Quando, nell’estate del 1979, Dalla e De Gregori si imbarcarono in un’impresa stramba – fare un tour insieme –, la notizia destò grande interesse. E, come tutti i fatti inediti, che hanno il forte gusto della novità, produsse un certo clamore. Di motivi ce n’erano e a bizzeffe. Da una parte si intrecciavano col contesto sociale degli ultimi anni, dall’altra raccontavano qualcosa dei percorsi artistici dei due.

L’Italia di quegli anni non era più un posto sicuro per grandi concerti. A farne le spese erano stati soprattutto gruppi e cantanti stranieri. Tra il 1974 e il 1975, la follia di piazza era dilagata, sabotando gli spettacoli di artisti che, in diversi casi, si esibivano nell’unica data italiana. I primi ad essere colpiti furono i Traffic, formazione inglese di progressive rock. Il concerto a Roma non poté neppure avere luogo, a causa di violenti tafferugli ingaggiati all’esterno tra polizia e facinorosi. Così fu per i Soft Machine a Napoli, per Santana a Milano – che si vide piombare sul palco addirittura delle molotov – e per Lou Reed a Roma.

La matrice il più delle volte era politica e colpì anche Francesco De Gregori. Era il 2 aprile del 1976 quando al Palalido di Milano il cantautore fu costretto a interrompere il concerto a causa dell’incursione sul palco di un gruppo di contestatori. Volarono accuse pesanti, minacce. Fu un brutto quarto d’ora. L’episodio segnò a fondo De Gregori che quasi fu sul punto di lasciare per sempre una carriera che iniziava a mietere i primi grandi successi.

Per alcuni anni, in effetti, non fece più concerti. E Banana Republic, in un contesto del genere, segnò un ritorno trionfale e si inserì in una stagione pacifica che avrebbe riportato gli artisti stranieri  a scegliere nuovamente i palchi italiani.

Dalla e De Gregori sembravano davvero uno il contrario dell’altro. Come il primo si mostrava in tutta la sua vivacità, dinamico, pieno di brio, il secondo si distingueva per la sua compostezza e il profilo imperturbabile. Fu Dalla, nella sua immancabile ironia, ad abbozzare i primi paragoni. Giocava sul fatto che lui fosse basso e l’altro di una certa statura, ma anche sulle differenze di carattere. Ed eccolo, di volta in volta, ritrarsi come un Topolino a fianco di un Pippo, come un Sancho Panza alle prese con don Chisciotte.

La conoscenza fra i due risaliva a qualche anno prima. A quanto pare, già nel 1973 ebbero modo di suonare insieme alle isole Tremiti e nel settembre del 1974 furono insieme a Antonello Venditti e Maria Monti, come attesta un live dello stesso anno ristampato nel 2001, sul palco della Festa dell’Unità di Bologna.

Tra il 1975 e il 1976 scriveranno insieme Pablo e Giovane esploratore Tobia, poi confluiti in dischi di De Gregori. E ancora, alla fine del 1978, nello stesso anno in cui si ritroveranno, su invito della FGCI a condividere lo stesso palco allo stadio Flaminio di Roma, vedrà la luce un brano scritto a quattro mani, Ma come fanno i marinai, destinato a chiudere l’album che sarà poi ricavato a conclusione di Banana Republic.

Insomma, niente più scuse. I tempi erano maturi. Ma maturi per cosa? Fino ad allora i due avevano lavorato insieme con regolarità, ma occasionalmente. Si erano alternati magari nella stessa sera sullo stesso palco. Ciascuno faceva il suo. E, salvo le poche incisioni e gli sporadici brani scritti insieme, non si può certo dire che avessero mai lavorato “gomito a gomito”.

La tournée di Banana Republic fu la sfida, l’esperimento da tentare. Durò dal 16 giugno al 28 luglio del  1979 e toccò i principali stadi d’Italia, dal “Comunale” di Torino al “Ferraris” di Genova, dal “Dall’Ara” di Bologna al “San Paolo” di Napoli. E fu proprio a seguito di questa esperienza che il gruppo di musicisti guidato da Gaetano Curreri, da anni a fianco di Dalla, fece un azzardo e si buttò.  Fondarono gli Stadio e partirono per una nuova vita. Azzardo riuscito.

Tra i più fidi collaboratori di Dalla, in quella tournée c’era anche Ron, nome d’arte di Rosalino Cellamare, scoperto dal cantautore bolognese pochi anni prima. Per i due curerà gli arrangiamenti, suonerà la chitarra e il pianoforte, ma non si limiterà solo a questo. Ad ogni esibizione, sfidando gli umori di un pubblico che non sempre dimostrerà di gradire l’interruzione, proporrà due suoi brani,  Come va e I ragazzi italiani. E la RAI, resasi conto del ruolo non marginale del giovane cantautore nella buona riuscita del tour, gli dedicherà un servizio a parte dal titolo Il terzo uomo.

I brani in scaletta erano ventotto e riproponevano pezzi dei rispettivi repertori. Solo nove, però, furono scelti per l’album che ne sarebbe derivato. In apertura proprio Banana Republic, la traduzione di un brano di Steve Goodman; a seguire Un gelato al limon, scritta da Paolo Conte; una  lunga sequenza di successi personali – La canzone di Orlando, Piazza Grande, 4/3/1943 per Dalla e Bufalo Bill, Santa Lucia e Quattro cani per De Gregori -, per arrivare alla chiusura, affidata a Addio a Napoli, originariamente cantata dal tenore Enrico Caruso, e la già citata Ma come fanno i marinai.

banan republic dalla de gregori

L’album fu un successo, come del resto il tour. L’esperimento era riuscito. Dalla e De Gregori godevano già di una certa fama, non erano di sicuro stelle al tramonto. Andava fatto, per gioco, divertimento o, semplicemente, per non restare col dubbio.

Ma adesso che l’estate volgeva al termine, chitarra e clarinetto in spalla e ognuno di nuovo per la sua strada. Si sarebbero più rivisti? Sì, che si sarebbero rivisti. Avrebbero cercato ancora quel brivido con un tour che ricordasse le antiche glorie? Sì e neppure loro credevano che ciò potesse accadere. Work in progress li riunì nel 2010. Due vecchi amici. Due grandi della canzone italiana. Ma questa è un’altra storia.   

Massimo Vitulano