A Toys Orchestra tornano dopo quattro anni con il LUB DUB Tour

Li conobbi nel 2009, navigando senza meta su YouTube; in quegli anni la (vera) musica indipendente era in auge ed io ci sguazzavo dentro – come si dice “musica per le mie orecchie”. Le loro prime canzoni che mi capitarono nella riproduzione casuale furono Letter To Myself e Invisible; pian piano conobbi quasi tutta l’intera discografia.
Gli anni passarono, gli A Toys Orchestra continuarono a pubblicare album fino a Butterfly Effect, poi quattro anni di silenzio. L’ultimo ricordo che ho del gruppo di Agropoli risale a un anno fa quando alle 5 del mattino ero in viaggio per il Primavera Sound e come sottofondo ai miei pensieri e ai miei discorsi c’erano gli A Toys Orchestra:
Che fine avranno fatto? Finiti nel dimenticatoio.” Pensai.
Ma finalmente, dopo tutto questo silenzio, in questo 27 Aprile sono tornati con un nuovo album: LUB DUB.
Andai a guardare immediatamente le date del tour, cercando quella di Roma; non sarei potuta mancare.
3 maggio, l’estate era quasi arrivata, ma come sempre la pioggia e il freddo ci hanno riportato coi piedi per terra. Il Monk sembrava quasi deserto, il tempo di una birra e lo show ha preso il via.
Si comincia subito con il brano More Than I Need, il quale apre anche l’ultimo disco. Enzo Moretto si fa notare con la sua chitarra, dando un sound più rock di quello a cui eravamo abituati; il gruppo sin da subito tira fuori una grande energia – che non mi aspettavo – è un continuo muoversi sul palco: chi passa dal basso alle tastiere, chi dalla voce al sintetizzatore. Insomma, Enzo Moretto, Ilaria D’Angelis, Raffaele Benevento, Andrea Perillo e Julian Barrett si danno da fare con una estrema scioltezza come se fosse la cosa più naturale del mondo.
Arrivano anche i brani più famosi come Invisible, Letter To Myself, Celentano, Wake me up, di cui i fan ne sono entusiasti, ritrovandosi a cantare insieme alla band.
Non viene meno l’influenza degli Arcade Fire.
Si continua con i pezzi di Lub Dub: Tiger Claw, la romantica, lenta e dolce Candies e Flower, la ballata Take It Easy che poi diviene più aggressiva con l’uso della chitarra elettrica e della batteria.
Il tempo di una pausa, una chiacchiera con il pubblico e qualcuno che urla ironicamente: “Siete bravi quasi quanto Calcutta”. Scoppia una grande risata, un argomento che in questo periodo sembra esser molto delicato, tanto che a fine concerto mi è stato domandato: “Secondo te, perché chi fa musica di una certa qualità non ha un gran seguito?” Ecco, in questo caso, nel caso degli A Toys Orchestra, non ho saputo rispondere; sarà la moda, le persone che non hanno mai capito molto di musica, sarà che la maggior parte degli italiani non è ancora pronta a della buona musica, lasciandola scappare all’estero.
È la volta di due gran pezzi come Powder on The Words, Peter Pan Syndrome conclusasi con al massimo delle distorsioni, fino ad arrivare ad una seducente e struggente Show Me Your Face.

 

Beatrice Sacco

Beatrice Sacco

Studentessa di Architettura. Puoi trovarla a qualsiasi concerto o festival
in programma in tutto il mondo. Combatte ogni giorno il panico. La pecora
nera della famiglia.

2018-05-06T08:51:40+00:00 4 maggio 2018|Live Report|0 Commenti