Al via la prima puntata de “I Discopatici – Malati di Vinile”: “Come è profondo il mare” di Lucio Dalla [Reportage]

Ha preso avvio il nuovo format di Radio Crc ed Inside Music, I Discopatici – Malati di Vinile”, con il primo vinile “Come è profondo il mare” di Lucio Dalla e ospite live Simone Morabito dei Riva, condotto da Stefano de Asmundis e Rita Romano.

Per questo primo mercoledì il rito che si ripeterà anche per i prossimi cinque è questo: fuori il vinile dal suo involucro in cartone, su la puntina del giradischi, si stappa un buon vino, si abbassa quest’ultima e ci si lascia avvolgere dalla travolgente forza e dal pathos che solo la musica riesce a creare nella profondità delle nostre anime.
Profondità è anche l’aggettivazione più ricorrente del vinile in ascolto in questa prima puntata, un LP del 1977 – targato Lucio Dalla – dal titolo: “Come è profondo il mare” primo album di Lucio stesso – dopo il “divorzio” dall’intellettuale Roberto Roversi, penna dei brani dei precedenti sei album – è autore non solo degli arrangiamenti, ma anche dei testi.

Direttamente da un live di settembre 2004 eseguito all’Arena di Benevento in cui Dalla fu un concerto con Stefano Di Battista e il suo quartetto jazz, riarrangiarono insieme alcune canzoni in chiave jazz, tra cui anche “Come è profondo il mare”, l’ascolto del primo brano viene introdotto da un monologo di Lucio che spiega il suo rapporto con il mare, e il legame con la Napoli a due passi da lui in quel momento: “Sta per finire l’estate ed abbiamo ancora qualche possibilità di bagno a mare, io domattina lo farò, e – come tutte le volte che vado in acqua, tutte le volte che incontro il mare – metterò la testa un solo centimetro nel mare, terrò gli occhi aperti – e invito a farlo anche a voi – perché ogni volta è come incontrare un altro mondo, è un altro mondo, un altro universo, altre energie, altri silenzi. Ogni volta che vedo i pesci nel mare penso che questi parlano, non sono muti; parlano, amano, hanno figli, madri, padri, amici. Noi veniamo da lì, noi veniamo dal mare, e fino a quando ci sarà il mare noi sappiamo che la nostra vita continua e fino a quando ci sarà il mare incontrarlo non sarà solo un gioco e un piacere, sarà quasi una religione. Quindi quando domattina metterete la testa nel mare, cercate di pensare quanto è come è profondo il mare!”

Via al primo pezzo direttamente dal vinile originale del 1977, “Come è profondo il mare”, title track – si direbbe oggi – dell’album. (Stefano)

Questo brano è figlio dei suoi tempi, siamo negli anni settanta, anni di piombo di strategia della tensione, di rivendicazione sociale e di paura, e poi si apre la profondità del mare, misterioso ed inesplorato, si apre anche la salvezza che è il leitmotiv del disco salvezza dalla miseria e dalla fame che sono anche i temi cardine del secondo brano del vinile in ascolto Treno a vela” – sottolineano i conduttori.

Il tema delle vite ai margini è il file rouge che lega tutti i brani fra di loro. La scelta di questo brano come apertura all’LP appare sicuramente sensata poiché nel suo ermetismo, sottolineato dal ritmo incalzante di un basso che fa da base con un groove quasi onirico, creando le basi surrealistiche ai successivi brani che si concentreranno parzialmente su singoli aspetti interpretativi della vita umana, vite ai margini, appunto.

Il cucciolo Alfredo”, terzo brano in ascolto, parla di solitudine di un uomo in una città seguita da “Corso Buenos Aires”, quarta traccia del vinile del 1977 che – più di tutte – mette in risalto la dicotomia fra la disperazione e la semplicità di chi vive di stenti ed il perbenismo e la maledicenza di quelle classi abbienti che vivono in sfarzo e lustrini. Una storia che prende spunto dal Corso di Milano, noto per i suoi negozi di lusso, e per l’agio delle persone che lo percorrono, e fra queste passeggiano un padre ed un figlio, il primo con un coltello in mano sfida le occhiate dei passanti borghesi che lo additano come omicida, mentre lui sta soltanto tagliando del salame per sfamare – con quel poco – suo figlio.

La puntina del giradisci si arresta, via al lato B dell’album, mentre il nostro bicchiere di Barbera rosso direttamente dai colli Bolognesi, dal sapore fermo ma frizzante, come lo è questo vinile, fermo nelle intenzioni ma frizzante nell’apparente incomprensibilità dei testi, è già a metà. È il momento di “Disperato erotico stomp”, storia di un uomo che trova sollievo solo in se stesso, da cui la famosissima citazione “ Ma l’impresa eccezionale, dammi retta è essere normale”. Come ricorda giustamente Stefano, il brano che ha avuto più successo dell’intero LP. Sesto brano “Quale allegria”, scritto inizialmente per Ornella Vanoni ma inserito in questo viaggio, brano in cui la tristezza umana tocca il punto più basso nella poetica di Lucio, ma che alla fine ci propone sempre la sua pozione di riscatto.

Arriva così l’ospite del giorno: Simone Morabito che racconta il suo rapporto con Lucio Dalla e in particolare con questo disco. Simone racconta di come quel giorno triste del 1 marzo 2012, in occasione della morte di Lucio, lui abbia pensato alla fine del cantautorato. La sua musica è pervasa di Dalla, Tenco e De Gregori, e di questo vinile ha amato più di tutti “E non andar più via”, brano scelto per la sua esecuzione dal vivo pianoforte e voce da Simone, che sottolinea come questo apparente no- sense di alcune frasi riesca a creare una delle strofe più belle e significative che siano state scritte in musica. In frasi come “dove per Dio la giornata dura 24 ore”, “gli occhi me li ha portati via una donna grassa a forza di guardarla” risiede il genio e l’estro di Dalla. Sono due frasi emblematiche: “a chi di noi non è mai capitato di guardare così insistentemente una persona quasi da lasciarci gli occhi?”. Continua l’ascolto del vinile con l’ottava e ultima traccia di questo primo ascolto dei “Discopatici”, “Barcarolo” in cui nel sound si possono rilevare quasi le bollicine del mare nella sua profondità.

Spazio promozionale rivolto anche alla musica contemporanea, perché la musica del passato e la sua riscoperta ha un valore etico e culturale immenso, ma bisogna vivere con un piede nel passato ed uno nel futuro, mantenendosi anche ben ancorati al presente, e nella scena del presente musicale ci sono sicuramente loro, I Riva, e il frontman si esibisce questa volta in “Ossa”, singolo scritto da Giovanni Feliciello con un testo caratterizzato dalla destrutturazione di tante sensazioni e sovrastrutture ed eseguita da Simone Morabito e arrangiata dai Riva, missata da Matteo Cantaluppi.

Il prossimo appuntamento è ancora di mercoledì 9 maggio, ore 21 su radio Crc, con il secondo ascolto in vinile, un altro Lucio, Battisti, con LP “Emozioni” e l’esegesi testuale targata Stefano de Asmundis e Rita Romano.

A cura di Fabiana Criscuolo

Fabiana CriscuoloFabiana Criuscuolo

Social Addicted. Sceneggiatrice su Whatsapp. Esperta in drammi sentimentali, pizze, panini e piadine. Sempre in bilico fra le due passioni: la ricerca scientifica e il giornalismo. Penna cinica del web appassionata di musica, arte e viaggi.

2018-05-06T11:32:00+00:00 6 Maggio 2018|I Discopatici: malati di vinile, Rubriche|0 Commenti