Annabelle 3: l’atteso ritorno della bambola malefica

di Elena Fioretti

Oggi esce nelle sale italiane, distribuito dalla Warner Bros, “Annabelle 3” terzo capitolo dedicato alla malefica bambola più inquietante del cinema. La New Line Cinema dopo “The conjuring” crea uno spin-off prima con “Annabelle” e poi con questo terzo capitolo della saga. Debutta alla regia Gary Dauberman già sceneggiatore di “IT” e “The Nun – La vocazione del male”, la produzione è di Peter Safran e James Wan (“Aquaman”, “The conjuring”) per la Atomic Monster

Annabelle 3

Nel film ritroviamo la famiglia Warren con i demonologi Ed e Lorraine (Patrick Wilson e Vera Farmiga) che, dopo aver portato a casa la diabolica bambola, la rinchiudono in una teca di vetro (unico modo per contenere il male) e la posizionano nella stanza segreta detta “dei manufatti”. In questa stanza i Warren conservano tutti gli oggetti caduti sotto un maleficio o pieni di energie negative.

È qui che, a sorpresa, scopriamo che i  veri protagonisti non sono i Warren ma la loro figlia di 10 anni, Judy interpretata da McKenna Grace (“Gifted- il dono del talento”, “Captain Marvel”). La piccola possiede delle capacità paranormali, come la mamma, che le creano non pochi problemi a scuola e nel rapporto con i compagni. L’idea di mettere Judy al centro delle vicende del film è proprio del regista che ha ritenuto interessante esplorare il mondo paranormale dal punto di vista di una bambina. Siamo negli anni’70 e il fatto che l’opinione pubblica abbia scoperto qual è il mestiere dei Warren (ricordiamo che i Warren sono realmente esistiti) pesa più di quanto loro immaginino sull’emotività della figlia.

“Volevo esplorare come sarebbe stato essere la loro figlia e vivere fianco a fianco con chi si occupa quotidianamente di eventi spaventosi e ultraterreni. La curiosità avrebbe avuto la meglio sulla maggior parte dei ragazzi ma non su Judy che si tiene alla larga dalla stanza misteriosa, obbedendo alla gravità degli avvertimenti dei suoi genitori” dichiara Dauberman.

Judy non è, quindi, la tipica bambina curiosa combinaguai ma è responsabile, matura ed emotivamente molto sensibile.

I Warren partono per un lavoro importante e lasciano la piccola Judy all’affidabile baby-sitter Mary Ellen (Madison Iseman). A portare scompiglio nella casa arriva Daniela, un’amica di Mary Ellen, un personaggio curioso e desideroso di spingersi oltre. Daniela (Katie Sarife, “Supernatural”) ha perduto da poco il padre a causa di un incidente e crede di poterlo riportare in vita sfruttando uno degli oggetti della misteriosa stanza dei Warren. Quale oggetto attirerà maggiormente l’attenzione di Daniela se non l’inquietante bambola Annabelle?

Dal momento in cui Annabelle viene liberata assistiamo ad un escalation emotiva e terrificante con l’evocazione dei vari personaggi sepolti nella stanza: dalla sposa assassina al lupo mannaro fino ad arrivare alla tv che predice un possibile futuro. La struttura del film, nonostante sia semplice, non appare mai banale anzi ci tiene con il fiato sospeso senza bisogno di sangue splatter o violenza gratuita. L’atmosfera crea il giusto livello di suspense senza cadere mai nell’ironia o nella comicità banale che molti film horror utilizzano per sdrammatizzare.

Una delle qualità più buone della pellicola è la realizzazione quasi perfetta della misteriosa “stanza dei manufatti” che ospita Annabelle e altri oggetti collegati a presenze maligne. “La stanza dei manufatti è una di quelle location, in questo tipo di film, che ogni volta che appare sullo schermo vorresti passarci più tempo perché ci sono tante potenziai storie” afferma Dauberman “questo film soddisfa appieno questo desiderio, e si avvale dei molti oggetti chiusi nella stanza che sono influenzati dalla potente presenza di Annabelle. Negli altri film è un posto sicuro; in questo, invece, l’abbiamo trasformata in un luogo più sinistro, la tana dei nostri cattivi”.

Ed è proprio la capacità di ribaltare le situazioni create nei film precedenti il pregio di questa serie. Anche se ritroviamo degli oggetti già visti in “The conjuring” (il carillon, la scimmia e il samurai) la situazione è completamente diversa e nuova. In questo modo sia i fan che il nuovo pubblico possono gustare il film in maniera diversa.

La morale che ci lascia il film è di speranza: “non tutti i fantasmi sono cattivi” dice Judy, facendosi forza in un momento estremo ed è proprio questo il significato: non tutto si piega al male. Esiste anche il bene e la possibilità di uscire indenni se ci si crede fortemente. Un meccanismo semplice e accattivante che terrà incollati alle sedie gli spettatori e chiunque vorrà entrare a far parte del mondo della diabolica “Annabelle”. Un mondo ancora da esplorare che, immagino, ci riserverà ancora molti altri film.

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