Africa Unite Filagosto – Intervista

di Giorgia Bacis

Il 2 agosto è iniziato a Filago (BG) l’ormai storico Filagosto Festival.
Durerà fino al 7 agosto con una lineup ricchissima pronta a riempire il palco principale e il palco Ink, dedicato agli artisti emergenti e promosso da Ink Club Bergamo.

La serata di apertura è stata capitanata dagli Africa Unite, per la loro seconda tappa estiva a Bergamo dopo quella di Maggio al Bergamo NXT Station.

Prima del loro debutto sul palco abbiamo avuto il piacere di fare quattro chiacchiere nel backstage con Madaski, noto anche come Mada, pseudonimo di Francesco Caudullo.

Ciao Francesco, innanzitutto grazie mille per averci dedicato del tempo prima del live.
Questo è il vostro secondo concerto bergamasco nel giro di pochi mesi: come vi trovate in questa città? Come vi accoglie il pubblico?

L’accoglienza di Bergamo ormai la troviamo da decenni e ti devo dire che è sempre molto buona.
Se non sbaglio infatti il concerto di maggio è stato uno dei primi concerti, se non addirittura il primo, del tour e non poteva andare meglio: c’è stato un sold out quindi siamo partiti alla grande!

È bellissimo arrivare qui e vedere che così tanta gente è venuta a sentirci di martedì sera, che non essendo nel weekend non è così scontato.

Bergamo quindi è stato un po’ il punto di partenza per questo tour che stiamo facendo con il nostro ultimo disco, Non è fortuna, che celebra i 40+1 anni degli Africa Unite.

A proposito del disco: parlaci un po’ della storia che vuole raccontare e del titolo.

La storia che raccontiamo è sempre la nostra, raccontiamo di ciò che ci accade vicino.
Abbiamo sempre ricoperto il ruolo di narratori di ciò che vedono nel tempo: ormai questo tempo è un tempo lungo dato che, appunto, suoniamo da 40 anni e ci teniamo molto a sottolineare questa longevità della band.

La storia quindi da un certo punto di vista si ripete: è osservare ciò che ti capita intorno per raccontarlo e in questi ultimi due anni sono successe molte cose, da un evento devastante come la pandemia con la conseguente reazione altrettanto devastante delle persone, fino a ciò che sta succedendo proprio in questo momento, ossia una guerra.

Il disco poi si chiama Non è fortuna per sottolineare il fatto che quarant’anni di carriera non sono stati solo una questione di fortuna appunto.

Legandomi alla vostra lunga carriera: come vedete la scena reggae di oggi? È molto diversa rispetto a quando avete iniziato a suonare?

Secondo me non è una questione di genere ma una questione di musica.

La musica ha perso molto apppeal negli ultimi anni per lasciare più spazio alla questione “personaggio”.

Oggi il personaggio si è sostituito un po’ alla musica e sicuramente i social, i talent e tutto questo tipo di mediaticità che una volta non esisteva, hanno fatto sì che non crescessero i movimenti musicali ma che invece si sviluppassero dei personaggi singoli che a volte usano la musica come uno degli elementi della loro notorietà, ma non come l’elemento principale.

Questo secondo me ha un po’ svilito ciò che sta al centro: noi siamo dei musicisti vecchio stile e quindi mettiamo la musica al centro, non abbiamo mai focalizzato la nostra attività sui personaggi, ad esempio il personaggio Bunna o il personaggio Madaski, quelli sono arrivati i conseguenza.

Oggi quindi c’è proprio un approccio diverso alla musica e all’essere musicista, che a mio parere a volte rischia di essere un po’ troppo veloce, fatto di attimi.

Se volete scoprire come è andato il concerto degli Africa Unite Filagosto e godervi anche qualche fotografia scattata dalla nostra Simona Luchini trovare il Live Report e la Photogallery completa a questo link.

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