Lorenzo Baglioni: “Se il Festival di Sanremo dovesse essere un verbo sarebbe il piuccheperfetto!”

Uno dei limiti del Festival di Sanremo è che spesso le canzoni – date in pasto ai media in maniera così totalizzante nella settimana della kermesse e nella successiva – producano poi l’effetto bulimia. Quanti di noi riescono ancora a riascoltare un brano e ricordare – dopo anni – se proviene da una edizione sanremese oppure no? Difficile. I brani sono tanti ed il tempo per metabolizzarli e immagazzinarli nel nostro background musicale è troppo poco. Noi però – contrariamente alle logiche della comunicazione attuale – vogliamo essere in controtendenza, e continuare questo percorso di “Dopo Festival” anche quando della scorsa edizione probabilmente ricorderemo solo lo scandalo plagio e poi vittoria del duo Meta – Moro. Vogliamo continuare a parlare con i protagonisti, conoscerli ed analizzare i loro brani, parlare dei loro progetti attuali e dare modo a tutti noi di avere sempre un occhio puntato sulla tradizione musicale italiana e fare in modo che il Festival di Sanremo non resti relegato in una settimana così intensa, che non sia solo un punto di arrivo per gli artisti, ma anche un punto di partenza per il successivo anno musicale per il pubblico.

Ospite del giorno Lorenzo Baglioni, autore del “coloratissimo” brano “Il Congiuntivo”.

Lorenzo, sagace professore e laureato in matematica, hai portato sul palco dell’Ariston un tema così controverso come “Il Congiuntivo”. Se questa kermesse dovesse essere (ho coniugato bene?) un tempo verbale, quale sarebbe?
Ahahah! Intanto, grazie per il “sagace”, che questo aggettivo ancora non me l’aveva accostato nessuno..! Hai coniugato bene? Direi di sì, ma ormai ho una tale pressione addosso per quello che riguarda la coniugazione dei verbi, che non mi fido più neanche di me stesso…!
Comunque, se Sanremo fosse un tempo verbale, per come ho vissuto questa splendida avventura, andrei a ripescare un tempo verbale latino… il “piuccheperfetto”! Perché è stato davvero un sogno anche solo essere arrivato a presentare una canzone così, un po’ “diversa”, sul palco dell’Ariston!

Dopo una esperienza in gruppo con “I Supplenti Italiani”, arriva questo progetto da solista da videomaker su YouTube, in cui con molta ironia spieghi – cantando – i principi della cultura di base. Da ex professore hai notato davvero un tasso così elevato di ignoranza nelle nuove generazioni?
Domanda articolata… Allora, intanto il progetto legato alle “canzoni didattiche”, di cui fa parte anche il brano “Il Congiuntivo”, in realtà è un progetto solista, ma solo in apparenza, perché a lavorare con me ho avuto una squadra di tante persone di talento, a partire da mio fratello Michele, che ha scritto con me tutte le canzoni, Lorenzo Piscopo che ha curato quasi tutti gli arrangiamenti e un sacco di altri bravissimi professionisti, amici vecchi e nuovi, che mi hanno accompagnato in questa avventura! Venendo alla domanda vera e propria, onestamente, no, non penso che le nuove generazioni siano più ignoranti di quelle passate. Anzi, credo molto nel progresso dell’umanità e, nonostante si senta quasi sempre affermare il contrario, penso che i figli mediamente tendano ad essere “migliori” dei genitori. Questo non vuol dire necessariamente che i ragazzi delle nuove generazioni abbiano le stesse competenze e le stesse conoscenze di quelli delle generazioni precedenti, ma, normalmente, sono più al passo col tempo che viviamo. I giovanissimi di oggi, per esempio, hanno competenze e abilità che già io non avevo alla loro età, ma magari li sentiamo “distanti” da come ce li aspetteremmo anche solo perché parlano un linguaggio “diverso”. Credo che la frase “i giovani di oggi non sanno fare più nulla” sia stata pronunciata per la prima volta da un nonno di Neanderthal, parlando del nipote che non sapeva più mangiare la carne di mammut cruda perché nel frattempo aveva scoperto come cuocerla col fuoco..! E da allora, tutte le generazioni hanno pensato la stessa cosa delle generazioni successive… Insomma, se alla fine siamo arrivati al progresso scientifico e culturale dei nostri tempi, vuol dire che, via via, le nuove generazioni qualcosina di buono l’hanno fatto, no?! Ahahah!

