Afterhours “ci sono molti modi” per arrivare a 30 anni di carriera

Una delle band più importanti nel panorama della scena alternative che abbiamo in Italia sono gli Afterhours e proprio quest’anno compiono trent’anni. Trent’anni di capolavori, di chitarre distorte, di live, di festival e di sorprese da 76 tracce.

Il primo seguito e quindi anche il primo successo per gli Afterhours è avvenuto con l’album Germi nel 1995.

Un album nato dal “taglia e cuci” dei testi dei precedenti album in inglese. Vengono tradotti testi di Pop kills your soul e During Christine’s sleep. Troviamo chitarre distorte, testi crudi nella loro verità; una rabbia che esce fuori, sputata proprio su questo disco. Sin da subito emergono capolavori come Ossigeno e Dentro Marilyn.

Con il primo successo avuto da Germi, dopo due anni arriva Hai paura del buio? Album nato da un’urgenza di uscire da un periodo di stallo e che effettivamente riesce a venir fuori. Ed ecco i primi sold out. Addirittura viene ripubblicato nel 2015 e votato come “Miglior disco della musica indipendente italiana degli untimi venti anni”. È un disco che continua sulle orme di Germi ma più lavorato. Sempre graffiante grazie alle chitarre di Xabier Iriondo, con testi ancora una volta lontani da tutto ciò che fin a quel momento era stato scritto. Chi ascoltava Hai paura del buio era alla ricerca di novità.

Nel ’99 è la volta di Non è per sempre. Insieme al nuovo album arriva nella band Dario Ciffo che con il suo violino porta una sorta di eleganza al sound – ma di certo non toglie quell’effetto psichedelico che sempre accompagna molti brani degli Afterhours – rispetto ai due lavori precedenti. C’è più pop.

Iniziano i primi addii.

Nel 2001 il chitarrista Xabier Iriondo lascia la band.

C’è chi lascia e chi prende iniziative.

Infatti in quel periodo nasce il festival Tora! Tora! fondato dal frontman Manuel Agnelli. Un festival che riuniva gruppi della scena alternative italiana. Era una necessità, un’intraprendenza per far emergere quella realtà musicale che aveva bisogno di più spazio in un mondo musicalmente più commerciale.

Nel 2002 viene pubblicato Quello che non c’è.

Sound ancora una volta diverso ma senza perdere quella irruenza che era presente nelle chitarre di Iriondo, come in Non sono immaginario. Ci si poteva aspettare un fallimento da questo disco – visto l’addio del chitarrista – ma chi avrà pensato ciò si sarà ricreduto; i testi continuano a mantenere un livello sempre più alto, Agnelli continua a stupirci soprattutto con il capolavoro del singolo Quello che non c’è.

2005: Ballate per piccole iene.

Un album viscerale; dal pathòs di Ci sono molti modi al ritmo ipnotico di La sottile linea bianca. Forse è proprio la varietas di emozioni scaturite a contraddistinguerlo, a renderlo indipendente dai precedenti album ma allo stesso istante così afterhoursiano. Anche questa volta non è stato sbagliato un colpo.

Ballate per piccole iene viene poi pubblicato – un anno dopo – in inglese: Ballads for little hyneas.

Nella band arrivano anche Roberto Dell’Era al basso ed Enrico Gabrielli che si farà notare soprattutto in I milanesi ammazzano il sabato.

Un disco che fa trapelare attimi di vita quotidiana: dal mutuo alla figlia, alla moglie. Cittadini di una Milano che vuole essere salvata (Tema: la mia città). Gli arrangiamenti di Enrico Gabrielli non fanno proprio parte del genere degli Afterhours ma che comunque hanno saputo adattarsi alla band e alla loro “estrosità” con semplicità. Intanto entra a far parte del gruppo Rodrigo D’Erasmo andando a sostituire al violino Dario Ciffo. Arriva anche un momento che nessun fan degli Afterhours si sarebbe aspettato: nel 2009 partecipano al 59° Festival di Sanremo portando in gara il brano Il paese è reale riuscendo a vincere il Premio della critica “Mia Martini”. Questo singolo ha avuto la funzione di presentare un progetto che ha visto partecipe molti artisti tra i quali Dente, Roberto Angelini, Paolo Benvegnù, Calibro 35. Un progetto in cui l’intento è quello di smuovere il Paese. “Fa’ qualcosa che serva che è anche per te se il tuo paese è una merda”.

Una vera novità nel 2012: Padania. Album dell’odi et amo. Così formandosi una dicotomia tra i fan: chi afferma che gli Afterhours siano finiti con Ballate per piccole iene e chi invece ha apprezzato in tutto e per tutto il nuovo lavoro. Padania sembra quasi accostarsi al tema del ritorno: il ritorno ad un sound più duro come in Hai paura del buio? E il vero e proprio ritorno di Xabier Iriondo. Nonostante tutte le opinioni a cui è stato soggetto, Padania è riuscito a vincere la Targa Tenco.

Nel 2014 un altro importante cambiamento.

Giorgio Prette, batterista del gruppo dal ’90, e Giorgio Ciccarelli annunciano la loro uscita dalla band. Entrano così a far parte della carovana Fabio Rondanini (Calibro 35) e Stefano Pilia (Massimo Volume).

Nel 2016 esce Folfiri o folfox con ben 18 brani suddivisi in due CD. Anche qui è subito percepibile un ritorno a Hai paura del Buio? e una continuità di Padania, anche se non escluderei – visto il tema sensibile trattato –  un richiamo ai sentimenti presenti in Ballate per piccole iene soprattutto con il brano L’odore della giacca di mio padre.

L’album tratta appunto della malattia del padre di Manuel Agnelli e del ciclo vita-morte.

Dalla prima formazione dell’85 fino a un unico concerto il 10 Aprile 2018.

Da My bit boy a Folfiri o folfox.

Son passati trent’anni.

Beatrice Sacco

Foto di Andrea Cavallini

 

 

Beatrice Sacco

Studentessa di Architettura. Puoi trovarla a qualsiasi concerto o festival
in programma in tutto il mondo. Combatte ogni giorno il panico. La pecora
nera della famiglia.

2017-11-02T11:19:35+00:00 2 novembre 2017|Recensioni|0 Commenti