Andrea Petrucci racconta il suo ultimo brano inedito “In un istante”

di Giusy Alfano

Il giorno 3 Dicembre 2021 è stato edito In un istante (Pirames Internationa), il nuovo brano del cantautore ascolano Andrea Petrucci.

Il video è stato girato da Carlo Giuliani e montato da Guido Bandini per la Vivaimago Production.

Sia il brano che il video rappresentano una dedica a Valeria, compagna del cantautore, scomparsa lo scorso Agosto. 

La canzone ripercorre la loro storia d’amore, che Andrea Petrucci cuce come si trattasse di un filo di perle, disponendo in pila i ricordi dei momenti vissuti insieme. Un testo straziante, espressione di un dolore insopportabile ed ingiusto, al servizio di un’esecuzione rigogliosa che è un inno ad un amore senza tempo.

«Con questo video, le cui riprese sono state rimandate più volte a causa di problematiche legate al Covid-19 – racconta Andrea Petrucci – ho voluto rendere omaggio ad una persona che per me ha rappresentato tutto. È molto dura ma la vita deve continuare, Valeria rimarrà sempre il mio Angelo e il video confermerà per sempre la sua immortalità»

Ho intrapreso una piacevolissima chiacchierata telefonica con Andrea Petrucci, il quale mi ha raccontato il nuovo brano inedito In un istante, arricchendo di dettagli appassionanti la genesi della canzone. 

L’ intervista ad Andrea Petrucci

Ciao, Andrea. “In un istante” è un brano semplice, intimo e genuino. Ma anche quanto di più intenso si possa ascoltare. È la narrazione e rievocazione di come i sogni debbano talvolta scontrarsi contro una fetta, spesso amara, della vita: la realtà.
Tu credi nella musica come panacea e farmaco al dolore?

Assolutamente sì. Sono assolutamente d’accordo con la definizione che la musica possa avere un ruolo al di là dell’emozione, e che possa diventare un vero e proprio rimedio per il dolore. Per me la musica è terapia. Nel mio caso, scrivere e produrre in musica quello che ho vissuto è senz’altro un farmaco contro il dolore. Un dolore, e la sua panacea, di cui il mio prossimo album ne risentirà moltissimo. “In un istante” nasce come un tentativo di onorare Valeria, anche lei era una musicista ed un’autrice di testi, oltre ad essere una poetessa, un ingegnere elettronico e professoressa di Tecnologie. Questo era il minimo che io potessi fare per lei.

Ma In un Istante è soprattutto una dichiarazione d’amore che si fa beffa del tempo. In una tua affermazione ho letto che questo brano ha avuto una genesi molto particolare, che ha subito una deviazione di percorso.
Ti andrebbe di raccontarcela? 

“Il brano “In un istante” è un brano nato dalla penna di Valeria, si tratta di una canzone che lei aveva scritto (in parte) e dedicato a me. Un giorno eravamo insieme a casa e lei stava lavorando ad un brano al pianoforte, quando all’improvviso mi ha confessato che quella stessa canzone in divenire l’avrebbe dedicata a me. Per me fu davvero lusinghiero ascoltare quella bozza che Valeria aveva composto in mio onore. Purtroppo, con l’avanzare e l’aggravarsi della malattia, quella demo era rimasta irrisolta. Per fortuna ho fatto in tempo a terminarla ed a far in modo che Valeria l’ascoltasse, nella sua versione quasi definitiva. Successivamente, però, ho modificato l’intero brano per far in modo che divenisse un tributo per lei. Ma le dediche per Valeria non sono certamente finite qui. Come dicevamo prima, per me la scrittura e la musica fungono da terapia.”

Ecco, per l’appunto, Andrea, tu non sei certo estraneo al tema della disamina sociale. Con il brano Nel Cielo Tu e Polvere e sassi nel cuore, che ripercorrono nel primo caso una storia di sentimento che va oltre il limite dell’esistenza terrena – all’interno di quello che è stato un dramma collettivo-; nel secondo caso si tratta di un inno alla forza e di una esortazione al coraggio di andare avanti anche laddove appaia impossibile. Sono entrambi brani molto evocativi, ed anche i videoclip appaiono come documentativi di una terra, di una collettività che ha perso tutto in pochi attimi, ma ripercorrono anche le storie ed i drammi individuali, all’interno di quella pluralità.

Tu pensi che la musica possa ancora svolgere un ruolo di denuncia sociale, e fungere da messaggio di speranza?

