Qualche tempo fa due cantautori siciliani, Antonio Dimartino e Fabrizio Cammarata, dedicarono un disco a Chavela Vargas, una delle più grandi artiste sudamericane. Il titolo di quel disco era “un mondo raro”. Lo stesso mondo raro da cui viene e dove è diretto Alessio Arena. Un disco il suo, Atacama, ormai il quarto della sua già lunga carriera che conferma se mai ce ne fosse stato ancora bisogno quanto i Sud del mondo siano legati da un filo invisibile. Napoli, la Sicilia, Il Cile, la Spagna tenuti insieme più che dai confini geografici da sensazioni e tradizioni che a ben guardare si somigliano moltissimo.

Atacama pubblicato da Apogeo Records, edito da Upside srl e distribuito da Altafonte Network è passato dalle mani di arrangiatori del calibro di Giovanni Block, Toni Pagès, Rocco Papìa, Bruno Tomasello e Luigi Esposito. Un album che non è un viaggio, ma è – a mio parere – un eterno ritorno ai luoghi naturali. Luoghi che trascendono la fisicità e le geolocalizzazioni ma che sono più rintracciabili in degli stati d’animo. La malinconia, la sensualità, la saudade, proprie di popolazioni che si vorrebbero eternamente gioiose ma che invece sono da sempre, al netto dei luoghi comuni, portatrici di un lato oscuro e polveroso che bene viene rappresentato nei brani della quarta fatica discografica di Alessio Arena. Un artista a tutto tondo dal momento che la sua produzione non si è fermata alle canzoni ma è debordata nelle pagine dei libri, l’ultimo dei quali “La notte non vuole venire” è stato pubblicato da Fandango pochi mesi fa.

Napoli in questo filone musicale così vicino al sud america ed ai paesi latini si sta ritagliando un posto di tutto rispetto avendo sfornato oltre ad Arena artisti come Fede ‘n’ Marlen e Flo che sulla falsariga di album come Atacama hanno saputo guardare e riscrivere questa tradizione musicale adattandola anche ai vicoli del capoluogo partenopeo da sempre terreno fertilissimo per raccontare storie come ad esempio quella di Los niños que vuelan.

Il disco fonde lo spagnolo con il napoletano dimostrando la grande padronanza di Alessio Arena di quegli strumenti che sono rappresentati da lingue musicali che vanno ad arricchire gli arrangiamenti sempre puntuali e mai banali. I brani che hanno anticipato il disco Amor circular e Atacama che vedono le partecipazioni di ospiti internazionali come la colombiana Marta Gómez ed il cileno Manuel García. A questi brani si uniscono anche canzoni in italiano come le struggenti ballate Parlo di noi e La canzone di pietra.

Atacama è un disco che parla di passioni, religioni e superstizioni. Un disco fatto di amore e polvere, di viaggi e di tramonti, di dolori tenuti troppo tempo dentro ma anche di rivincite e di gioie sudate fino all’ultima goccia di sudore. È un disco che racconta di un mondo raro, lontano dai percorsi turistici ed impossibile da scoprire se non ci si guarda dentro.