Andrea Satta pedala in solitaria in “NIENTE DI NUOVO TRANNE TE”

di Alessia Andreon

“Niente di nuovo tranne te” è il primo album da solista di ANDREA SATTA, il cantante dei Têtes De Bois che, in queste dodici tracce profonde e coinvolgenti, ha voluto fotografare una lunga vita artistica e professionale.

Il primo singolo estratto è “Bellissima”, la storia di un amore oltre la logica, che ricalca un copione già visto più volte e pur sempre unico.

Tanti gli ospiti d’eccezione presenti all’interno di “Niente di nuovo tranne te” ci sono: Giovanni Truppi in “Abbi pazienza”, Daniele Silvestri nel brano “Maddalena” e Paolo Benvegnù su “Suonano le sirene” e, ovviamente, i suoi eterni compagni di viaggio, i Têtes de Bois presenti “in “Io amo te”.

Andrea Satta è un artista con oltre trent’anni di musica alle spalle con i Têtes De Bois, con cui ha vinto tre Targhe Tenco Interpreti (2002, 2007 e 2015), nove album in studio, migliaia di performance che sono andate dai festival di strada (Stradarolo) a Sanremo (con l’attore Paolo Rossi nel 2007).

Vanta collaborazioni artistiche con nomi prestigiosi come Francesco Di Giacomo, Daniele Silvestri, Joan Baez ed inoltre l’ideazione e realizzazione di progetti artistici tra i più affascinanti e visionari (uno su tutti, il Palco a Pedali), ma è anche tanto altro. Infatti, oltre ad essere un musicista poliedrico, è anche un pediatra in bici della periferia romana.

Ciao Andrea, eccoci a parlare del tuo nuovo progetto…

Dopo trent’anni di musica con i Têtes De Bois e tanti traguardi importanti, come tre Targhe Tenco, hai deciso pedalare in solitaria. Come mai questa scelta?

Una licenza premio in trent’anni dei Têtes De Bois me la meritavo!

Ho scritto delle canzoni che mi sembrava avessero bisogno di un suono nuovo e, per quanto io ami i Têtes De Bois, che sono la mia famiglia, senza togliere nulla alla strada che abbiamo fatto e faremo insieme, questo è un viaggio diverso, che dovevo intraprendere da solo.

Poi ho incontrato un polistrumentista e soprattutto chitarrista meraviglioso, Giorgio Maria Condemi, con cui abbiamo prodotto e arrangiato questo disco. 

È stata anche l’occasione per cambiare genere rispetto ai Têtes De Bois e spostarti dal folk rock agli chansonnier francesi…pur mantenendo fede alla narrazione della realtà che ti circonda.

Ho cantato tante cose diverse nell’arco della mia carriera, questo è vero.

Ho scritto anche cose un po’ distanti l’una dall’altra; però, credo, che un artista ogni tanto debba fare uno scarto, cambio o passaggio. Non è un passaggio obbligato, ma se lo sente è una ricchezza perché si rinnova come artista e rinnova anche il modo in cui il pubblico che lo ama, lo incontra e lo segue.

Tra i tanti volti che si incontrano nei tuoi testi, c’è anche un racconto più intimo del ricordo di tuo padre. L’hai collocata volutamente tra una “Hobo Sapiens” e “Io amo te”?

Ci sta bene, là dentro… Non ci avevo pensato!

Come spesso succede quando si scrive una cosa, la fortuna più grande che può avere chi l’ha scritta è che, chi la legge, ne tiri fuori un sale suo. Dei pensieri che, magari, lo stesso che le ha scritte non ha generato. Questa è la ricchezza dello scrivere: quando c’è la possibilità che qualcun altro immagini un percorso, e ci costruisca sopra altro ancora.

Io non ho pensato di metterla lì apposta, ho ragionato in termini di dimensione emotiva e musicale, però trovo che “Cosa ti ricordi di tuo padre?”, effettivamente, ci stia bene lì.

Il lavoro che fai (pediatra, nella periferia di Roma) ha contribuito significativamente a dipingere i personaggi di cui parli nelle tue canzoni?

Io scrivo di una realtà semplice, della periferia urbana dell’hinterland di una grande città, di solitudine, di saccheggio di aree rurali che poi diventano colonia culturale.

Racconto piccole storie di persone che ho conosciuto e che, alla fine, possono essere universalizzate in tante altre storie in cui molti si riconoscono.

Ho la fortuna di vivere e di attraversare queste realtà quotidianamente e quindi le posso restituire in forma di canzone.

Non a caso ho usato il verbo dipingere, perché tu sei un Artista a tutto tondo, infatti la tua canzone “Copuon” ha dato vita ad un cortometraggio che è approdato al Torino Film Festival. Ti diverti a spaziare in vari ambiti?

Sì, io ho lavorato spesso con il circo, con l’arte di strada, con il teatro, con artisti fanno vignette, come Vauro, o come Alicè (Alice Pasquini), muralista di fama internazionale che si è occupata della copertina dell’album.

Ho una lunga lista di persone con cui ho collaborato negli anni, come Sergio Staino, che purtroppo ci ha lasciato qualche settimana fa e che, per me, è stato quasi come un papà. Ho lavorato molto spesso con Licio Esposito, bravissimo disegnatore, e con Fabio Magnasciutti.

Ho molto frequentato artisti che lavorano con altre arti, compresi alcuni che si occupano di documentari e magari di cinema e questo è proprio il ruolo che ha avuto spesso nei miei lavori Agostino Ferrente, con cui, diversi anni fa, feci un videoclip sulla canzone dedicata ad Alfonsina Strada, l’unica donna che fece il Giro d’Italia, travestita da uomo, quasi 100 anni fa. La protagonista di quel video era Margherita Hack e Agostino era il regista di questo videoclip.

Per questo disco nuovo ho coinvolto ancora Agostino; gli ho fatto ascoltare l’album e lui ha scelto “Coupon”, che è la prima traccia del disco. Abbiamo iniziato a lavorarci come se fosse un videoclip e poi è diventato un cortometraggio semi-muto di 18 minuti, con interpreti strepitosi come Paolo Lombardi, accanto a Milena Vukotic, nota per Fantozzi ma grandissima attrice per registi come Ettore Scola, Mario Monicelli, Lina Wertmüller, Dino Risi.

Inoltre, ha partecipato al corto anche l’ex segretario del PD Pier Luigi Bersani (alla sua prima esperienza cinematografica), che interpreta vari personaggi semplici e popolari come il rider, lo scaffalista, il commesso e la poetessa Maria Grazia Calandrone (finalista del Premio Strega 2023).

Sono felice di aver avuto tutti loro in questo corto e di aver affidato la regia ad Agostino, che ha diretto magistralmente questo lavoro.

In questo album ci sono anche tre ospiti importanti come Silvestri, Truppi e Benvegnù; presumo siano tue vecchie conoscenze… Ti va di raccontarci come si sono inseriti nella tua storia?

Assolutamente sì! Con loro, nonostante l’amicizia, il passaggio è sempre stato il più limpido possibile.

Ad ognuno di loro ho detto: “Se vi piace il disco sarebbe bello cantare questa canzone insieme”.

La risposta è stata: “Che figata!”

In questi casi l’amicizia non basta. Bisogna che uno sia innamorato di quello che dovrà cantare, se no perché avere un ospite se non ne è stato rapito!

Altra tua grande passione è la scrittura, anche per bambini. C’è qualcosa che ancora non hai fatto e che, però, ti frulla nella testa?

Spero di no, direi che basta così!! Voglio solo continuare fare le cose semplici, che mi piacciono, come andare in bicicletta.

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