Intro

Sono sicuro che sulla scelta del pezzo per il B-Side di questa settimana abbia influito molto l’eclissi lunare di questi giorni. Si perché il brano di oggi è un brano misterioso, seducente, capace di svuotare la mente proprio come quando si guarda l’astro d’argento nelle notti di plenilunio. Stiamo parlando di Burning Desire della statunitense Lana del Rey. Il brano, datato 2013, assume la carica di singolo promozionale dell’album Paradise e viene inoltre scelto dalla Jaguar per fare da colonna sonora allo spot della loro nuova auto, la Jaguar F-Type. Senza ulteriori preamboli, lascio il microfono alla calda voce di miss Lana.

Strofa

Dalla finestra arrivava un fastidioso spiffero che mi provocava brividi lungo la schiena. Ero steso sul letto, ma non avevo nessuna voglia di dormire. Erano più o meno le due, e la levataccia del giorno dopo mi avrebbe fatto pagare a caro prezzo quel mio improvviso moto d’insonnia.
Ma più cercavo di lasciar correre e più quel pensiero si rivoltava contro di me e stringeva le sue spire attorno al mio cuore. Era troppo tardi? Forse si… Eravamo nient’altro che l’ombra di noi stessi, uno sbuffo di fumo dal profumo di ciò che eravamo un tempo.
Sentivo i suoi passi in cucina, il modo maldestro in cui maneggiava gli oggetti quando era nervosa… E negli ultimi tempi lo era spesso. Lo eravamo.
Mi rigirai sul cuscino.
Quanto tempo è passato? O addirittura quante vite? Accostai il viso al suo cuscino e sentii il suo profumo… I primi tempi non facevo altro che ripeterle quanto mi piacesse l’odore della sua pelle, l’essenza del suo respiro… Da quando non glielo dicevo?
Mi alzai a sedere.
Dalla nostra stanza da letto la intravedevo avvolta nella penombra mentre fingeva di rassettare o di preparare qualcosa che nessuno avrebbe mangiato, asciugandosi di tanto in tanto una lacrima e preoccupandosi attentamente di non mostrarsi a me in quello stato.
Non mi era mai piaciuto che piangesse. Le avevo promesso che non avrebbe mai più dovuto farlo.
Le avevo promesso…
Mi alzai dal letto senza pensarci, senza essere totalmente cosciente di ciò che stavo facendo; andai verso di lei, le afferrai un polso e la voltai. Stava per aprire la bocca per ribattere, per far valere le sue ragioni contro le mie. Non ne ebbe mai il tempo.
La baciai, come non succedeva da secoli. Sentii la rabbia che scorreva in ogni molecola del suo corpo e della sua anima battersi con tutte le forze contro quel gesto. Lentamente, i suoi muscoli si sciolsero, i suoi movimenti divennero fluidi… Il suo corpo si abbandonò alla mia volontà.
La trassi quasi di forza sul letto, spensi tutte le luci e la spogliai. Sentivo il suo petto gonfiarsi per poi svuotarsi sotto le mie dita, agitato come il mare in tempesta. La sua pelle risplendeva al chiaro di luna, mentre nel buio della stanza i suoi occhi scintillavano ardenti nei miei.
Facemmo l’amore. Non so per quanto, forse un’ora o due. Forse una notte intera. Forse una vita. Con ardore mi ripresi dai suoi fianchi ogni singolo secondo rubato, sprecato ad odiarci e dimenticarci, avvolti in una coltre di quel profumo che emanavano i suoi capelli.
Fu tutto uno stringere con forza, tirare, affondare le unghie nella carne, avvicinare le nostre anime tanto da farle quasi esplodere… Per poi scivolare l’uno accanto all’altra, in silenzio, stanchi ma rinati. Io, lei e la luna. Le sue dita strette nelle mie.
Il silenzio regnava nella stanza, rotto solo, dolcemente, dal suo respiro.
Saremo stati lì per sempre. Lo promisi.

Solo

Violini e synth. Dalla polvere sale un tappeto avvolgente, puntellato di trilli di pianoforte. La sinistra del pianista comincia a battere sui quarti, mentre una voce prende forma tramite sospiri veloci e profondi. Parte il beat, e quella voce si infiamma. Il pezzo incalza ed entra nella strofa con il respiro sempre più affannoso, denso; un meraviglioso gioco di sussurri, in cui la voce sembra nascondersi dietro fugaci ombre per poi rivivere, straripare agitarsi voluttuosa nel ritornello. Un timbro ipnotico scivola su un sottofondo percussivo, sorretto da controcanti dal sapore etereo. D’improvviso il tono si acuisce, si entra nello special; un falsetto, che fa quasi a pugni con il cantato precedente, occupa la linea vocale cavalcando quel beat inarrestabile e ammaliante. Ultimo ritornello, ancora un respiro, un ultimo affanno, e il pezzo muore tra le braccia di chi ascolta.