CAMPOS – “LATLONG”: Recensione

di Leslie Fadlon

E’ uscito a novembre 2020 “LATLONG” il nuovo album di inediti dei CAMPOS, terzo lavoro discografico della formazione nata dalla collaborazione tra Simone Bettin (già co-fondatore dei Criminal Jokers) e il musicista e producer Davide Barbafiera, ai quali si aggiunge il bassista Tommaso Tanzini. Ha un mood coinvolgente “Latlong”, disco fatto di undici straordinarie canzoni che mescolano sonorità acustiche e innesti elettronici. Il tutto si condensa generando un’ambientazione molto particolare, frutto di un lavoro di produzione ricco e accurato. Suoni e colori vibrano e sono ben definiti, ma sanno lasciare spazio a un universo poetico e all’interpretazione dell’ascoltatore.

A due anni di distanza da “Umani, vento e piante”, il trio pisano conferma la scelta della lingua italiana per il nuovo album inediti, pur mantenendo quel sound dal respiro internazionale che rimane elemento distintivo del lavoro della band fin dall’esordio discografico in lingua inglese con “Viva” (2017).

LATLONG – CAMPOS

Il disco si apre con ‘’SONNO’’, un brano dedicato alla sofferenza mancata della nostra generazione. È un pezzo mellifluo, ma al contempo pesante, per il tema trattato: parla di chi fugge da tutto, tanto da dimenticarsi anche le sensazioni più semplici, come l’aria sulla pelle. A seguire c’è ‘’FIGLIO DEL FIUME’’, che racconta la storia di due tipi di esseri: chi è disposto a dare tutto se stesso per amore e chi invece non riesce a concedersi. Una storia molto particolare. La terza traccia si intitola ‘SANTA CECILIA’’ ed è un pezzo alla Verdena, di rara bellezza. A far da protagonista è una strada di Pisa, che porta il nome della Santa Patrona della Musica. Il testo parla di come ogni piccolo evento della vita quotidiana possa perdere importanza e di come le prospettive cambino quando si rischia di perdere qualcuno a cui teniamo.‘’RUGGINE’’ è la quarta traccia del disco, una traccia che sembra seguire la scia della canzone precedente inserendo però nella visuale la lotta tra un individuo e quel processo di ossidazione di colore bruno-rossiccio, meglio noto come ruggine. Secondo i Campos, il protagonista della canzone, non vuole affrontare i problemi, pur rendendosi conto che lo stanno incalzando. Così comincia ad essere corroso: un po’ lo vuole, ma allo stesso tempo vuole anche essere salvato, quindi ci tiene che si sappia cosa gli sta accadendo. A suo modo chiede aiuto, ma poi non vuole essere aiutato. L’acqua intanto continua ad alzarsi.

Adagio e tintinnate, giunge poi ‘’ARNO’’, mentre il suo suono ci disegna nella mente il passaggio di una barca sul fiume. Siamo a metà del disco quando incontriamo ‘’BLU’’, il colore del mare: restiamo perciò nell’elemento acqua, che in questo caso ci disegna l’orizzonte; ad un punto ci risvegliamo galleggiando e siamo arrivati sulle note di ‘’ADDIO’, mentre si salutano le sponde conosciute. Una chitarra acustica ci prende per mano, sulla traccia che, appunto, si intitola ‘’MANO’’, che ha come protagonisti due amanti e un vulcano. Siamo in dirittura di arrivo nelle storie narrate dai Campos in questo Latlong. E arriviamo alla confessione contenuta sulla flebile luce di ‘’LUME’’, che si apre come l’organo cui si ispira la traccia successiva, ‘’DAMMI UN CUORE’’, leggera, come la voglia di tornare nuovi, cui si ispira questo pezzo. Giungiamo infine alla traccia numero 11, ‘’PARADISO’’, sulla morte e sulla resurrezione. Sul prima e sul dopo. Sull’immaginazione e sull’esistenza. Su tutti i temi che possiamo piacevolmente ascoltare sulle note di ‘’Latlong’’, questo nuovo bellissimo disco firmato CAMPOS.

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