Aquaman, un ritorno da record al botteghino per la DC Comic

di InsideMusic

Aquaman nasceva con una missione da compiere: risollevare le sorti del DC Extended Universe dopo il flop di Justice League. Il precedente capitolo della saga di supereroi guidata da Batman e Superman ci lasciava con l’amaro in bocca nel lontano Novembre 2017, missione fallita di nuovo nonostante il  record d’incassi rispetto ai precedenti targati DC

Mentre la compagnia avversaria Marvel, del compianto Stan Lee, rilasciava quel capolavoro di Avengers – Infinity War, la DC doveva ancora stabilire la giusta rotta. Per farlo è stata scelta la via più complessa: fare un film su quello che è considerato il più sfigato dei supereroi. Sulla carta però gli ingredienti per renderlo un bel rilancio c’erano tutti. Innanzitutto, il look del supereroe atlantideo subisce una notevole modifica: non il biondino acqua e sapone dei fumetti, ma il sex symbol dal gusto lontanamente esotico Jason Momoa. Alla regia poi ci si è affidati a un taglio più giovanile e moderno: James Wan, autore di capolavori dell’horror più recente (si veda Insidious). Acquaman

Ma il risultato di Aquaman è l’equivalente di un tuffo di pancia da un trampolino di dieci metri, per rimanere in tema acquatico: fa proprio male, soprattutto per chi è un fan DC. Per cominciare, la trama si muove su percorsi scontati, oltre che classici. Quando si parla di supereroi è difficile uscire da alcuni must narrativi ormai consolidati. Qui, però, non si riesce a dare quel briciolo di originalità che ogni buon film del genere richiede per essere apprezzato.

La storia è di quelle canoniche, in cui Aquaman – il protagonista –  vive in esilio, ma è il pretendente al trono che vede il suo fratellastro, malvagio e demagogico. Nulla di nuovo, ovviamente, però la storia potrebbe aprirsi a scenari interessanti, se ben pianificati. Un grosso se, troppo grosso. Il fratellastro cattivo, Re Orm, interpretato da un piatto Patrick Wilson, si dedica soprattutto a urlare a squarciagola dichiarazione di guerra all’umanità tipiche di villain di film anni Sessanta. Ed è un vero peccato, perché avrebbe anche le sue buone ragioni. Difatti, Orm si fa portavoce del profondo mare, che si vede colpito duramente dall’inquinamento causato dall’umanità in superficie. Il conflitto tra i due fratelli, oltre a riguardare le pretese al trono di Atlantide, potevano incentrarsi anche su questioni ecologiche, aprendo scenari anche intrecciati. Aquaman stesso biasima l’umanità per i danni che procura al mare.Acquaman

Si pensi a quale punizione rifila al secondo villain del film, il malvagio Black Manta (Yahya Abdul-Mateen II). Questi è un pirata, soprattutto di sottomarini, ma le ragioni di questi suoi crimini non vengono mai spiegate in Aquaman. Chiaramente, c’è tutta la palese intenzione di renderlo il villain principale del sequel. Tuttavia, le poche scene in cui è presente ci mostrano una tale assenza di sfaccettature nella sua personalità da minarne le potenzialità. E dire che anche lui avrebbe buoni motivi per prendersela col supereroe atlantideo, dato che è responsabile della morte di suo padre. Eppure, c’è da aver paura all’idea di un sequel in cui Aquaman affronti Black Manta.

Le prove dei protagonisti sono senz’altro migliori. Momoa riesce a calarsi bene nei panni di questo supereroe particolare. Personaggio buono, ma ruvido e totalmente privo di classe ed eleganza:

“Quanta scena: potevo pisciarci sopra”, giusto per fare un esempio.

Irrispettoso verso le tradizioni e il galateo, sia degli umani sia degli atlantidei, Aquaman incarna perfettamente lo spirito dell’uomo sexy e selvaggio.

