Ieri, presso il Palazzo Montemartini Hotel, si è svolta la conferenza stampa del film: “A mano disarmata” in uscita oggi nelle sale distribuito dalla Eagle Pictures.

a mano disarmata

Appena entro nella sala una figura mi colpisce subito e non è quella di un’attrice bensì della protagonista della storia: Federica Angeli. Federica è la giornalista di Repubblica che nel 2013 ha deciso di assumersi una responsabilità enorme: quella di essere la prima persona a Ostia che in quarant’anni ha avuto il coraggio di denunciare gli atti perpetrati da cosche criminali nei confronti della popolazione del litorale romano. Mafia di Ostia mica bruscolini. Un volto duro, quasi di sfida la accompagna sempre. Eppure dietro quello sguardo si nota una dolcezza infinita. Viene voglia di dire a Federica: “coraggio!” perché la sua fragilità è anche la sua forza: “tutto quello che ho fatto l’ho fatto per dare ai miei figli un mondo migliore”.

“Per raccontare ai miei figli cosa stava accadendo mi sono ispirata a Benigni nel film: La vita è bella” racconta Federica, alludendo al momento in cui le è stata assegnata una scorta. Momento che ha segnato la separazione tra la sua esistenza passata e quella attuale. “Ho cercato di trasformare tutto in un gioco. I miei figli avevano 4, 6 e 8 anni, gli ho detto che la mamma aveva scritto un articolo molto importante e il giornale le aveva assegnato ben due autisti. Il mezzano mi ha chiesto quando ci avrebbero assegnato la villa.  Allora ogni volta che arrivava un proiettile era un punto in più sull’immaginario tabellone dei punti per conquistare la villa. Ho cercato di non spaventarli.”

Il volto di Federica si scurisce quando sente di dover parlare di qualcosa di ingiusto, non riesce a non parlare e sbotta:

“Mi è dispiaciuto molto della provocazione che Salvini ha lanciato a  Roberto Saviano sulle leggi per la scorta. Vivere sotto scorta è terribile, quando lo Stato ti mette sotto scorta è come dire ‘non possiamo andare all’attacco della mafia, allora stiamo in difesa’. Quando Salvini ha parlato di Saviano certo non ha fatto il mio nome ma è come se l’avesse fatto, come se avesse fatto il nome di tutti i 19 giornalisti che vivono sotto scorta nel nostro paese.”

Il regista Claudio Bonivento ha rincarato la dose:

“Salvini vieni a vedere il film, ti invito, così prima di parlare puoi fermarti a riflettere, te lo dice uno di Como”.

Il discorso si sposta inevitabilmente sul fronte politico ma Bonivento smentisce che il suo sia un “film politico” come inteso dai più:

“Cos’è la politica? La politica è tutto, qui si parla di impegno sociale e civile, anche chi fa film su personalità politiche cerca di raccontare la parte umana e privata del personaggio pubblico. I colleghi di Federica dovrebbero ammirarla per quello che ha fatto invece spesso vedo invidia, concorrenza spicciola, è assurdo”. Conclude l’intervento l’impulsivo regista.

A proposito del discorso che spesso il cinema idolatra i cattivi, interviene Claudia Gerini:

“Ho amato essere Federica, stare dalla parte del bene. Spesso, per un’attrice, è più stimolante e divertente interpretare il ruolo di una cattiva ma quello che conta è non chi stai interpretando ma il contesto in cui lo inserisci. Il cinema racconta la vita e ha il potere di rendere delle persone normali delle eroine: Federica è una piccola guerriera con la penna tra i denti.”

Per Francesco Venditti, interprete del marito di Federica Massimo Coluzzi: “Bisogna raccontare tutto poi è chi guarda che sceglie da che parte stare. Bisogna lasciare la libertà di scelta”. E Federica ha scelto, ha scelto di non restare a guardare ma di far sentire la sua voce, ha scelto di essere portatrice di verità e legalità sacrificando la parte più importante di un essere umano: la propria libertà. In un momento buio per il cinema italiano, aggrapparsi a storie vere che rendono migliore la nostra nazione è una cosa preziosa.