“Zelo in condotta”: gaLoni, Carocci e Forni a ‘Na Cosetta.

Il 7 marzo siamo stati ad una nuova kermesse romana, in una piccola perla all’interno del quartiere metropolitano Pigneto, presso il locale “Na cosetta” chiamata “Zelo in condotta” dove diversi musicisti si destreggiano a miscelare le note e le influenze delle loro vene artistiche.

Appena si entra si respira aria familiare: piccoli tavoli e sedie di legno, divani e poltroncine in stile liberty che accolgono ragazzi perlopiù trentenni, impegnati a socializzare, degustando un menù che si contrappone alla semplicità della location. Il grande impatto si ha quando si entra nella sala dove avvengono le esibizioni live: un’immersione a tutto tondo nel mondo musicale fra icone del passato e del presente. Non è solo uno stimolo visivo ciò che si avverte da questo arredamento, la sensazione è quella di essere avvolti dalla musica in modalità tridimensionale: non si sfugge da qui, le note ti intrappoleranno dolcemente.

Dopo un breve soundcheck, dove i tre musicisti accordano le chitarre, le voci e gli intenti, siamo pronti a vivere un’esperienza sicuramente nuova e di particolare fattezza. Tra gli artisti che suoneranno troviamo Francesco Forni, suonatore a tutto tondo: chitarrista, abile compositore, produttore e cantautore, in attesa dell’uscita del nuovo album con Ilaria Graziano. Lo accompagna Luca Carocci, cantautore che si distingue per la capacità innata di scrivere testi e usare le parole con destrezza e agilità, il suo secondo album “Missili e somari” è l’espressione di questa sua facilità di parola ma anche di un forte senso di emozioni romantiche.

L’ospite della serata è Emanuele Galoni, in arte “gaLoni”, cantautore della provincia di Latina ma da sempre assiduo frequentatore degli scenari propriamente romani.

Inizia dunque la nostra avventura musicale, in questo esperimento nel quale ognuno dei tre, suonerà pezzi propri o degli altri, in una fusione di chitarre e voci che alla fine susciterà emozioni inaspettate.

Si alternano dunque, iniziano Forni e Carocci con il loro pezzo “La ragazza con il pallone”: è una sorpresa la semplicità melodica che si contrappone ai giochi di parole davvero ingegnosi e al significato malinconico del testo. Arriva l’atteso momento di gaLoni che esordisce con “Banksy”, ci regala in anteprima un inedito del prossimo album “Incontinenti alla deriva”, gioco di parole geografico, e ci svela, chissà se inavvertitamente o per darci invece un indizio, il mood del suo nuovo lavoro: intimo e personale, intenso ed impegnato con forti emozioni che lui, solo, sa far nascere con la sua musica.

A questo punto il pubblico si esalta, arriva il momento di “Carta da parati” il cui significato mi viene spiegato dall’autore stesso alla fine del concerto: “è il desiderio così romantico di voler portare la bellezza di questa ragazza fuori da un contesto sociale freddo e privo di comunicazione sia verbale sia emotiva, tipico dei grandi quartieri romani da lui vissuti. E’ il voler preservare una cosa delicata e preziosa, talmente ricca della sua bellezza da dover essere protetta come un fiore nel cemento.”

Segue un intermezzo di Forni con pezzi di folk internazionale: qui si percepisce la conoscenza e l’esperienza artistica che ci danno la cifra dello spessore musicale di questo e degli altri artisti che si stanno esibendo davanti ai nostri occhi con brani eccellenti (Temptation di Tom Waits, Mr Jones di Bob Dylan), eseguiti con rara bravura e voce calda, pulita e priva di esitazione. Si avverte fortemente la grande professionalità di Forni e tutta la sua carriera è ben palesata dal clima di silenzioso rispetto anche dopo l’esecuzione di “Tempi meravigliosi”.

Anche Carocci si distingue ora nell’esecuzione di “The drugs don’t work” (The Verve) dove, con una voce tagliente ed incisiva, esprime il dolore descritto nel testo, di una donna malata terminale per la quale i farmaci non sono più efficaci e lui, nella sua sofferenza di non poterla più vedere, non vuole perderla nel cielo ma semmai accompagnarla. Esegue poi un brano di Ben Harper (“Steal my kisses”) a dimostrare di nuovo, se servisse, una cultura musicale vasta ed anche moderna. Altro pezzo da “Missili e somari” è “Arturo”, “Tu di notte amore mio, io di notte amore” canzone melodica che trasmette insoddisfazione, molto originale nelle parole e nelle pause vocali che rendono il pezzo eccentrico e singolare. Altro suo brano tratto da “Giovani eroi” del 2014: “Mentre le nuvole”, colpisce sia per la melanconia della parte strumentale, sia per il testo che si adagia su una coppia giunta chissà alla fine di una relazione, utilizzando nella mente, come elemento di distrazione e fuga, proprio le nuvole che restano lì fisse come forse è ormai fermo il loro rapporto.

