Intro

Hola caballeros! Esta noche B-side ve puerta… ve puertas… ve conduces(?)… Vabbè, forse è meglio lasciare lo spagnolo a chi lo conosce! Questa sera B-Side salta sul primo aereo e vi porta a fare un giro dall’altra parte del mondo! Palme, spiagge assolate e rhum dei peggiori bar di Caracas fanno da cornice al brano di stasera; un pezzo che ognuno di noi avrà sentito almeno una volta nella vita, canticchiato e forse anche ballato. Stiamo parlando di “La vida es un carnaval”, grandissimo successo interpretato da Célia Cruz ed in seguito riproposto in varie salse da innumerevoli artisti. Il pezzo, estratto dall’album “Mi vida es cantar” del 1998 e lanciato sul mercato come singolo, si aggiudica nel 2003 il premio “Lo Nuestro Award for Tropical Song of the Year”. Dal carattere deciso e travolgente, il brano scala le classifiche di tutto il mondo: nel 2015 si piazza infatti al 3° posto della US Tropical Digital Songs di Billboard. La canzone comparirà anche nella colonna sonora dell’omonimo film di Samuele Sbrighi del 2006.

Di seguito sono riportati testo e traduzione del brano:

Todo aquel
Que piense que la vida es desigual
Tiene que saber que no es así
Que la vida es una hermosura
Hay que vivirla
Todo aquel
Que piense que está solo y que está mal
Tiene que saber que no es así
Que en la vida no hay nadie solo
Siempre hay alguien

Ay, no hay que llorar (No hay que llorar)
Que la vida es un carnaval
Que es más bello vivir cantando
Oh oh oh ay, no hay que llorar (No hay que llorar)
Que la vida es una carnaval
Y las penas se van cantando
Oh oh oh ay, no hay que llorar (No hay que llorar)
Que la vida es un carnaval
Que es más bello vivir cantando
Oh oh oh ay, no hay que llorar (No hay que llorar)
Que la vida es un carnaval
Y las penas se van cantado

Todo aquel
Que piense que la vida siempre es cruel
Tiene que saber que no es así
Que tan solo hay momentos malos
Y todo pasa
Todo aquel
Que piense que esto nunca va cambiar
Tiene que saber que no es así
Que al mal tiempo, buena cara
Y todo cambia

Ay, no hay que llorar (No hay que llorar)
Que la vida es un carnaval
Que es más bello vivir cantando
Oh oh oh ay, no hay que llorar (No hay que llorar)
Que la vida es una carnaval
Y las penas se van cantando
Oh oh oh ay, no hay que llorar (No hay que llorar)
Que la vida es un carnaval
Que es más bello vivir cantando
Oh oh oh ay, no hay que llorar (No hay que llorar)
Que la vida es un carnaval
Y las penas se van cantado
es para reír

(No hay que llorar) para gozar
(Carnaval) para disfrutar
(Hay que vivir cantando)
(Carnaval) la vida es un carnaval
(No hay que llorar) todos podemos cantar
(Carnaval) ay señores
(Hay que vivir cantando)
(Carnaval) todo aquel que piense
(No hay que llorar) que la vida es cruel
(Carnaval) nunca estará solo
(Hay que vivir cantando) Dios está con él
Para aquellos que se quejan tanto (bua)
Para aquellos que solo critican (bua)
Para aquellos que usan las armas (bua)
Para aquellos que nos contaminen (bua)
Para aquellos que hacen la guerra (bua)
Para aquellos que viven pecando (bua)
Para aquellos que nos maltratan (bua)
Para aquellos que nos contagian (bua)

Tutti quelli che pensano
Che la vita è dura
Devono sapere che non è così
La vita è una bellezza
Bisogna viverla

Tutti quelli che pensano
Di star soli e di star male
Devono sapere che non è cosi
Che nella vita nessuno è solo
E c’è sempre qualcuno

Ahi, non si deve piangere
La vita è un carnevale
Ed è più bello vivere cantando
Oh, oh,oh, ahi, non si deve piangere
La vita è un carnevale
E le angosce se ne vanno cantando

Tutti quelli che pensano
Che la vita è sempre crudele
Devono sapere che non è così
Che ci son solo momenti brutti
E tutto passa

Tutti quelli che pensano
Che niente cambierà mai
Devono sapere che non è così
buon viso a cattivo gioco”
E tutto cambia

Ahi, non si deve piangere
Perché la vita è un carnevale
Ed è più bello vivere cantando
Oh, oh, oh, ahi, non si deve piangere
Perché la vita è un carnevale
E le angosce se ne vanno cantando

Per quelli che si lamentano troppo
Per quelli che criticano soltanto
Per quelli che usano le armi
Per quelli che ci contaminano
Per quelli che fanno la guerra
Per quelli che vivono peccando
Per quelli che ci maltrattano
Per quelli che ci contagiano

N.B. Si consiglia di ascoltare il brano in questione durante la lettura di quanto segue.

