Sembra la trama di un telefilm, forse dal titolo “Cambio vita, mi trasferisco in Sicilia”.
Un norvegese decide, insieme a sua madre, di trasferirsi in Sicilia, precisamente a Ortigia, Siracusa. La domanda che si porrebbero tutti è “Cosa potrà mai fare un norvegese nel profondo sud Italia? Due estremi: il freddo inverno e il caldo torrido”. Beh, per Erlend Øye è stato un gran salto di qualità. Oramai è ben conosciuto nella parte più antica della città, lo si può trovare a fare autostop oppure tra i vicoli a mangiare pesce, e nella sua casa si può sempre trovare qualcuno a suonare insieme a lui.
Dopo esser stato in tour in Messico, Uruguay e Argentina, è finalmente tornato in patria per quattro date italiane.
È la volta di Roma; nella Sala Petrassi dell’Auditorium Parco della Musica, il norvegese si presenta sul palco pacatamente, quasi trattenuto da una leggera timidezza e circondato da tre chitarre ed un ukulele dà inizio allo spettacolo.
Da subito il pubblico sembra esser rapito dalla magia e posatezza dell’artista, lo si percepiva da un silenzio esitante ad ogni fine canzone.
Erlend Øye, un microfono e una chitarra.
Tra l’intimità dei primi brani, la tensione viene meno “Tranquilli, non ci sarò solo io sul palco.”
Infatti, pian piano, ecco spuntar fuori i suoi compagni di avventura. Da voce e piano viene eseguita una suggestiva Lies Become Part Of Who You Are, conseguentemente lo show comincia a scaldarsi con l’arrivo di altri musicisti, tutti siciliani. Il cantautore abbraccia il suo adorato ukulele e vengono eseguiti – anche – brani del repertorio dei The Whitest Boy Alive e dei King of Convenience.
Il pubblico, spinto dall’artista, si alza dalle poltrone per andare vicino al palco. Ora, davvero, sembrava di essere ad una bellissima festa, quasi intima, quasi come se fossimo nella casa del cantante.
Si è trovato anche il tempo per far esibire i musicisti in brani portoghesi e siculi, mentre Erlend, sceso dal palco, si è lanciato in uno scatenato ballo tra la folla, per poi sedersi al lato del palco come un qualsiasi spettatore.
Non poteva mancare La Prima Estate, il suo primo singolo scritto in italiano: esperimento riuscito alla grande, dal momento che ha continuato a deliziarci con altri suoi inediti italiani.
Questo live è stato come ripercorrere la sua vita: da un inizio quieto, riservato – Norvegia – si è arrivati ad un finale coinvolgente, caloroso – Sicilia.
13 aprile, grazie ad Erlend Øye l’estate a Roma è arrivata in anticipo.

 

Beatrice Sacco