Cecilia Quadrenni: Bella Stupenda è fantasia che seduce più della realtà.

di Paola Pagni

Da maggio è in radio e in digitale “BELLA STUPENDA (Solidea Records / Believe), il nuovo brano della cantautrice toscana CECILIA QUADRENNI.

Scritto e composto dalla stessa Cecilia, il brano nasce dalla necessità dell’artista di ritrovare nuovi stimoli in un periodo di “arresto forzato” dalla vita quotidiana. Nel brano Cecilia Quadrenni, con un pizzico di follia e ironia, si immedesima in una bambola gonfiabile, vera passione e ossessione del suo proprietario e che grazie al suo aiuto, troverà il coraggio necessario per vivere nel mondo reale.

Abbiamo scambiato qualche Battuta con Cecilia Quadrenni, con cui è stato molto piacevole approfondire quanto sia facile nascondersi oggi dalla realtà.

Intervista a Cecilia Quadrenni

Ciao Cecilia, è un piacere averti di nuovo su Insidemusic. Ci siamo sentite l’anno scorso, era appena uscito “Verso Oriente”: come hai passato questo anno, in ambito musicale?

Questo anno, dopo “Verso Oriente” è stato un periodo di aspettative che poi sono state deluse dall’ultima nuova chiusura. Quindi ci siamo ritrovati tutti un po’ più depressi di prima, ed io mi sono cercata degli stimoli, che naturalmente sono sempre legati alla musica.

Diciamo che la mia tendenza a vivere in un mondo di fantasia si è ancora più rafforzata in questo periodo di massima restrizione. Tra coprifuoco, limiti piuttosto ferrei eccetera, la mia mente ha un po’ galoppato. Devo dire che soprattutto da gennaio fino all’uscita del singolo “Bella stupenda” mi sono dedicata alla creazione ed alla creatività che è culminata con questo brano.

“Bella stupenda” ha una storia che è allo stesso tempo immaginaria ma reale, la protagonista è infatti una bambola gonfiabile: come hai avuto l’idea di questo brano?

Sì, c’è una storia particolare, quella di una bambola gonfiabile e del suo proprietario che se ne innamora. Diciamo che lui si lascia prendere la mano: come si vede nel video, ordina questa bambolina, dopodiché per lui cambia la vita.

Da ragazzo tendenzialmente nerd, trentenne, con una cameretta un po’ da ragazzino (si vede l’uomo ragno è sullo sfondo nel video), prende sicurezza, e proprio lui inizia a dare vita a questa bambola che in realtà è inanimata. La bambola prende poi la mia voce: dice al ragazzo che capisce benissimo quello che gli sta succedendo, che lui è innamorato e anche lei lo sa, ma proprio per questo vuole che viva la propria vita nel mondo reale.

C’è una morale in questa storia?

Ovviamente sì, c’è una morale e c’è anche tanta simbologia: bene o male fa riflettere sulle difficoltà che si possono avere e vivere la realtà, specie quando la fantasia diventa un po’ troppo seducente. E poi parla di come chi ha una fervida immaginazione, rischia davvero di trovare la realtà deludente. Questo mi ha fatto pensare appunto a quello che stava succedendo in questa chiusura, a come io sia stata in qualche modo “agevolata” dalla mia fantasia, ed a come altre persone si siano rifugiate un po’ in quella stessa dimensione.

Così ne ho tratto questa fiaba moderna, che è molto ironica fondamentalmente e si riallaccia anche però ha un problema reale, che va al di là del covid, delle chiusure, dell’avvento dei social: penso a quante a quante persone hanno smesso di vivere perché non combattono la propria timidezza.

Nella vita di tutti i giorni magari si rifugiano dietro ad un messaggino, a qualcosa di virtuale: anche per questo il brano è anche una caricatura di un di uno spaccato di società che ci appartiene.

Rifugiarsi in qualcosa di artificioso come una bambola gonfiabile, è paragonabile all’ alienazione dalla realtà causata dai social?

Sì assolutamente. L’alienazione per me è su tre livelli: uno autobiografico, dove la tendenza mia e di alcune persone è quella di rifugiarsi un po’ nella fantasia. Il secondo è legato al momento storico, in cui siamo stati obbligati a chiuderci, ed il terzo è anche questo fenomeno legato ai social e quindi alla volontà di rimanere un po’ nascosti.

I social ci danno questa possibilità, di nasconderci e mostrarsi anche per come non siamo; quindi va da sé che poi in un rapporto più intimo, nel momento in cui ti devi mettere in discussione o metterti alla prova nella realtà, tutto risulta più difficoltoso e si sceglie di continuare a “farsi proteggere” da uno schermo.

Che rapporto ha Cecilia Quadrenni con i social e la nuova tecnologia digitale?

Il mio rapporto con i social…. vorrei dire che è un rapporto equilibrato, ma non è sempre così, anche perché appunto è un diventato un qualcosa che è alla portata di tutti e che fa parte ormai della nostra quotidianità.

Sono cambiate tantissimo le cose in questi ultimi anni: prima Facebook era comunque un’opzione. Adesso la tua pagina Facebook è il tuo contatto.

Al di là del lockdown, io spesso ho dei periodi in cui esco meno per causa di forza maggiore, o magari devo stare in casa o vedo meno persone: a volte mi capita che, anche per lavorare, abbia dei momenti di notevole solitudine e in quei momenti do più importanza al social, alla risposta di qualcuno eccetera.

Poi ci sono, grazie a Dio, dei momenti in cui faccio molti più scambi sociali, esco, vedo persone, concerti, prove eccetera: in quei momenti ai social non ci faccio caso.

Devo dire che per la maggior parte, il rapporto che io ho con i social è un rapporto di lavoro fondamentalmente, perché grazie a questi mezzi si può promuovere la musica.

Anzi, in questo caso menomale che ci sono, altrimenti anche questa intervista non avrebbe senso, perché non sapremmo dove pubblicarla né dove farla conoscere!

Quindi, come dicevamo, Bella Stupenda è stata scritta questo inverno

Sì, la canzone è di quest inverno, proprio del momento di massima chiusura e poca speranza. Cominciò tutto da gennaio, dal momento in cui si pensava che ripartisse qualcosa, invece siamo stati ancora una volta chiusi.

Lì è venuta fuori una forza di creatività e di voglia di ricominciare in cui ho detto: va bene faccio uscire questo singolo, questa canzone che mi era venuta un po’ per scherzo.

Questo mi ha dato proprio la forza e la gioia anche di portarla a termine, facendo passare in secondo piano il lockdown, perché anche solo organizzare il video, ordinare la bambola gonfiabile, fare lo storyboard, pensare a tutte le cose da arrangiare, per me è stato vitale.

Ossigeno puro.

A volte la fantasia ti può salvare da momenti un po’ più pesanti. Come avranno resistito le persone che hanno un lavoro diverso dal mio, che nel momento in cui vengono tagliate fuori, non hanno questa tipo di stimolo? Per me questo progetto è stato una terapia, una salvezza.

Stai pensando a dei live? Quali sono i prossimi progetti?

Per il futuro certamente porterò avanti il mio progetto live, che era già iniziato prima e che doveva anticipare l’album. Però anche questo è ancora bloccato, perché l’album è una cosa importante, che richiede molto sforzo anche di promozione, per cui è chiaro che andrà fatto quando saremo completamente sicuri. Comunque ho già delle date live in cui porterò non solo le mie canzoni, ma anche delle cover che ho fatto in passato del mio EP, molto personale. E poi farò un omaggio a Mango e Battiato, due artisti che adoro: interpreterò i loro più grandi successi per ricordarli.

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