La sedicesima edizione del Blubar Festival si è conclusa ieri sera, 10 agosto, con lo spettacolo proposto da Bohemian Symphony The Queen Orchestra che hanno riversato sul palco francavillese il loro omaggio a Freddie Mercury e The Queen

Il tributo ad una delle più grandi rock band – a mio avviso la più grande – della storia della musica mondiale ha fatto tappa nella serata conclusiva del Blubar Festival. Bohemian Symphony The Queen Orchestra hanno proposto, in due ore intervallate solo dal narratore impersonato da Daniele Monterosi, un vero e proprio spettacolo, una rivisitazione coinvolgente delle musiche de The Queen, capace di restituire, con un pizzico di malinconia, l’immensità del gruppo britannico anche a chi, come me, non ha mai avuto l’occasione di vederli dal vivo.

In genere le cover band o le tribut band, e cose simili, le prendo con le pinzette. Non è che non mi piacciono, ma il mio amore per la musica e per determinati artisti ne fa volentieri a meno, soprattutto perché mi sono trovata di fronte a esibizioni piuttosto spiacevoli. Per questo motivo ieri sera, davanti ai Bohemian Symphony The Queen Orchestra, avevo timore che qualcosa o qualcuno rovinasse anche una sola canzone del mio gruppo preferito. Ma tranquilli, non è andata così, anzi. Ho assistito ad un concerto live pieno di energia, in cui il rock puro, quello costituito da passione e sudore, si è miscelato con una pregiatissima orchestra di 28 elementi diretta dal Maestro Luca Bagagli. Tutti al servizio dei quattro cantanti: Alessandra Ferrari, Roberta Orrù, Valerio Sgargi e Damiano Borgi che sono stati sostenuti anche dall’energia e dalla potenza della rock band composta da Enrico Scopa, Andrea Palmeri, Giacomo Vitullo, Lorenzo Milone.

Due ore in cui i Bohemian Symphony The Queen Orchestra si sono presi l’onore e l’onere di omaggiare Freddie Mercury e company. Si sono caricati il pubblico sulle spalle e lo hanno portano in un viaggio lungo tre decadi di capolavori della musica de The Queen: One vision, A kind of magic, The miracle, I want it all, Who wants to live forever, Don’t stop me now, Barcelona, Love of my life, I want to break free, Under pressure, The show must go on, e molte altre ancora, sono i brani che hanno resa viva la platea che è esplosa sul finale con Bohemian Rhapsody, Radio Gaga, We will rock you, We are the Champions dopo che il narratore ne ha raccontato la loro genesi. Il bis è stato affidato all’immortale Somebody to Love in cui è stato impossibile non cantarla tutta d’un fiato, dall’inizio alla fine.

Bohemian Symphony The Queen Orchestra è stato un ottimo live rock, un autentico omaggio all’immensità di Freddie Mercury e alla sua band. La cosa che ho apprezzato di più è il fatto che non hanno rincorso un mito, cercando di emularlo e riproporlo in forma semi-originale. No. Hanno preso quasi tutte le migliori canzoni del repertorio – dico “quasi” perché ce ne sono molte altre che non sono state interpretate, ma d’altronde era impossibile, il concerto sarebbe durato per altre tre ore – l’hanno riarrangiate in maniera originale e ne hanno costruito un concerto-evento, emozionando e divertendo il pubblico.