Bruce Soord: “Fra dieci anni spero di star ancora scrivendo musica per i The Pineapple Thief” [INTERVISTA]

Bruce Soord, noto ai più per essere il genio creativo dietro ai The Pineapple Thief, è uno dei musicisti rock più talentuosi del panorama rock progressive moderno.

Lo stile unico di Bruce Soord, definito da un’ormai rinomata leggerezza di sonorità tendenti verso al rock leggero e miscelate con elementi schiettamente progressive,  ha reso i TPT una band longeva la cui crescita esponenziale (iniziata muovendo i primi passi nei primi del 2000) va a risolversi oggi nell’uscita di Dissolution, album che sembra racchiudere l’intero percorso musicale della band. Bruce Soord, nella sua longeva carriera musicale, si è reso anche autore di un album solista omonimo (2015) e di una collaborazione con il cantante dei Katatonia Jonas Renkse in un progetto presentato sotto al nome di Wisdome Of Crowds (2013). Noi di Inside abbiamo avuto con lui una piacevole chiacchierata su musica, società, l’uscente Dissolution e tanto, tanto altro.

bruce soord

Dissolution artwork, 2018

Ciao Bruce! Due anni fa vide la luce Your Wilderness, un album che ha visto incrementata la vostra vena progressive. Dissolution segue lo stesso percorso? O è ancora più progressive del precedente?

Non lo so, non penso che abbiamo attualmente posto particolari attenzioni su come sarebbe dovuta andare, ci siamo solo visti tutti assieme per suonare. Nessuno ha detto “è più proggy, è meno proggy o più rocky”. Abbiamo lasciato che le cose facessero il loro corso. È un album davvero differente da Your Wilderness ma è sempre un lavoro estremamente proggy; ci sono molti elementi progressive, le canzoni sono abbastanza diversificate. Se ascolti un pezzo come Threatening War, anche se è una canzone rock abbastanza melodica, ha comunque cambi di tempo, si sviluppa passando per una sezione centrale e così via. Ci sta anche questa canzone di undici minuti che è un pezzo estremamente proggy. Non siamo mai stati progressive in senso stretto, non siamo quel tipo di band; è uno stile di prog rock molto più melodico e song based.

 

Ho ascoltato molto i The Pineapple Thief e c’è una cosa che ho notato fin dal primo memento. Vi è una chiara influenza da parte della musica progressive (se ne possono percepire chiaramente le sonorità) ma è mixata assieme con elementi estremamente pop, alternative e, talvolta, ambientali. Questa è una delle cose che definisce lo stile musicale dei The Pineapple Thief; nella stessa Far Below  si sentono elementi estremamente progressive rock ed è questa, in sostanza, la ragione per cui ti ho posto la precedente domanda. Andando avanti, se pensiamo ad album come All The Wars, Magnolia, Your Wildernes, è impossibile non notare una grande varietà di stile e sonorità presenti in ciascun album. I TPT hanno sempre mostrato, con ogni album, molti nuovi elementi da scoprire. Quanto di nuovo potremo trovare in Dissolution?

Questo è una buona domanda. Noi non vogliamo mai fare lo stesso album. Magnolia era un album davvero rock, Your Wilderness era molto più soft,  più progressive rock. Dissolution è, ancora, diferente. Ha acquistato maggiore profondità in quanto il processo di scrittura è stato molto differente: abbiamo tutti assieme collaborato sulla scrittura delle canzoni e c’è stato l’aiuto di Gavin [Harrison]. La batteria è ben integrata nell’album, è una parte fondamentale: quindi si, possiamo dire che Dissolution è un album molto più coerente. Your Wilderness era, probabilmente, un disco più lasso, meno coeso: ho scritto le canzoni e la batteria di Gavin è stata registrata su di esse. In questo caso tutte le canzoni sono venute su assieme: non si trattava di me che scrivevo le canzoni per poi vedere tutti gli altri suonare la loro parte alla fine.

 

Parlando di Gavin Harrison, hai collaborato con questo grande artista e ci hai detto che ha influenzato il sound di quest’album. Ha quindi avuto un ruolo fondamentale?

Si! Gavin si unì a noi solo come session drummer durante il periodo di Your Wilderness. Poi, con il tempo, è divenuto molto più di un semplice session drummer: è diventato più coinvolto nella nostra musica perché ha cominciato a tagliare qua e là, scrivendo parti di canzoni. Questo è il motivo per cui ha accettato di unirsi a noi in tour. Poi è giunto il tempo di scrivere il nuovo album e tuto era molto “ok, Gavin è parte di esso”. È attualmente un membro, è un Pineapple Thief! È successo tutto così naturalmente. Quando fai questa cosa tanto a lungo quanto me, intendo che il primo album dei TPT uscì nel 1999, sei davvero felice quando un nuovo elemento si unisce a te: è qualcosa di nuovo da buttar dentro il calderone, diciamo! Gavin era perfetto per darci questa “nuova era”.