Non da meno la protagonista femminile Mera (Amber Heard). Controparte di Momoa, molto più elegante e affettata nei modi e nelle abilità, presenta anche grande pragmatismo e una buona dose di leadership. Aquaman dovrà ringraziarla più di una volta, perché senza di lei la sua missione non si compirebbe, e probabilmente sarebbe anche morto in più di un’occasione.

Il film punta molto sulle frecciate che i due si scambiano, in quel gioco di battute e scambi di sguardo che lasciano intendere che tra Aquaman e Mera alla fine sboccerà il più scontato degli amori. Lo stratagemma regge abbastanza bene. Tuttavia, ne rende un po’ fiacca l’interpretazione nei momenti più carichi di pathos. Momoa non regge nel momento in cui sta per comprendere di essere il vero re di Atlantide e Heard fatica in alcune scene un po’ concitate. Il loro bacio poi, con la battaglia sullo sfondo, benché evocativo e visivamente affascinante, risulta fin troppo pacchiano.

In Aquaman poche cose quindi sembrano girare per il verso giusto. Gli stessi effetti speciali, di cui gli USA sono tra i migliori produttori, risultano non sempre sufficienti. Benché la ricostruzione di Atlantide e di tutto il mondo subacqueo sia affascinante, le truppe dei soldati sembrano fatte con lo stampino. Un copia-incolla troppo brutto per essere vero, con una carenza di dettagli davvero sconvolgente per una produzione multimilionaria.

Insomma, Aquaman rischia seriamente di essere uno dei punti più bassi del DC Extended Universe. Film drammaticamente al di sotto delle aspettative, rimanda il rilancio della catena di film all’imminente Shazam!

Tuttavia, il film presenta una delle migliori colonne sonore per supereroi, dopo le realizzazioni di Hans Zimmer. Il compositore tedesco si è difatti allontanato dal genere dopo Batman V. Superman e il suo posto è stato via via preso da altri. Mentre Danny Elfman deludeva con Justice League, in Aquaman Rupert Gregson-Williams realizza brani di pregevole fattura. Il compositore britannico si muove attraverso un’interessante commistione di orchestra e musica elettronica di grande coraggio e intelligenza.

AcquamanIl largo uso di sintetizzatori, impiegati poi per tematiche legate all’acqua, ricorda molto il mondo di Subterranea degli inglesi IQ, esponenti di spicco del Neoprogressive. Ma le stesse ritmiche molto concitate e quasi ballabili richiamano notevolmente i Depeche Mode. Lo stile di Zimmer, di cui Gregson-Williams è allievo, è riconoscibile in molti brani, per non parlare dell’influenza di Howard Shore: la battaglia finale, in pieno stile “signore degli anelli”, non può non risentire delle composizioni realizzate per i film della trilogia dell’Anello. La presenza di un leitmotiv commovente e gestito sapientemente in differenti versioni rende poi l’intero repertorio splendido e maestoso. Non manca anche la sapiente composizioni di parti per percussioni e voci profonde molto azzeccate per le scene di combattimento. Sebbene il film cerchi di rovinare tutta l’atmosfera con una piovra che suona dei tamburi (sì, c’è, non me lo sono inventato).

Visto che Gregson-Williams è anche l’autore delle ottime musiche per Wonder Woman, è probabile che il DCEU abbia trovato il compositore migliore per i propri film dopo la defezione di Zimmer. Questo dovrebbe diventare un punto fermo per i prossimi film, in particolare il probabile sequel incentrato sull’eroe atlantideo. Per quanto riguarda invece il giovane regista James Wan, la sua prova è molto deludente (gli va riconosciuto solo il fascino horror dell’incontro con i Trench, tra l’altro supportato dal fido compositore Joseph Bishara). Di conseguenza, la sua partecipazione a prossime realizzazioni si potrebbe anche evitare. Sempre nella speranza che il prossimo Shazam! riesca a rilanciare questo maledetto universo di supereroi.

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