5 canzoni italiane contro la guerra

di InsideMusic

La guerra è una delle più tragiche esperienze che qualsiasi essere umano possa vivere ed in questo momento nel mondo esistono più di 30 conflitti armati, di cui, nella maggior parte dei casi, ignoriamo l’esistenza.

Nel corso del 20° secolo si sono susseguite diverse guerre che hanno segnato la Storia, in particolare i due conflitti mondiali, con conseguenze catastrofiche anche nel nostro Paese, poi la guerra in Vietnam, il conflitto in ex-Jugoslavia, la guerra israelo-palestinese e il dramma dell’invasione in Ucraina.

Moltissimi artisti si sono espressi condannando con fermezza gli orrori della guerra, dando vita al cosiddetto “movimento pacifista”: da “Blowing in the Wind” di Bob Dylan fino a “Imagine” di John Lennon, da “La guerra di Piero” di Fabrizio De André fino a “Generale” di Francesco De Gregori sono innumerevoli gli esempi di brani “pacifisti”.

È proprio per questo che, a pochi giorni dalle festività natalizie, vogliamo riascoltare alcune delle canzoni italiane contro la guerra più significative e apprezzarne i loro messaggi più profondi.

LA GUERRA DI PIERO – Fabrizio De André (1963)

“Lungo le sponde del mio torrente
voglio che scendano i lucci argentati,
non più i cadaveri dei soldati
portati in braccio dalla corrente”

Fabrizio De André è considerato uno dei più importanti cantautori della nostra musica: il “poeta degli ultimi” scrisse questo brano nel 1963, ispirato dal racconto di uno zio deportato in un campo di concentramento durante la 2° Guerra Mondiale.

La storia parla del soldato Piero che, stanco degli orrori del conflitto, viene colto da un attimo di umanità incrociando lo sguardo di un “soldato con la divisa di un altro colore”: esita a sparargli concedendo al nemico di ucciderlo. Dopo essere caduto a terra “senza un lamento” si rende conto che sta per morire e pensa alla sua amata Ninetta, mentre tra le mani stringe il fucile e nella bocca stringe “parole troppo gelate per sciogliersi al sole”.

Piero non è il vero sconfitto perché è tornato anche solo per un attimo ad essere un ragazzo “umano” ed è proprio questo che il cantautore genovese intende sottolineare: la disumanizzazione che la guerra crea e porta con sé.

C’ERA UN RAGAZZO – Gianni Morandi (1966)

“Cantava “Viva la libertà”
ma ricevette una lettera.
La sua chitarra mi regalò,
fu richiamato in America”

Questa canzone, il cui testo è stato scritto da Franco Migliacci con arrangiamento di Ennio Morricone, è stata interpretata e portata al successo da Gianni Morandi nel 1966.

Un giovane ragazzo americano che “amava i Beatles e i Rolling Stones” e suonava la chitarra viene richiamato negli Stati Uniti per entrare nell’esercito e partire per la guerra in Vietnam, dove poi perderà la vita.

Il brano, che in realtà è una cover di “Solitary Man” di Neil Young, entrò rapidamente nel repertorio antimilitarista italiano e segnò un’importante svolta nella carriera di Morandi che fino a quel momento si era limitato ad interpretare ballate d’amore e canzoni spensierate.

GENERALE – Francesco De Gregori (1978)

“Generale, dietro la collina
ci sta la notte crucca e assassina
e in mezzo al prato c’è una contadina
curva sul tramonto, sembra una bambina”

Uno dei più grandi successi del “Principe” Francesco De Gregori, pubblicato nel 1978, parla dell’amarezza della guerra e della sua profonda inutilità descrivendo anche la nostalgia degli affetti che soldati e generali hanno lasciato a casa per andare al fronte a combattere.

La canzone è un susseguirsi di immagini: la “contadina curva sul tramonto”, il treno che “non fa più fermate” mentre corre verso casa, gli “aghi di pino”, il “silenzio”, i “funghi” e poi quell’espressione “a farci fare l’amore, l’amore dalle infermiere” che riprende i versi del celebre “Addio alle armi” di Ernest Hemingway, uno dei principali romanzi antimilitaristi del ‘900.

“Generale” è senza dubbio uno dei brani che ha fatto cantare generazioni intere e che colpisce ancora oggi per la poetica bellezza con cui vengono trattati questi temi.

IL MIO NOME è MAI Più – Ligabue, Jovanotti, Piero Pelù (1999)

“Io dico si, dico si può,
cercare pace è l’unica vittoria,
l’unico gesto in ogni senso
che darà forza al nostro vivere”

Il contesto in cui nasce la canzone è quello della guerra in Kosovo e del conseguente intervento militare della NATO nei conflitti nei territori dell’ex Jugoslavia tra il 1991 e il 2001, ma più in generale il brano si scaglia contro tutte le guerre.

I proventi di “Il mio nome è mai più”, scritta e composta da questi tre grandi artisti italiani, sono stati interamente devoluti ad “Emergency”, l’associazione di Gino Strada (scomparso nel 2021) che dal 1994 si occupa di fornire assistenza medica e aiuti alle vittime civili delle guerre e della povertà.

IL MIO NEMICO – Daniele Silvestri (2002)

“E se non hai morale, e se non hai passione,
se nessun dubbio ti assale,
perché la sola ragione che ti interessa avere
è una ragione sociale,
soprattutto se hai qualche dannata guerra da fare”

“Il mio nemico” è una canzone contro la guerra e la strumentalizzazione di questa per interessi economici. Fu scritta dal cantautore romano all’indomani dei violenti scontri avvenuti a Genova in occasione del G8 del 2001.

Il nemico di cui parlo nella canzone– ha raccontato lo stesso Silvestri – è il potere economico, perché la politica è ormai uno strumento nelle mani dei grandi capitali. Se a ciò si aggiunge la sensazione di non poter contare neanche sull’informazione, ai cittadini non rimane che fare le battaglie in prima persona”.

Nel testo, ricco di sagace ironia e di efficaci giochi di parole, Daniele Silvestri invita a riflettere sulla società moderna ma attinge anche al passato, citando un passaggio proprio del brano “La guerra di Piero” di Fabrizio De André.

di Luca Nebbiai

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