 

Quali sono le tue aspettative su questo album, specialmente ora che siete finiti sotto ai riflettori dell’universo rock? Vi aspettate un buon feedback dal pubblico?

Non mi aspetto mai nulla. All’improvviso tutti ci trattano come una vera band molte persone si chiederanno “chi sono questi ragazzi? Cos’è questa band? Come mai così tanto hype? Vediamo se mi piacciono”. Quindi penso che sarà ben accolto, devo però confessare che non facciamo alcuna supposizione su come potrebbe andare. Siamo fieri di esso e semplicemente non ci interessa. Per quanto riguarda il prog rock, ci sono tanti differenti diversi stili, differenti sotto-generi che non potremmo mai immaginare se siamo o no una band che potrebbe piacere alla gente. Quindi s’, ho suonato per tutta la mia carriera e sono piuttosto felice se alle persone piace il mio lavoro, ma come sempre, vedremo.

 

Quindi la chiave si trova nel fatto che ami fare musica, sei felice se alle persone piace ma, nel caso contrario, non ti importa. È l’arte per l’arte!

Sì, credo sia così. Se inizi a pensarci può diventare un vero e proprio pendio scivoloso, un pericoloso modo di essere. Puoi finire per replicare interi album piaciuti alle persone in questo modo. Quello a cui personalmente penso quando scrivo una canzone non è se sarà abbastanza buona ma come mi sentirò sul palco suonandola. Questa è una nuova canzone, si chiama così, noi la suoneremo e tu la amerai.

Questa è una domanda più personale. I TPT sono il mix perfetto tra pop/rock e musica progressive. In te, qual è il lato predominante?

Ti direi probabilmente che l’elemento progressive è il più importante perché, quando ero bambino, ho ascoltato molte prog band melodiche dagli anni settanta: mi piacevano i Supertrump e cose assolutamente melodiche come i Camel, qualche album degli Alan Parsons Project che ho davvero amato a causa dei loro elementi prog meravigliosamente mixati con altri più commerciali. Se ascolti “The Crime of the Century”  ci sono molti elementi melodici; negli 90 c’era il grunge, il punk ma davvero non volevo avere quel tipo di band. Deve esserci la melodia, deve esserci qualcosa che tu possa afferrare. Questo è quello che sento per la musica.

Ritorniamo a parlare del tuo nuovo album. Partendo dai singoli, Far Below e Try as I might, Dissolution sembra essere molto più oscuro di Your Wilderness. Vi è un concept specifico che lo percorre, una storia dietro di esso?

Si, certamente! È un concept album. I pezzi descrivono come siamo connessi, quanto siamo dipendenti dai nostri smartphones (ci sono statistiche attestanti il fatto che controlliamo il nostro telefono anche cinquanta volte al giorno): vi è la dipendenza dagli smartphone ed è cambiato anche il modo con cui i bambini comunicano con i loro amici. Penso tutto ciò sia andato ormai troppo oltre. L’album riguarda il modo in cui noi stessi testimoniamo come la tecnologia sta cambiando il modo con cui ci connettiamo l’un l’altro e come ciò ha cambiato le persone, anche quelle che conosco personalmente. Try as I might è riguarda in modo specifico come fuggire dalle persone che ti stanno cercando: se guardi il video ci sono io inseguito da una video camera. Il topic definitivo dell’album riguarda le relazioni delle persone, l’amore, la vita e tutte queste cose riguardanti l’uomo.

 

Ho notato come questo argomento sia veramente comune al giorno d’oggi nell’arte e nella musica. Vi è una necessità veramente forte di parlare di ciò, di come questa società liquida si stia sviluppando alterando le relazioni umane. È questo un tema che avverti personalmente? Percepisci che vi sono alcune delle tue relazione personali che vengono falsificate o rovinate da questo nuovo sistema di comunicazione? O è solo qualcosa che vedi attorno a te?

Entrambe le cose. Influenza la vita, posso vederlo nella mia famiglia. Non voglio dire che dobbiamo distruggere tutti i nostri smartphone, cancellare Facebook, perché vi sono alcuni usi positivi, come rimanere in contatto con i propri amici, con le persone che amiamo. Vi è però qualcosa di peggiore, vi sono persone ossessionate dall’ottenere approvazione tramite i social media, che sono una droga allo stato attuale. Dal mio punto di vista, una cosa che mi tocca in modo personale e mi ha ispirato nella scrittura di quest’album.

 

Parlando delle tue ispirazioni,  precedentemente hai menzionato Supertrump, Alan Parsons Project ecc ecc. Ora dicci cinque artisti che più hanno contribuito a definire la tua personalità musicale.

Ehm. Direi Supertrump, probabilmente Camel in quanto da bambino mi hanno influenzato molto e, poi, Alan Parsons Project. Vi sono negli anni novanta alcuni artisti grunge ma non nominerei nessuno in particolare. Devo aggiungere i Pink Floyd ma, il più sorprendente, è probabilmente Jeff Beck. Ha fatto questo stupendo album acustico ed ha avuto una grandissima influenza su di me.

