Renzo Rubino: “Più che un punto d’arrivo o di partenza il Festival rappresenta per me un punto infinito”

Quarto ospite della nostra rubrica “Dopo Festival” è Renzo Rubino, reduce dalla partecipazione all’ultima edizione di Sanremo. A poco più di un mese di distanza dalla kermesse musicale abbiamo scambiato quattro chiacchiere con il cantautore pugliese, il quale ci ha raccontato la genesi del brano “Custodire” presentato sul palco dell’Ariston ed altri aneddoti circa la sua partecipazione al Festival.

Ciao Renzo, benvenuto nella nostra rubrica “Dopo Festival” dedicata agli artisti che hanno calcato il palco dell’Ariston durante l’ultima kermesse. Qual è il significato del brano con il quale hai partecipato?
I significati in una canzone posso essere molteplici e di fatto la cosa bella è che ognuno ci trova un po’ quel che vuole. Custodire potrebbe essere una canzone d’affetto oppure d’amore, per me invece è il brano che in qualche modo parte da una separazione e vuole far sì che, nonostante tutto, rimanga qualcosa di buono. Ad un certo punto mi sono chiesto perché facessi questo nella vita e mi sono accorto delle mie mancanze, dettate in passato dalle lacune che provenivano dall’ambito familiare.

“Custodire” può vantare la supervisione artistica di Giuliano Sangiorgi. Com’è nata questa collaborazione e su che cosa in particolare ha lavorato il leader dei Negramaro?
Ho chiamato Giuliano un pomeriggio di settembre, gli ho chiesto se avesse voglia di produrmi il pezzo e, nonostante i suoi tanti impegni ha accettato. Ero e sono tutt’ora in un fase in cui ho voglia di contaminarmi, tentare cose nuove, crescere ed in qualche modo provare a migliorarmi. Secondo me il miglioramento di ognuno di noi avviene non solo attraverso la conoscenza, ma anche mediante l’ignoto quello che può portare per esempio un rapporto umano e di stima, come nel nostro caso.

Nella terza serata sanremese ti sei ritrovato sul palcoscenico in luogo di Ermal Meta e Fabrizio Moro, temporaneamente sospesi in seguito al mini-scandalo che li ha coinvolti. Raccontaci quest’aneddoto.
Devo essere sincero, i primi giorni del Festival sono stati un po’ complicati per me, ho accumulato tanta tensione anche per la scaletta, infatti la prima sera mi sono esibito molto tardi. La sera successiva non avrei dovuto cantare e soltanto alle 19 sono venuto a conoscenza, tra l’altro in modo molto approssimativo dai social, di questo cambio di programma. Questo episodio mi ha destabilizzato un pochino dal punto di vista mentale, perché nei giorni in cui non ti esibisci ti dedichi a rilasciare tante interviste ed a fare il lavoro di promozione, ma mi è anche servito per le ultime due performance di venerdì e sabato, delle quali sono ampiamente soddisfatto.

In occasione della serata dei duetti, hai cantato in coppia con Serena Rossi. Come mai la scelta è ricaduta proprio sull’attrice napoletana? Vi lega una profonda amicizia?
È nata un’amicizia in pochissimo tempo: noi non ci conoscevamo, eppure io la stimavo tanto, così l’ho chiamata e le ho chiesto se avesse voglia di duettare con me, ha voluto ascoltare il pezzo e se n’è innamorata. Abbiamo condiviso non soltanto le prove, ma anche un sacco di cene, insieme al suo compagno, alla sua famiglia e ai miei amici, quindi è nata veramente un’amicizia forte e credo si sia notato sul palco, ci siamo dati forza dietro le quinte e ci siamo sentiti invulnerabili. Ho scelto proprio Serena perché, oltre ad essere bravissima come cantante ed attrice, rimane se stessa sul palco così come dietro le quinte ed io avevo bisogno che il suo entusiasmo contagiasse me ed il mio staff.

Si tratta della tua terza partecipazione a Sanremo, la prima nel 2013 tra le nuove proposte. Dei giovani in gara quest’anno c’è qualcuno che ti ha colpito particolarmente?
Devo ammettere, sono rimasto colpito in generale dal livello di tutte le nuove proposte. Mi è piaciuto molto Ultimo e la sua espressione artistica, ma anche Mirkoeilcane mi ha convinto, molto bravo soprattutto nella scrittura.

“Il gelato dopo il mare” arriva in seguito ad un periodo non positivo dal punto di vista artistico. Cos’è accaduto dopo il tour promozionale di “Secondo Rubino” ed in che modo sei riuscito a rialzare la testa?
Direi che non si sia trattato propriamente di un periodo non positivo, piuttosto avevo voglia di staccarmi in qualche modo da un mondo in cui non mi ci ritrovavo proprio al cento per cento. Sono stato io a scegliere di tornare a vivere in Puglia, a decidere di prendermi il tempo necessario per scrivere il disco. Venivo da tre album, avevo scritto tanto in poco tempo e sentivo il bisogno di raccontare una nuova storia. Spesso la velocità di questo mondo non ti porta ad essere estremamente autentico, quindi con tutti i rischi del caso ho scelto di prendermi il mio tempo per scrivere il disco e di rilanciarlo non necessariamente attraverso un palco così importante come può essere quello del Teatro Ariston.

Quali erano le tue aspettative sanremesi? Il Festival rappresenta per te un punto di partenza o d’arrivo? Parteciperesti nuovamente alla kermesse in futuro?
Più che un punto d’arrivo o di partenza il Festival rappresenta per me un punto infinito, è una kermesse dove tutti gli artisti vanno ad esporre la propria arte, io avevo voglia di affrontare tutto ciò senza paura, non ho mai badato alla classifica e alla gara,  il mio intento è sempre stato solo quello di lasciare il segno ed alla fine credo di esserci riuscito. Se parteciperò ancora? È un palco talmente affascinante che è difficile dire non mi interessa oppure non lo farò mai più. È chiaro che ora come ora ti direi che non ho voglia di ritornarci per un po’ e che la musica esiste anche in altri contesti oltre a quello sanremese, però non si può mai sapere, vedremo…

Dove ti vedi tra qualche anno? Oltre a comporre musica per te stesso, ti piacerebbe riscoprirti autore per altri artisti oppure magari scrivere una colonna sonora?
Secondo me quello musicale è un ambito che può darti tanto sotto molti punti di vista, io non voglio fare musica soltanto per me, ma inventarmi nuovi progetti, per esempio di scrivere per il cinema. Ho già voglia di lavorare al nuovo disco, ma anche di sperimentare per altri artisti, cioè ho tante idee per la testa però ho bisogno di capire bene quale perseguire. Adesso mi concentro sui concerti e solamente a tour concluso rimetterò le mani sul pianoforte.

 

A cura di Lorenzo Scuotto

Fabiana CriscuoloFabiana Criuscuolo

Social Addicted. Sceneggiatrice su Whatsapp. Esperta in drammi sentimentali, pizze, panini e piadine. Sempre in bilico fra le due passioni: la ricerca scientifica e il giornalismo. Penna cinica del web appassionata di musica, arte e viaggi.

2018-03-18T01:39:31+00:00 17 marzo 2018|Dopo Festival, Rubriche|0 Commenti