I tempi sono sicuramente cambiati, ma la musica produce ancora i propri effetti. Il brano “Polvere e sassi nel cuore” mi fu commissionato dall’ex vescovo di Ascoli Piceno: monsignor Giovanni D’Ercole. Io all’epoca risiedevo a circa 40km dal luogo del disastro ed abbiamo vissuto tutti in prima persona quella tragedia, per cui ci siamo sentiti in dovere di “riavvicinare” le persone alla comunità, che è fondamentale in momenti come quello. Mentre “Nel cielo tu”, parla di una storia in particolare, verificatasi all’interno del tragico evento: quella di Andrea Cossu, che perse tutto in una notte. Quei brani, tuttavia, ripercorrono un periodo molto provante anche per la mia storia individuale, la malattia della mia compagna è un elemento vivido in ognuno dei brani di quell’album.

Infatti, non a caso, volevo proprio chiederti della canzone che ha anticipato e che ha denominato la stessa raccolta musicale “Il coraggio è nelle braccia di un sogno”, che mi è sembrata quella più autobiografica. Di cosa parla? 

Assolutamente. Quella è una canzone che ho dedicato a me stesso, ed è anche quella che più mi piace. Si tratta di un brano dall’arrangiamento molto rock, ed è la canzone giusta per racchiudere tutto l’album: la speranza di andare avanti, di credere nei propri sogni e di non abbattersi mai. Era espressione di tutto quello che stavo vivendo. Valeria combatteva contro la malattia già da due anni, abbiamo ascoltato pareri di medici di tutto mondo, è stato molto provante. Valeria, inoltre, era molto schiva, nessuno era a conoscenza di quello che stavamo passando… non potevamo condividere il dolore con nessuno. Mi esprimevo ed evolvevo soltanto attraverso la musica.

Mi hanno colpito moltissimo le sonorità de “Il passato è ormai passato” e di tutta la seconda metà dell’album, in cui emerge tutta la tua indole rock. Ci racconti di questa qualità sonora così variegata all’interno dell’album?

Beh, perché io non riesco a caratterizzare la musica, mi riesce difficile utilizzare le etichette che si utilizzano comunemente. La musica, per me, è solo la musica.”

Ecco, parlando di rock e canzoni di protesta, mi ha piuttosto incuriosita il tuo passato da frontman di una cover band che cantava i Litfiba. E so che hai un tatuaggio dedicato a Freddie Mercury.
In che modo questi autori hanno definito la tua figura artistica?

Sì (ride), mi sono divertito a suonare con le cover band del Litfiba in giro per l’Italia, in un momento storico in cui erano piuttosto in voga, ed è stata una cosa bellissima poter cantare degli artisti così speciali. Per me ha significato moltissimo soprattutto in termini di “lasciapassare”: è stato proprio in quel momento che ho capito di voler fare qualcosa di mio, di inedito. Mentre Freddie Mercury è stata una folgorazione all’età di 6 anni: ero alla tv ed ho assistito ad uno speciale che parlava di lui e della cantante lirica Montserrat Caballé.

Qual è stato il concerto più memorabile e significativo per Andrea Petrucci, anche a livello di influenza di percorso artistico?

Ho assistito a tantissimi concerti. Sia a quello dei Queen a Pesaro, che a quello degli U2 a Torino. Così come ai live dei Litfiba, ai tempi d’oro del tour “Mondi Sommersi”. Tutti live che mi hanno regalato delle emozioni particolari. Ma anche i Modà, prima che scoppiasse il loro “fenomeno”, e che diventassero famosi.

Venendo alla situazione Covid-19 ed a tutte le catastrofiche conseguenze sanitarie e socio-economiche, che hanno particolarmente inficiato il settore musicale e quello della musica live: pensi che l’industria musicale possa risanarsi da questa enorme ferita?

Non è facile, perché il mercato è ormai stravolto: si lavora molto sul digitale. Per quanto riguarda i concerti, sicuramente il brutto colpo è per i grandi artisti, la cui maggior fonte di guadagno è sicuramente il live. Pian piano sembra esserci una lieve ripartenza, anche se i problemi con il Covid e le nuove varianti non sono certo finiti. È una vera e propria incognita.
Per noi piccoli, invece, è un po’ meno tragica.

Anche se l’altra faccia della medaglia riguarda tutte le maestranze che collaborano con grandi e con i piccoli.

Ecco, assolutamente sì. Quello è un aspetto assolutamente fondamentale ed è un nodo che va sciolto il prima possibile.

Adesso però, la domanda sorge spontanea: ora che le attività culturali sembrano essere in timida ripartenza e si sta sperimentando una nuova normalità, hai in programma un tour?

Per il momento, purtroppo, ancora no. Attenderò l’uscita del prossimo album per portare fino in fondo la questione dei live, sperando che la situazione del Covid, per quel momento, stia andando verso una risoluzione.

Grazie mille per la tua disponibilità, Andrea. Speriamo di vederci presto in giro per l’Italia ed in bocca al lupo per tutto.

Grazie mille a te, crepi il lupo! A presto.

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