 

Ogni musicista, dall’inizio della sua carriera, vive di desideri e ambizione che lo portano, talvolta, a maturare particolari e strani desideri. Vi sono progetti musicali, alcune durature e primordiali intenzioni che non hai ancora potuto e che, un giorno, ti piacerebbe realizzare?

Mi piacerebbe molto scrivere colonne sonore; trovo veramente facile seguire una sensazione e scrivere in accordo con essa o anche interpretare visuals in forma musicale. Poi ho davvero apprezzato Wisdom of Crowds, un album che ho realizzato con Jonas Renkse dei Katatonia: mi piacerebbe molto ripetere l’esperienza ma Jonas è sempre troppo impegnato [ride]. Al momento, però, la mia speranza più grande, nei prossimi dieci anni, è di continuare a scrivere musica per i TPT.

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Artwork di Wisdom of Crowds, progetto di Bruce Soord e Jonas Renkse

 

Ciò è magnifico. Arriviamo ora a una domanda più stravagante. Ogni musicista ha i suoi luoghi sacri, i suoi rituali artistici e bisogni. Quando Bruce Soord sta lavorando su nuovo materiale quali sono gli elementi di cui non può fare a meno?

È una domanda divertente. Ho sempre avuto lo studio in casa mia, nel mio amatissimo attico, e ovviamente non posso farne a meno in quanto sono un musicista a tempo pieno (e sì, acncora non mi rendo conto di quanto sia fortunato nel poter far questo come lavoro). Ciò ci cui non potrei assolutamente fare a meno è la mia “gatta da studio”! Mi aiuta in tutto quello che faccio. Sono anche molto felice di vivere in UK, nella contea del Somerset, siamo molto vicini alla costa con una magnifica linea costiera. È decisamente di ispirazione. Quando non lasci casa tendi a impazzire un pochino, hai bisogno di uscire ed è fantastico avere una zona così bella attorno a me.

 

 A breve il tuo prossimo tour avrà inizio e, tra le date in calendario, vi sarà la chance di incontravi a Roma. Cosa pensi del pubblico italiano? Sei felice di tornare in una delle città più antiche del mondo? (sentiti libero di rispondere ciò che senti davvero, io lo farei!)

Di dove siete?

 

Viviamo a Roma.

Comunque, ne sono davvero contento. Suonammo a Milano l’ultimo tempo e c’erano 26 persone…

 

Seriamente?

Sì, spero questa volta vi sarà un po’ più di folla [ride]. In ogni caso, anche se con poche persone è stato davvero bello, era molto intimo.

 

È un poco imbarazzante. Il Prog negli anni ‘70 aveva una grande audience, abbiamo avuto alcune delle band più influenti nel genere nel nostro paese.

Già. Non posso immaginare cosa significhi essere un musicista in un’altra nazione. Amo vivere in Inghilterra. Sono, tra l’altro, d’accordo, avete avuto molte grandi band italiane come la PFM, la più importante che ricordi, e i Banco del Mutuo Soccorso.

 

Tornando, in chiusura, a parlare del tuo ultimo album, potresti dire che Dissolution è, tra tutti i tuoi lavori, il migliore o tra i migliori? O magari, semplicemente, non puoi classificarlo?

È difficile. Tendi sempre a considerare il tuo ultimo lavoro come il migliore in quanto è ancora fresco nella tua mente. Devi aspettare qualche anno e poi guardarti indietro. Sono molto fiero di questo nuovo album, ma da compositore posso dire che ci sono pezzi di Your Wilderness come In Exile e The Final Thing on my Mind che sono tra le mie canzoni preferite. Sono sempre stato anche molto fiero dell’album Someone here is missing. Se ripenso ai miei primi cinque o sei album mi rendo conto che erano principalmente dei solo projects con una laber veramente piccola e posso notare l’evoluzione fatta dalla band: il nostro primo album a ricevere veri riconoscimenti è stato Variation on a Dream. Dopo di lui abbiamo iniziato a suonare in live ed è stato l’album che mi ha portato sotto la Kscope. Steven Wilson l’ha ascoltato e mi ha suggerito fortemente di mettermi sotto una label decente. Così è iniziata la Kscope era con Someone here is Missing, uno degli album più difficili che abbiamo mai fatto. Alla fine, penso Dissolution sia l’inizio della prossima era dei The Pineapple Thief.

 

Questa era l’ultima domanda. Sei stato veramente gentile, è stato stupendo parlare con te. Ci incontreremo a Roma!

 

Giulia Della Pelle e Lorenzo Natali

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Wannabe ricercatrice e wannabe scrittrice. Amante dell’improbabile e del surreale. Adoratrice del Sole e dei dati statisticamente consistenti.

2018-09-02T21:31:02+00:00 2 settembre 2018|Interviste|0 Commenti