Zucchero non ha bisogno di dimostrare niente a nessuno: a parlare per lui sono gli oltre 40 anni di carriera alle spalle, le migliaia di concerti tenuti in giro per il mondo, le prestigiose collaborazioni internazionali, la sua capacità di riempire -realmente- gli stadi e le arene di persone di tutte le età e di farle cantare, ballare e saltare per tre ore di fila. Come ha dichiarato egli stesso sul palco dello Stadio Olimpico di Torino, dove ieri sera si è esibito, a motivarlo a far musica è il gaudio che l’atto di suonare e di cantare è in grado di procurargli, e che è lieto di condividere con tutti coloro che che hanno il piacere di ascoltarlo.
Una serata rovente, quella torinese, che non ha frenato gli entusiasmi di un pubblico caloroso e festoso, che si è goduto -nonostante le elevate temperature- un concerto lunghissimo e vivace, scevro di corpi di ballo, scenografie epiche, giochi di fuoco e altri artifici studiati per stupire, con la musica a farla da padrone.
Il cantautore emiliano, accompagnato dalla sua band composta da Polo Jones (direttore musicale e basso), Chat Dyson (chitarre e cori), Peter Vettese (Hammond, piano e sintetizzatori), Mario Schilirò (chitarre), Adriano Molinari (batteria), Nicola Peruch (tastiere), Monica Mz Carter (batteria e percussioni), James Thompson (fiati e cori), Lazaro Amauri Oviedo Dilout (fiati), Carlos Minoso (fiati) e Oma Jali (cori), ha alternato successi più e meno recenti, una trentina di brani all’incirca, accompagnato anche, nella parte finale del live, da un coro gospel. Non sono mancati i grandi classici, fra i quali Diamante, Celeste, Diavolo in me, Con le mani, Per colpa di chi? e Miserere, né lo spazio per mettere in risalto le impressionanti doti dei musicisti e dei coristi, che hanno elettrizzato gli spettatori con un paio di brani di artisti stranieri.
C’è stato spazio anche per un momento più intimo nel quale Zucchero, generalmente schivo e di poche parole, si è lasciato andare rendendo gli astanti partecipi di alcune sue riflessioni sullo stato del mondo, facendo cenno ai conflitti attualmente in corso e alle imminenti nozze di un noto imprenditore americano.
Un live con L maiuscola, impeccabile come sempre, a riprova del fatto che l’età è solo un numero e che è ancora possibile -nonchè necessario- fare musica seriamente ed essere in grado di portare in scena uno spettacolo senza fronzoli, basato sulla voce di chi canta, sul suono degli strumenti e sul significato delle canzoni.
Ad averne, di Zucchero in giro.
Che “Dio lo benedica” e “gliela mandi buona e senza vento” ancora a lungo.

Appassionata di musica, giornalismo, scrittura e danza, ama vivere nella sua riservata Torino, ma adora il Sud Italia, nel quale affondano le sue origini.