A questo punto l’atmosfera è davvero calda, la sensazione è quella di vivere un momento magico, non esiste più nulla al di fuori di questo piccolo mondo, dove voci e chitarre ci ricoprono e stimolano tutti i nostri sensi: gli occhi sono pieni di luci, immagini anche bizzarre e note che fluttuano nell’aria. Il pubblico è folto e catturato senza via d’uscita da questo incrocio di voci e parole che costringono il cervello ad uno sforzo per catturare tutta l’energia che si è creata nella sala.

In questo calore di emozioni si addentra anche gaLoni che con “In linea d’aria”, secondo inedito, torna a parlare del disagio comunicativo che si prova nelle grandi aree metropolitane. E’ una similitudine tra la lontananza attraverso le strade e il forte disagio e clima antisociale che distanzia emotivamente le persone. Un tema questo che ricorre spesso nei suoi testi, gaLoni soffre il passaggio da un ambiente sicuro e confortevole come la provincia ad una situazione precaria e squilibrata cittadina, senza legami e abitudini ma con forti costrizioni emotive. Nella chiacchierata post live, rivela un particolare curioso del suo modo di vivere il live che è proprio conseguenza di questo suo educato disagio nello stare tra le persone dovendo mostrare, con la sua musica, la sua interiorità. Esegue, infatti, ogni brano con gli occhi chiusi. Egli stesso dichiara di volersi impegnare ad aprirli per rispetto del pubblico, in realtà nemmeno stasera riesce ad aprirli, soprattutto quando l’aria si fa intensa e coinvolgente. E’ il suo modo di concentrarsi per sentire la musica che vibra nell’anima e un tentativo di tenere racchiuso ciò che sta provando e che sta facendo provare a tutta la platea; gli occhi chiusi cercano di nascondere la luminosità del suo spirito ma attraverso le fessure delle palpebre filtra ciò che è evidente a tutti e che lui non può nascondere.
Continua dunque la serata con “L’America è una truffa”, altro inedito, dove si mescolano aspetti socio-politici che delineano una America porto di illusioni che “ti porta via da me” con continenti alla deriva così come è allo sbando la conduzione delle tematiche socio-ambientali globali.

Un colloquio con la ragazza è la linea seguita in “I navigatori” dove si aggrega con il favore di tutto il pubblico, Emanuele Colandrea musicista e produttore artistico, collabora con molti altri cantautori e con gaLoni dal 2011. La sua presenza aggiunge profondità alle performance che seguiranno, non solo per il contributo strumentale ma soprattutto per la caratteristica voce alta, lineare e sottile che rende ogni controcanto o coro più armonico, creando un vero e proprio accordo tra la diversità delle altre tre voci, spiccando per precisione e puntualità. Il testo è memoria di un rapporto che ora è lontano “dalla voce ti sento dimagrita” e “è tanto che non ci vediamo, la distanza non è distanza ma benzina”, anche in questo caso si delinea la necessità di vicinanza e la nostalgia di tempi in cui tutto non era guidato da regole fisse e la propria impulsività era un bene necessario: “maledetti i navigatori che non ci fanno più perdere”. Sconforto che prosegue anche nello stare poi finalmente vicini “arriveremo puntualmente in ritardo” lo stesso.
Ne “Il prezzo delle arance” racconta il viaggio di un immigrato, vi è una denuncia sociale sulla condizione economica mondiale “gli imputati eletti presidenti”, non risparmia critiche alla Chiesa come Istituzione politica “i crocifissi cadono sulle cattedre dei preti”. Invita alla riflessione e alla discussione sul panorama geografico e politico, dove pensando all’Africa bisogna sorridere per la nostra diversa condizione e impegnarsi a non vivere nell’indifferenza.

Il pubblico non è affatto sazio di questa serata pregna di significati da tutti i punti di vista, il quartetto ha ormai nelle proprie mani i cuori e le anime di tutti i presenti che avidamente chiedono ancora un bis (“Spara sui treni”).

Tutti sanno che non è stata una serata qualunque, è una di quelle volte in cui ti alzi dalla sedia e ti senti diverso. Una diversità interiore che ti dona la pace e che ti fa credere ancora nell’umanità delle persone, nelle loro speranze e ambizioni. Si percepisce nell’etere la voglia e la “fame” di sentimenti veri, impegno e passione per la gioia che le note, se ordinate in modo casuale, possono far nascere negli animi di chi la musica non solo la ascolta ma la “sente” e gaLoni, ospite particolare della serata, la “sente” davvero, anche ad occhi chiusi.

 

A cura di Manuela Atzori.

Fabiana CriscuoloFabiana Criuscuolo

Social Addicted. Sceneggiatrice su Whatsapp. Esperta in drammi sentimentali, pizze, panini e piadine. Sempre in bilico fra le due passioni: la ricerca scientifica e il giornalismo. Penna cinica del web appassionata di musica, arte e viaggi.

2018-03-10T15:25:12+00:00 10 marzo 2018|Live Report|0 Commenti