Ci sono album che si ascoltano con piacere fin dal primo ascolto. Altri che richiedono una maggiore attenzione, ma lasciano un solco carico di emozione nell’anima. Ma Gold & Grey, nuovo album realizzato dai Baroness, non appartiene a queste categorie.

BaronessIl quinto capitolo della loro saga caleidoscopica si fa apprezzare esclusivamente per la straordinaria copertina. Marchio di fabbrica della band, realizzate come di consueto dal frontman John Dyer Baizleyci presenta un mondo complesso e difficile da decifrare. Nonostante ciò, l’universo pieno di queste figure morbide e allo stesso tempo spigolose, dai colori delicati ma anche cangianti, è carico di un fascino ipnotico. Sarebbe lecito aspettarsi un mondo carico di influssi stupefacenti, iperuranici, epifanici. Un tentativo di trasformare in musica l’insolita alchimia tra l’oro e il grigio per creare l’arancione, come lo stesso Baizley afferma.

Ma le aspettative sono presto tradite. I Baroness presentano un’opera di difficile, quasi spiacevole, ascolto. Da una parte si nota una mancanza di obiettivi, di punti fermi, di pilastri su cui far poggiare tutta la struttura di quello che si vuole esprimere. Dall’altro si nota una spiazzante ripetitività, quasi tipica di chi non ha idea di quello che vuole trasmettere all’ascoltatore. Si fatica a trovare un equilibrio all’interno di Gold & Grey, persa nei meandri di una ricerca troppo spesso fine a se stessa. Allo stesso tempo il caos è perfino ripetitivo, quasi ordinato, puntuale.

Si fatica a comprendere le motivazioni, le ragioni, gli obiettivi dei Baroness. Un’opera complessa di questo tipo necessita di alcuni spunti fondamentali. Spesso e volentieri lavori del genere nascondono un processo di catarsi dell’ascoltatore. Oppure la ricerca, non sempre fruttuosa, del proprio Io. Talvolta il tentativo di snidare i propri traumi e le proprie paure e imparare ad affrontarle. In questo ultimo caso, per esempio, è proprio l’artista che mette a nudo se stesso cercando e creando un collegamento empatico e psicologico con l’ascoltatore. Non si esclude che Gold & Grey costituisca proprio un tentativo simile. Ma il gesto è goffo e il risultato è insufficiente, da ogni punto di vista.Baroness

Non si possono scrivere diciassette canzoni senza che nemmeno una lasci un segno indelebile nell’ascoltatore. Non è accettabile che quasi metà delle canzoni siano dei semplici riempitivi (simil) elettronici, spesso di scarso pregio, come Crooked Mile Can Oscura . Non si può considerare valido un lavoro dove la parte migliore, o meno peggiore, sia costituita appunto da questi riempitivi che consentono un po’ di respiro.

L’assenza di una struttura è disarmante, diventando presto insopportabile. Va benissimo lavorare senza porsi limiti. Va benissimo muoversi cercando di buttare giù i muri della mente e dei giudizi. Va benissimo cercare di rappresentare un pensiero musicale dietro la cacofonia. Ma è un lavoro difficile da realizzare e non si può fare senza ispirazione. Non si può andare a caso, con la superbia di voler dimostrare di saper creare una musica caleidoscopica. Serve criterio, serve ordine, anche quando si vuole dire tutto il contrario del criterio e dell’ordine. Volete un esempio di musica caleidoscopica? Ascoltate i Tool o vedeteveli dal vivo, ora che sono tornati, e capirete.

La ripetitività poi di quanto esposto è l’altra grande nota dolente dell’album. Lo stile vocale si muove sempre sulle stesse corde, su acuti sporchi, quasi urlati, come si può ascoltare in Tourniquet o Pale Sun. Sì, sono usati da almeno cinquant’anni per simboleggiare una rabbia quasi primitiva e connaturata con il destino dell’uomo. Ma tutti i brani devono essere cantati allo stesso modo? Se si vuole indagare cosa c’è dietro il muro delle apparenze, se veramente si vuole comprendere cosa vuol dire squarciare il Velo di Maya attraverso la musica, allora molto meglio ascoltare gli Hypno5e.

BaronessLo stile musicale poi si muove su un approccio miscelato tra sludgeindie. I Mastodon, per quanto riguarda questo tipo di sound, restano dei maestri insuperati. Per quanto concerne le atmosfere cupe, introspettive e quasi apocalittiche, gli esempi si perdono. Ma i Wheel si muovono con molta più disinvoltura in questi campi difficili rispetto ai veterani Baroness.

Purtroppo Gold & Grey è un album che lascia un profondo amaro in bocca. Sono importanti band come questa che cercano di indagare il macro e il microcosmo attraverso una musica che voglia andare oltre. Sono band che cercano di smuovere il sistema musicale da un’ossatura ormai troppo tradizionale e invecchiata. Ma questi tentativi superomistici non si possono fare senza una solida base o rischiano di diventare dei fatali quanto inutili salti nel vuoto.