Intro
Le vacanze si avvicinano, il caldo del mese di giugno ci fa sognare paesi freddi e mete inesplorate, la voglia di evadere ci assale. A questo proposito il tema di oggi di B-Side è ancora una volta una fuga, questa volta a bordo di un vecchio treno a vapore, accompagnata dalle note di Electrical Storm, il meraviglioso brano degli U2. Il pezzo, primo dei due singoli estratti dalla raccolta “The Best of 1990-2000“, parla di un amore burrascoso, ma lo fa in maniera docile, usando toni delicati. Particolarmente evocativo il videoclip associato, che mostra la relazione tra un uomo ed una sirena, diretto dallo storico fotografo degli U2 Anton Corbijn.

Segue il testo e la traduzione del brano:

The sea it swells like a sore head,
and the night it is aching
Two lovers lie with no sheets on their bed
and the day it is breaking
On rainy days we’d go swimming out
on rainy days swimming in the sound
On rainy days we’d go swimming out
You’re in my mind all of the time
I know that’s not enough
If the sky can crack
there must be some way back,
for love and only love.

Electrical Storm
Electrical Storm
Baby don’t cry

Car alarm won’t let ya back to sleep
You’re kept awake, dreaming some else’s dream
Coffee is cold, but it will get you through
Compromise, that’s nothing new to you
Let’s see colours that have never been seen
Let’s go to places no one else has been
You’re in my mind all of the time
I know that’s not enough
If the sky can crack
there must be some way back
to love and only love

Electrical Storm
Electrical Storm
Electrical Storm
Baby don’t cry

It’s hot as hell, honey in this room
Sure hope the weather will break soon
The air is heavy, heavy as a truck
Need the rain to wash away our bad luck
heeeey… heeeey…
If the sky can crack,
there must be some way back
to love and only love

Electrical Storm
Electrical Storm
Electrical Storm
Baby don’t cry
Baby don’t cry
Baby don’t cry
Baby don’t cry

Il mare è gonfio come un mal di testa
E la notte fa male
Due amanti sono stesi senza lenzuola nel loro letto
E il giorno sta cominciando
Nei giorni di pioggia andiamo fuori a nuotare
Nei giorni di pioggia, nuotando nel suono
Nei giorni di pioggia andiamo fuori a nuotare
Sei nella mia testa
Tutto il tempo
So che non è abbastanza
Se il cielo si apre
Ci deve essere un modo di tornare
Ad amare e solo amare

Allarme dell’auto
non ti permetterà di tornare a dormire
ti terrà sveglia
a sognare il sogno di qualcun altro
il caffè è freddo
ma ti permetterà di arrivare
ad un compromesso
non è niente di nuovo per te

Vediamo i colori che non sono mai stati visti
andiamo in posti in cui nessun altro è mai stato
Nella mia testa
Tutto il tempo
So che non è abbastanza
Se il cielo si apre
Ci deve essere un modo di tornare
Ad amare e solo amare

Tempesta elettrica
Tempesta elettrica
Tempesta elettrica
Piccola non piangere

Fa caldo come all’inferno,
tesoro in questa stanza
Certo il tempo cambierà presto
L’aria è pesante, pesante come un camion
Spero che la pioggia lavi via la nostra sfortuna
Se il cielo si apre
Ci deve essere un modo di tornare
Ad amare e solo amare

Tempesta elettrica
Tempesta elettrica
Tempesta elettrica
Piccola non piangere
Piccola non piangere
Oh Piccola non piangere
Oh Piccola non piangere

N.B. Si consiglia di leggere quanto segue durante la riproduzione del brano

Strofa
Il convoglio sfrecciava e sbuffava nella brughiera verdeggiante, mentre i miei occhi carezzavano i contorni del paesaggio che scivolavano fuori dal finestrino. Era un inverno particolarmente freddo quello in cui decisi di intraprendere quel viaggio, quindi sedevo nella mia poltrona avvolto dal tepore del mio lungo trench nero, perso com’ero in mille pensieri e accompagnato costantemente da quel misto di paura ed eccitazione che si prova quando si da una brusca svolta alla propria vita.
D’un tratto la porta del vagone si aprì e ne entrò una creatura meravigliosa. Scivolava leggera tra i sedili, muovendosi lentamente, con eleganza, facendo scorrere il suo sguardo di ghiaccio sui volti dei passeggeri che le si paravano davanti e lasciando ondeggiare la sua lunga chioma di ricci corvini libera nel tiepido sole inglese di inizio dicembre. La osservai sfilare lentamente fino a raggiungere la poltrona di faccia alla mia, dove prese posto. Il verde esterno sembrava quasi riflettere, balenare nei suoi occhi per andare a nascondersi dietro un velo di tristezza. Lei era questo: bella come la notte e triste come il crepuscolo.
Per un solo istante si voltò, trovando i miei occhi ad accoglierla. Uno sguardo durato un secondo di troppo le fece fiorire un lieve sorriso sulle labbra, dopodiché tornò a guardare fuori.
Dovevo parlare con lei. Anche se mi ci fosse voluta una vita intera solo per sentirle pronunciare il suo nome, dovevo ascoltare la sua voce.
Poi d’un tratto mi uscì di colpo, senza motivo e senza contesto.
Come ti chiami?
Lei, quasi come se si aspettasse quel goffo quanto estremamente diretto tentativo, si girò lentamente verso di me e prese qualche secondo per guardarmi con un mezzo sorrisetto. Dopodiché parlò.
“Miriam”.
Sentì ogni lettera, ogni fonema entrarmi nella testa con la dolcezza di un bacio. “Miriam”.
Cominciammo a parlare, e la vidi illuminarsi davanti ai miei occhi, parola dopo parola. Le nostre risate si intracciavano, i nostri occhi si cercavano e le nostre parole vibravano nell’aria all’unisono.
E fu così che cominciò un viaggio, il viaggio che cercavo e che non si è ancora concluso.
Scendemmo dal treno insieme, uscimmo dalla stazione e sentii un brano provenire da qualche edificio li intorno.

Solo
Un tintinnio cristallino apre il pezzo, adagiato morbidamente su un note lunghe e distensive. Dal nulla sorge un’eco, una voce lontana, sognante che si imbatte nei tonanti accordi di una chitarra acustica. Un soffio di vento, l’energia sale, tutto comincia a muoversi.
La sezione ritmica invade il brano: una batteria leggera, sincopata, accompagnata da un basso statuario che picchia con ogni nota. Preritornello, una chitarra elettrica irrompe e infiamma la melodia, conducendo ad un ritornello concitato, travolgente, un treno in pieno petto…
E poi tutto si spegne, un tintinnio e il turbine sonoro si ferma.
Una strofa basta a far risalire la temperatura, fino ad esplodere in un altro ritornello, a cui segue il pianto di una chitarra elettrica in un crescente assolo, denso, impetuoso, prepotente .
“Baby don’t cry” suggerisce la voce… Bambina non piangere…
Uno scoppio di piatti, una brusca frenata e il viaggio giunge al capolinea… O forse no.