Calcutta. Altro che “Orgasmo”. Tanto squallore e zero piacere.

La sagra dello squallore musicale Italiano è un evento che non si esaurisce mai e che, soprattutto, non smette mai di stupirci o, per così dire, stimolarci vomito e problemi di espletazione. Probabilmente, rimanendo in tema di espulsioni corporee, il nuovo singolo di Calcutta, Orgasmo (e sempre di espulsioni si parla), potrebbe esser locato tranquillamente nel fondo delle acque trasparenti di un WC, o anche tra i tessuti di un pezzo di carta igienica, a rappresentare lo scarto indesiderato avanzato di una notte di follie, droghe, alcool, adolescenti disagiati e musica di scarsa qualità.

Calcutta è senza ombra di dubbio uno dei punti più bassi che persino la musica trash italica  abbia mai toccato.

Mainstream, album che, ironia della sorte, lo ha reso da indipendente sconosciuto di bassa lega, a “poeta” della fetta di cultura “indie” scadente moderna (fatta di nuovi e prescostruiti disagi giovanili incrociati con gli albori della vita adulta), si mostrava come un lavoro di bassa qualità, mediocre, a tratti simpatico o addirittura comico.

Difficile dimenticarsi i testi di Frosinone o Gaetano, pregni di quel senso logico mancante tipico dell’indie/spazzatura che tanto piace alla fetta disagiata della gioventù moderna (lo ammeto, più volte mi son ritrovato a cantarle anche per strada con amici o in auto, ma quasi esclusivamente per un senso di divertimento e comicità).

Rimaneva comunque un lavoro godibile, scorrevole, piacevole nel suo sembrare un comico tentativo di fare musica seria in modo dissacrante.

Fin lì il tutto era persino sopportabile.

Calcutta è ora divenuto la macchietta di sé stesso andando a ostentare quel lato più squallido del suo aspetto musicale mescolandolo a un sempre più eccessivo non sense testuale. Un continuo rincorrere quella sensazione di adolescenza eterna fatta di stravizi e trasgressioni e, soprattutto, le tendenze delle ragazzine che scelgono il movimento indie per moda, con lo scopo di tentare di vivere quella sensazione ottenbile abbracciando un finto alternativismo divenuto tanto mainstream quanto orripilante.

Calcutta, ben conscio della fetta di pubblico da colpire con i suoi pezzi, già aveva fatto notare un netto peggioramento con Oroscopo. Orgasmo è forse il punto più basso da lui mai toccato e, probabilmente, solo l’inizio di un processo di creazione e vendita di un prodotto musicale sconquassato, insensato, scevro di senso, squallido, senza alcun valore né musicale né morale o ideale.

Quei finti ideali plastificati di cui hanno bisogno le generazioni in cerca di sensazioni alternative a basso prezzo sono ciò che più rappresentano un genere musicale che, di giorno in giorno, va sempre più scadendo nel ridicolo.

Tutte le strade mi portano alle tue mutande”.

 

Frase che, senza ombra di dubbio, scolpirà questo pezzo negli annali della musica italiana per quanto imbarazzante e sgradevole. Ed è proprio di quella sgradevolezza che, a quanto pare, sembra sempre più aver bisogno quel pubblico che abbraccia una musica vuota, ricolma di clichè di una vita contemporanea e di una società sempre più svuotata da veri ideali e pensieri.

E se davvero pensate possa esserci del poetico in un pezzo di questo omuncolo che si atteggia da musicista, beh, sturatevi le orecchie, avete un grande problema. Chissà quante ragazzine in ovulazione amanti di tali versi ameranno allo stesso modo sentirsi dire da un eventuale “avventore” una frase simile (come è anche giusto). Ipocrite.

In conclusione, Orgasmo, è tutto meno che un piacere. È anzi forse l’eiaculazione più dolorosa che la musica semiseria abbia mai prodotto in questo paese. Una lapide su un panorama Italiano che sta perdendo sempre più raffinatezza.

Bocelli, Battisti, Branduardi. Ora abbiamo The Giornalisti, Calcutta e altri in grado di farci rimpiangere “I gatti del vicolo miracoli” di Umbero Smaila. Can you feel the difference?

Mio caro Calcutta, “è un sacco che non sputi allo specchio per lavarti la faccia” vero?

R.I.P musica Italiana.

15/12/2017

Lorenzo Natali

Lorenzo Natali

Amante della musica e dell’arte in tutte le sue forme. Studente di lettere, musicista e compositore (forse un giorno anche in modo professionale) ma, soprattutto, eterno eccessivo pensatore. Tendenzialmente bonario ed aperto ad ogni sound, raramente critico in modo cinico e accanito tanto da doversi sottoporre a censura. Forse, però, è meglio così….

2017-12-16T14:22:50+00:00 15 dicembre 2017|News|0 Commenti