Farà seguito a questa esperienza sanremese un CD (Bella Prof!) , la cui uscita è prevista per il 16 febbraio. In questo album riassumerai tutti gli assiomi ed i teoremi in musica? Magari farà da corollario ai vecchi e desueti libri di testo?
Sì, il disco “Bella, Prof!” è uscito nei negozi e negli store digitali il 16 febbraio scorso e le 12 canzoni che contiene trattano diversi argomenti della didattica, dalla matematica alla fisica, dalla chimica alla mineralogia, dal latino alla grammatica italiana. Beh, l’intento non è mai stato quello di sostituire i testi didattici “ufficiali”, che certamente trattano questi stessi argomenti in maniera più completa e rigorosa, però il fatto che alcuni insegnanti abbiano giù utilizzato queste canzoni per far appassionare gli studenti agli argomenti di studio mi riempie di gioia.

E se questo album dovesse finire in un negozio di dischi, in che categoria lo collocheresti?
Non è facile etichettarlo. Anche io ogni tanto mi sono chiesto che disco avessi fatto di preciso! Musicalmente è un disco molto vario che omaggia diversi stili e artisti musicali degli ultimi anni, in ogni caso, prevalentemente pop. Tratta argomenti didattici, quindi c’è sicuramente una componente educativa. Anche se, alla fine, l’intento primario rimane quello dell’intrattenimento e le canzoni sono, innanzitutto, un gioco che dovrebbe divertire. “Edu-pop-dance-retro-cult-comic-rap” può andare come categoria?

A marzo partità un tuo programma televisivo su Sky Uno, Bella Prof! , dodici puntate in cui verranno trattate tutte le materie scolastiche insieme ad un esperto, arricchendole di musica e spettacolo. Sarai il precursore di un modello di scuola 2.0?
Intanto diciamo che sono strafelice (e anche un po’ orgoglioso) di questo programma e non vedo l’ora che vada in onda. Ripeto che non credo che questo progetto possa sostituirsi ai tradizionali modelli di insegnamento o addirittura essere il precursore di un nuovo modello di scuola… La mia voleva essere più una sorta di “provocazione” verso un certo tipo di didattica un po’ troppo “arida”, cercando di far vedere che è possibile divertirsi imparando e imparare divertendosi. Insomma, si possono mescolare canzoni pop, boyband e leggi fisiche fondamentali sul movimento  dei corpi celesti? Secondo me sì. E magari agli studenti piace..!

Io penso che siamo una generazione troppo legata ai cellulari, ai pc e al web in generale, molto meno predisposta ai rapporti umani. Se anche la scuola adesso la leghiamo a due ore di TV non rischiamo l’isolamento ulteriore?
Questo è un tema molto complesso e delicato… Come avrai capito, io sono, invece, molto amante della tecnologia e delle possibilità che questa offre. Certo, il web e gli smartphone stanno cambiando il mondo e i rapporti umani, ma qualsiasi rivoluzione tecnologica l’ha fatto. E non necessariamente in peggio. Credo che anche la scuola non possa rimanere indietro rispetto alle nuove tecnologie, ma come queste debbano essere integrate al suo interno è materia complessa e per nulla scontata.

Sei vittima di due paragoni, Baglioni (Claudio) per il cognome e Gabbani sia per la vostra fisicità molto simile che per l’ironia e lo spessore dei testi, come vivi questo volerti per forza etichettare con un genere da cui prendere spunto?
Vabbè, l’omonimia con Claudio Baglioni è stata una delle coincidenze più chiacchierate del festival e mi ci sono divertito un sacco, anche perché da ragazzino, uno degli scherzi che facevamo con mio fratello era proprio raccontare di essere nipoti del famoso cantante. Il paragone con Gabbani, sinceramente, non me lo aspettavo, ma non può che farmi piacere, visto che è un artista che ammiro molto! Diciamo che prendo questi accostamenti come un buon auspicio, sperando di avere anche solo un po’ del successo che hanno avuto i miei “termini di paragone”..!

 

Se i tuoi fans fossero tutti tuoi alunni che messaggio sentiresti di inviare loro?

Se stai attento in classe sei a metà dell’opera”. (Auto-cit. dal Teorema di Ruffini)
No, a parte gli scherzi, siate curiosi. Chiedetevi sempre il perché delle cose. È il modo giusto per non annoiarsi mai e rimanere sempre un po’ bambini. A scuola, come nella vita!

A cura di Fabiana Criscuolo

2018-03-03T10:44:43+00:00 3 Marzo 2018|Dopo Festival, Rubriche|0 Commenti