Anteprima Insidemusic: Il Flusso degli Arancioni Meccanici

di Paola Pagni

Gli Arancioni Meccanici tornano con un nuovo singolo e ci riportano ad un passato musicale ancora vivo e necessario. “Il Flusso” è la voce “dei vent’anni passati ad urlare”, degli “anni passati a sanguinare”; graffiando l’esistenza, con i ricordi che scalpitano e balzano nel presente a colpi di riff e distorsori.


“Il Flusso” parla di una generazione che forse non è cresciuta mai del tutto e forse anche per questo ha molto da insegnare ai ventenni di oggi, perché, come cantano loro: “il tempo non si perde, il tempo è un gabbiano che vola via”.

Gli Arancioni Meccanici inaugurano quindi la collezione autunno/inverno con un nuovo singolo che sa tanto di new wave, adolescenza tossica e muro di Berlino. 

“Il Flusso” è un inno alla vita, non allineata, che lascia sempre qualche traccia. Il tutto è scandito da un riff potentissimo, degno di Echo and The Bunnymen.

Gli Arancioni Meccanici dagli inizi ad oggi

Gli Arancioni Meccanici si formano nel 2005 a Milano. 

Nel 2008 registrano il primo disco omonimo al Blocco A di Padova con Giulio Favero. Questo primo lavoro ufficiale verrà successivamente mixato a Milano da Livio Magnini e a Ferrara dallo stesso Favero. Viene pubblicato nel 2010 e distribuito dalla ormai scomparsa Venus.

Nel 2013 esce il secondo album “Nero”, prodotto dal gruppo stesso, Marcello Crosti e Salvatore Carducci. Registrato al Mono Studio e a Frequenze Studio; mixato da Matteo Agosti e Andrea Mottadelli presso Fonologie Monzesi e masterizzato da Giovanni Versari.

Nel 2020 la band rinnova decisamente il proprio percorso artistico con una serie di singoli che anticiperanno l’uscita di un nuovo disco per Gelo Dischi: dopo la freschezza funk di “Zombie Jungle”, le atmosfere pop e accattivanti di “Disco D’Argento” e il mix di new wave e surf acido di “Italo Disco” e il solar punk di “Combustibile”, gli Arancioni Meccanici sono pronti a presentare il nuovo singolo “Il Flusso”.

Ascolta il brano in anteprima:

Il flusso

Abbiamo colto l’occasione dell’uscita del singolo per scambiare quattro chiacchiere con loro

Intervista

“Il Flusso” sembra parlare del passato di un’intera generazione in cui l’unico social era la piazza, e invece ci chattare le parole si urlavano in faccia: come mai avete deciso di fare queste considerazioni adesso?

Più che parlare del passato in senso stretto, direi che attraverso immagini legate alle nostre esperienze, abbiamo voluto provare a descrivere lo stato d’animo che può appartenere a un ventenne di adesso, come di 100 anni fa. Se non ci siamo riusciti è venuta fuori una canzone sui rave anni 90, va bene comunque.

Voi quel periodo come lo avete passato? Suonando?

Suonavamo spessissimo con diversi gruppi, che non esistono più: Trigumeda, Mongrels, Rebel Des, Jetlag ecc. Se non suonavamo eravamo a un concerto di qualcun altro. Fino ai primi anni 2000 mi  sembrava che a Milano ci fosse una festa in ogni angolo, poi è cambiata l’aria e hanno iniziato a chiudere i bar alle 02.00.

Quale musica era ed è ancora il vostro riferimento artistico?

Il Punk, la tekno e Franco Califano.

Il nome della band arriva immagino dal titolo del film cult Arancia Meccanica, perché?

Immagini bene. Il nome è nato per scherzo mesi prima che decidessimo di fare la prima prova. C’è poco da spiegare, qualcuno si chiama Asdrubale e noi ci chiamiamo Arancioni Meccanici. Avevamo immaginato una sorta di monaci buddisti, solitamente vestiti di arancione comportarsi come i drughi del film. Oggi è forse un nome che richiama solo la parte più sarcastica e punk della nostra produzione però ci siamo affezionati.

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