otto minuti piuttosto stucchevoli, che hanno rischiato di bruciare quanto di buono vi fosse nelle tracce precedenti, l’ottava traccia del disco si apre con un groove Djent che carica l’ascoltatore e ne cattura l’attenzione. A impreziosire la traccia, nella seconda metà il quartetto compone una sezione più tranquilla, con chitarre e voci clean (vicina alle sonorità degli ultimi Bring Me The Horizon e dei primissimi Linkin Park): è il preludio a un esplosivo, lento e crudele breakdown. La secca chiusura ci porta quindi a Nobody Listened: uscendo da un tempo dritto, il terzinato fornisce apertura e respiro al brano, consentendo anche una notevole agilità musicale. Ma a sconvolgere le carte in tavole ci pensa un finale mozzafiato, con un tappeto di tastiere epiche (anche qui molto vicine ai Born of Osiris), mentre un dissonante arpeggio di chitarre completa le melodie e la sezione ritmica martella con colpi a raffica.

Outliers si avvicina molto alle sonorità dei Periphery più cupi per quanto riguarda l’intro, avvicinandosi poi molto ai Lamb of God. Impossibile non notare lo splendido lavoro compiuto con le voci e gli effetti vocali. A metà brano i Chelsea Grin ci riservano un altro colpo di scena: un’insolita parentesi lontanamente Horror (grazie a straordinari effetti di tastiera) è il preludio al breakdown più cupo dell’album.

Atmosfere lontanamente epiche aprono la titletrack Eternal Nightmare: l’intro aperta e gli arpeggi di chitarra arricchiscono enormemente la qualità espressa dal brano, che invece fa a meno del groove tipico di altre canzoni dell’album. Il brano risulta quindi un’ottima canzone di chiusura.

Eternal Nightmare dei Chelsea Grin è quindi un buon album Deathcore, in cui è magistrale il lavoro compiuto dalla sezione ritmica. Il groove è spettacolare: si pensi ai vari breakdown, per non parlare della splendida intro di Hostage. Ma notevoli sono anche le scelte di programmazione, come i vari tappeti sonori, gli effetti elettronici, gli inserti Dark Ambient, i lavori effettuati sulle voci. Indubbiamente, siamo di fronte a un album ben realizzato nella forma e che, per i fan più accaniti del genere, ha parecchio da dire sul contenuto.

Daniele Carlo

Giulia Della Pelle

Wannabe ricercatrice e wannabe scrittrice. Amante dell’improbabile e del surreale. Adoratrice del Sole e dei dati statisticamente consistenti.

2018-08-22T17:18:48+00:00 22 Agosto 2018|Recensioni|0 Commenti