Strofa

Indossai la camicia nera e la abbottonai con calma partendo dal basso, avendo cura di lasciare aperti i primi due bottoni come era mio uso a quei tempi. Adoravo quella camicia: la abbinavo di solito al pantalone di lino bianco, fresco e brillante, e alle scarpe nere, quelle lucide. Uscì dal bagno con i capelli accuratamente sistemati, merito della mia fidata brillantina, e mi lasciai avvolgere da una nuvola di profumo. “El Corazon de Cuba”, era così che si chiamava quella colonia. Calda, pungente e capace di inebriarti per ore… Proprio come lei.
Uscii di casa e cominciai a camminare a passo svelto, canticchiando e rivolgendo qualche sorrisetto provocatorio, quasi beffardo, alle muchachas che incrociavo lungo la strada. Arrivai davanti al locale, aprii la porta ed entrai nella bettola dove svanivano le mie nottate. Appena misi piede nello stanzone mi investì il familiare odore di rhum, sudore e sigaro a cui ero ormai abituato, il tutto accompagnato dalle vibrazioni della musica e dal vociare indistinto che ronzava insistentemente nelle mie orecchie.
Cercai un po’ con lo sguardo tra la folla, ma non ci misi molto a trovarla. Quel suo vestito rosso come il sangue e la naturale aria da rinnegata che la contraddistingueva si fecero spazio con prepotenza e mi trapanarono gli occhi.
Le percussioni ribollivano in sottofondo, stasera i ragazzi erano davvero carichi.
Amava fingere di non vedermi, forse perché sapeva che era una cosa che mi indispettiva. Mi avvicinai a lei e le afferrai un polso, la tirai a me quasi con prepotenza e ci trovammo a guardarci occhi negli occhi. In quel momento mi sentì punto da mille aghi: punto da quelle labbra rosse e carnose, dai capelli che cadevano sul collo formando dei ghirigori, dalla ruga che le stava increspando il viso in un sorriso…
… E ovviamente dai suoi occhi.
Chiari, vividi, spietati.
Velati, beffardi, persi nei miei.
“Oye… Ti sembra ora di arrivare? E che modi sono poi?”
“Sta’zitta. Balliamo.”
La trascinai al centro della pista stracolma, le passai una mano attorno alla vita e cercai incosciamente di sincronizzare il mio respiro al suo, mentre affondavo il viso nel profumo dei suoi capelli. Cominciammo a muoverci insieme e passo dopo passo i nostri piedi cominciarono ad inseguirsi, a combattersi, a cercarsi senza sosta. Ben presto la pelle delle sue gambe lisce si imperlò di sudore mentre ci sfregavamo l’uno sull’altro come due fiammiferi, invocando quella scintilla che ci avrebbe fatti prendere fuoco.
Gli occhi della sala erano puntati su di noi, e lei lo sapeva. Si nutriva delle attenzioni che riceveva, voluttuosa e capricciosa, fatale e senza freni.
La feci girare su se stessa, al che lei mi diede le spalle e continuò a fremere sotto le mie mani, incapace di smettere. Il tempo era fermo, spaccato in un solo istante per il resto dell’eternità… O almeno a me così sembrava.
La musica cessò, lei si girò a guardarmi e lentamente sfilò la sua mano dalla mia. Accennò un sorriso e quasi sussurrando mi disse qualcosa sul fatto che le piaceva come ballavo, poi andò a raccogliere la borsa e si avviò verso la porta. Si fermò sulla soglia, mi guardò e mi fece un occhiolino. Poi uscì ridendo.
Ero suo, e lei ahimè lo sapeva.

Solo

Un’esplosione di salsa travolge l’ascoltatore fin dai primi secondi di riproduzione. Un riff indimenticabile, una tromba squillante e cristallina… Le danze si aprono con un paso doble tra un basso fluido, profondo e profumato di rhum e una percussione secca e precisa, mentre nell’aria sale un synth sinuoso e avvolgente disteso sul tintinnio di una chitarra.
D’improvviso entra una voce. Veloci e calde, le parole sembrano arrivare da lontano, da una bocca sorridente, baciata dall’austero sole cubano…
Parte il ritornello, e ormai controllare il proprio corpo è impossibile. Il ritmo si insinua sotto pelle e si infiamma in un coro armonioso e bruciante, trafitto dai dardi scagliati dalla tromba.
Arriva lo special. Voce portante e coro si dividono per entrare in contrasto: la voce chiama, il coro risponde, l’armonia vibra sotto i colpi dell’arpeggio concitato di un piano. La tromba dilaga in un assolo inquieto e frenetico, alternandosi alla voce per poi rientrare nel riff introduttivo. D’un tratto un colpo di coda, un’energica sferzata finale e il brano si chiude.