“Abruzzo” è il primo album dell’Orchestra Popolare del Saltarello-Intervista

di Paola Pagni

“ABRUZZO” è un disco composto da otto brani facenti parte del repertorio tradizionale abruzzese, rielaborati in chiave inedita in maniera tale da potergli donare una veste fresca, capace di catturare l’attenzione di un pubblico sempre più eterogeneo e vasto.
I brani facenti parte del repertorio dell’ORCHESTRA POPOLARE DEL SALTARELLO sono caratterizzati da contaminazioni di genere che si riflettono in ciascuna esecuzione, dando così vita a tracce che presentano influenze provenienti dal mondo Jazz, Funk, Rap, Balkan, Pop ed Elettronico.

I brani vengono eseguiti ed interpretati da un organico formato da undici musicisti d’eccezione e uno straordinario corpo di ballo che per l’ascoltatore fungono da compagni lungo il viaggio per le vie della tradizione musicale abruzzese.

Abbiamo scambiato qualche battuta con Danilo Di Paolonicola, ideatore del progetto, che ci ha spiegato la sua idea su come portare a tutti la musica popolare.

L’intervista Danilo di Paolonicola per l’ORCHESTRA POPOLARE DEL SALTARELLO

Come è nata l’idea di proporre brani della tradizione in modo non tradizionale?

Ho studiato composizione e arrangiamento e sono principalmente un Jazzista, però essendo anche fisarmonicista e organettista sono partito dalla musica popolare. Tra l’altro insegno anche a tanti allievi che fanno musica popolare e utilizzano questi strumenti.

Il motivo per cui ho deciso di cambiare un po’ la veste a questa musica è perché secondo me fare semplicemente quello che tecnicamente si chiama ricalco, alla fine non è un grande risultato. E poi soprattutto non sarebbe interessante per le persone, perché questa musica popolare appartiene a una cerchia ben ristretta di appassionati.

Invece il mio obbiettivo era, ed è, farla arrivare un po’ a tutti: cercare di avere un pubblico variegato e soprattutto composto anche da giovani.

Non avete avuto paura che in qualche modo si perdesse la parte popolare o po’ della sua essenza?

Un po’ di timore si, però ho cercato di mantenerne la linea melodica. Nel disco si sente che la parte del ritornello centrale resta sempre molto riconoscibile, per mantenere la tradizione. Ho quindi cercato di cambiare questa musica ma senza snaturare troppo la sua essenza. Per noi poi è il primo disco, mentre ad esempio molti gruppi che suonano alla notte della taranta, in Salento, fanno già contaminazione d’avanguardia, e se lo possono anche permettere. Noi abbiamo fatto questo tentativo però ci siamo mantenuti sempre abbastanza vicini alla tradizione.

Curiosità: avete avuto modo di confrontarvi con i “vecchi del paese”? Che vi hanno detto?

Direi che ci siamo confrontati un po’ con tutti ed abbiamo invitati anche artisti locali e gruppi folkloristici a fare parte del nostro spettacolo. Coinvolgiamo sempre altre realtà che riguardano la musica popolare, dove noi facciamo la parte diciamo più all’avanguardia in questo senso. E comunque non è che una cosa escluda l’altra. Tra l’altro nella maggior parte dei brani, iniziamo sempre con la canzone fatta in maniera più tradizionale. Come ad esempio nel Saltarello Rosetano: si parte con una situazione di trio tradizionale e poi, nell’evoluzione del brano, andando avanti, si aggiungono altri strumenti, ed il brano prende anche altre forme.

I Brani come sono stati scelti?

Sono stati i scelti i brani più conosciuti. Anziché andare a prendere dei brani sconosciuti, abbiamo deciso di lavorare su quelli più popolari, secondo la nostra idea. Poi, non potendo fare un disco interamente di saltarello, abbiamo attinto al grande repertorio di canzoni e di valzer che abbiamo in Abruzzo. Così, per rendere il concerto ballabile, abbiamo cambiato il ritmo a queste canzoni lente: un esempio è Mare Maje, che durante il brano si accosta ad un ritmo di musica balcanica, cambiando completamente veste. Sicuramente però i ritmi scelti sono sempre legati alla musica da ballo: la tammurriata, la pizzica, si trovano tutti nel disco abbinate ai diversi brani.

Abbiamo idealmente percorso le vie della transumanza, quindi dall’Abruzzo alla puglia, raccogliendone tutti i ritmi di balli popolari.

Poi ci sono anche due brani con ritmo più moderno, funky: in un testo c’è addirittura una litania che è diventata rap.

Qual è il processo secondo il quale si abbina un brano ad un nuovo stile piuttosto che un altro? È frutto dell’idea di un singolo musicista o c’è un confronto corale a riguardo?

Di solito l’abbinamento è un lavoro che faccio io personalmente, ma non è una cosa che preparo prima: gli arrangiamenti con l’orchestra li faccio quasi in maniera estemporanea, alle prove. Soprattutto guardo le facce dei musicisti: se loro si divertono significa che vanno bene. Questo è fondamentale perché all’interno dell’orchestra abbiamo dei grandi musicisti professionisti, che nella loro attività fanno generi di musica diversi da quella popolare.

Undici musicisti che partecipano a questo progetto: come si sono messi insieme?

Io conosco tantissimi musicisti per cui la scelta è stata mirata. Quando ho deciso di partire con il progetto ho cercato i migliori in tutto l’Abruzzo. Ovviamente poi sono anche tutti amici. Anche se non tutti sono abruzzesi.

Se dovessi consigliarmi un brano da cui iniziare l’ascolto per capire subito il contesto?

Secondo me il brano che riassume di più l’album è Vola Vola, perché è l’inno abruzzese, e noi abbiamo fatto questa versione un po’ differente che ormai è praticamente cantata da tutti.

Porterete live questo progetto?

Noi siamo partiti proprio come progetto live, abbiamo suonato al primo maggio a Roma, alla notte della taranta a Melpignano. L’album poi è arrivato dopo. Quindi sicuramente sì, questo progetto verrà portato ancora live.

cover abruzzo

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