Ani DiFranco a Villa Ada: la musica come ribellione e impegno

Ieri la cantautrice di Buffalo ha fatto tappa a Villa Ada per la prima delle due date italiane.

La “riot girl” della musica internazionale ha scaldato i motori della rassegna romana Villa Ada – Roma Incontra il Mondo, ripartita proprio in questi giorni nella cornice inimitabile di uno dei parchi più amati della Capitale.

Anticonformista e ribelle, Ani DiFranco è stata, fin dagli anni ’90, un’icona femminista che ha portato nella musica le melodie dei suoi ideali. Paladina di diritti inalienabili, guerriera mossa dal fuoco della libertà, la cantante statunitense ha, nella sua prolifica carriera, affrontato tematiche delicate: violenza, stupro, aborto, sessismo.

Senza lasciarsi mai travolgere dal music business eppure riuscendo a vendere milioni di copie in tutto il mondo, ha pubblicato di media un album ogni anno a partire dal lontano 1990, quando a soli 19 anni esce con il suo primo lavoro Ani DiFranco.

Militante della cultura neo punk, aderisce al movimento delle “riotgrrrl”, corrente femminista americana che ben si esprime nei suoi testi, provocatori e pungenti, come nel suo particolare stile, un concentrato di blues e folk, di punk e rock.

Alle 22,00 in punto, dopo l’apertura di una piacevolissima scoperta di nome ChastityBrown, sale sul palco Ani, con un sorriso dolce aggredisce subito la chitarra, come una leonessa scatena le mani sulla tastiera e sulla cassa armonica dello strumento e fa cantare le corde con grinta maestosa, prima ancora della sua ugola.

“Sono contenta di essere qui, è una serata perfetta”. Apre con un mood rock, passa attraverso un continuo cambio di chitarre, tra acustica e classica, spazia dal folk al blues con la facilità di chi mastica musica fin dall’età di nove anni.

Raffinatezza, energia, eleganza, talento si sposano con l’animo vitale di Ani che scherza con il pubblico e racconta aneddoti, interagisce, ride, rivelando una vena ironica che i suoi testi di spessore possono mettere in ombra.

Stordisce Ani e lascia senza fiato, spaziando da pezzi duri e graffianti a quelli dolci e intimisti, scuote le coscienze e poi le accarezza, alza il volume e poi lo abbassa, scarica mitragliate di pennate sulla chitarra e un attimo dopo la consola con arpeggi teneri e delicati.

La libertà cantata da Ani DiFranco ha sempre trovatoriscontro anche nella sua vita, esempio lampante degli ideali propinati; basti pensare che nel 1989, a soli 18 anni, la songwriter fonda una sua etichetta discografica, la RighteousBabeRecords, proteggendo in questo modo negli anni  la sua entità, rimasta fuori da ghettizzazioni e logiche di mercato.

Il repertorio al quale può attingere Ani è immenso, può andare dai dischi dei primi anni ’90, come Imperfctley o Out of Range, Revelling/Recollong del 2000, fino ad arrivare ad oggi quando, dopo quasi 30 anni di carriera, l’artista americana tira fuori l’ennesimo lavoro di nome Binary, un album maturo, dalle sonorità più morbide e dalla dialettica più pacata, come se gli anni avesserodonato un equilibrio maggiore anche alla lotta, un modo diverso di combattere, carico di malinconia che però riesce a parlare delle difficoltà sussurrando, non solo urlando, con un impatto deflagrante sulle coscienze.

È stato esattamente questo l’effetto avuto ieri sul pubblico di Villa Ada con l’esecuzione della title track di questo ultimo disco, Binary, appunto. La performance è stata preceduta dalla lettura del testo in italiano: una vera poesia contro la guerra, una poetica pungente e mesta, malinconica e rabbiosa nata come poesia sulla quale l’artista ha messo groove e funky creando un piccolo capolavoro di note e parole.

“Devi completare il circuito, da soli non si conosce niente. E sì, l’energia è distruttiva, a meno che non fluisca. Nelle connessioni sta la scintilla, di connessioni è fatta l’arte e tu devi stare dentro
l’espressione di chi ti mostra i propri sentimenti a conversare col suo cuore. Devi completare il circuito, non solo con gli esseri umani ma col cielo sopra di te e con la terra sotto ai tuoi piedi. Quando completerai il circuito con ogni cosa che è viva i confini diventeranno vaghi e tutto il resto saranno aggettivi”

DiFranco veste con la stessa disinvoltura gli abiti della militante aggressiva e della cantautrice intimista, vanta pezzi politici a pezzi di autoanalisi. Dal vivo è evidente tutta la dote interpretativa poggiata sulle fondamenta semplici e robuste dell’impostazione acustica, con voce e chitarra, la sua migliore dimensione.

Dopo aver dominato la scena per più di un’ora, per Even More sale di nuovo sul palco ChastityBrown, questa splendida cantante del Tennessee, dalla voce black in un sound blues e atmosfere folk e accompagna Ani fino alla fine.

Bis finale, ovazione del pubblico e Ani che saluta malinconica e grata per l’accoglienza carica di ammirazione ed empatia. Resta nell’aria tutta la bellezza di chi combatte per degli ideali, di chi crede che la vita non sia solo un passaggio ma che, nel suo piccolo, possa lasciare un segno nelle coscienze; e se questo percorso si fa attraverso la musica quell’energia di cui parla Ani può davvero fluire, travolgere, cambiare.

di Sabrina Pellegrini| foto di Giusy Chiumenti

Si appassiona alla musica sin da bambino, scoprendo la vena rock n roll alla tenera età di 8 anni folgorato dall’album EL DIABLO dei Litfiba e PARANOID dei BLACK SABBATH. Nel 2010, insieme a due amici, Alessio Mereu e Alessandro Cherubini fonda il LITFIBA CHANNEL che di li a poco diventerà la radio ufficiale della storica rock band di Piero Pelù e Ghigo Renzulli, all’interno della quale conduce il programma SOGNO RIBELLE scoprendo e intervistando insieme a GRAZIA PISTRITTO band come IL PAN DEL DIAVOLO, BLASTEMA, KUTSO, ILENIA VOLPE, METHARIA, FRANCESCO GUASTI, PAVIC, UROCK. Format portato anche in formato live organizzando serate di vera e propria musica live in alcuni locali di Roma. Nel 2017 dopo tre anni alla direzione di una webzine, decide di fondare e dar vita a INSIDE MUSIC insieme alla socia MARTA CROCE.

2017-07-05T13:21:24+00:00 5 luglio 2017|Live Report|0 Commenti