20 Dischi Grunge da scoprire (o rispolverare) – Part #4

di Barbara Scardilli

Ecco finalmente giunti alla quarta e ultima puntata di questa riscoperta di dischi del periodo Grunge. Per concludere in bellezza ho deciso di proporvi band ultra note nel panorama Grunge, ma non vi consiglierò i soliti “Ten”, “Nevermind” eccetera. Qualche scelta laterale ed eventuale fa sempre bene.

Nirvana – Incesticide (1990, Sub Pop)

Non mi sono dimenticato dei Nirvana. Se parliamo di Grunge, è impossibile non citare Kurt Cobain e soci. Incesticide è un po’ una raccolta di B-Side, un po’ una raccolta di cover. Una bella fotografia sonora della transizione tra Bleach e i chilometri macinati a bodo di un furgone fatiscente, e i palchi ben più grandi e il successo esplosivo dell’era Nevermind.

Pearl Jam – VS. (1993, Epic Records)

In pratica, ciò che “Ten” doveva essere a livello sonoro secondo i desideri di Vedder e soci. Sì, perché i Pearl Jam non sono mai stati soddisfatti al 100% della produzione del loro primo iconico album (tant’è che nelle raccolte Black e Alive hanno un mix molto più secco e ruvido). “Vs” è istinto puro, impegno sociale, presa di posizione, introspezione, una rasoiata annunciata, una coltellata inaspettata (chi ha sussurrato Indifference?). Paradossalmente, per il giovane che vuole accostarsi ai Pearl Jam”, consiglierei un ascolto congiunto di “Ten” e “VS”, per scoprire quanto interessante sia constatare come il secondo album sia dannatamente più vicino al sound live della band di quanto non lo sia il capolavoro che lo ha preceduto.

Soundgarden – Badmotorfinger (1992, A&M Records)

“Ah, che bello! Quello con Black Ho…”. Vi fermo io prima che continuiate con la bestemmia. No, “Badmotorfinger” non contiene l’anthem per antonomasia della band di Chris Cornell, ma è esattamente il suo precursore, quello con il primo quartetto di brani spacca-ossa come “Outshined”, “Rusty Cage”, “Slaves & Bulldozers” e, soprattutto, “Jesus Christ Pose”. Dovreste ascoltare questo disco già solo per questi brani.

Alice In Chains – Jar Of Flies (1993, Columbia Records)

Ammetto di essere stato in enorme difficloltà, perché inizialmente avrei voluto consigliarvi Alice In Chains del 1995, più comunemente noto come Tripod per il cane a tre zampe in copertina. Tuttavia, Jar Of Flies è il perfetto esempio di come la band riesca a coniugare il suono decisamente più mite (ma non per questo meno angosciato e melanconico) degli strumenti acustici con la ruvidezza dell’elettrico. Stiamo comunque parlando di un’opera che contiene capisaldi come Nutshell, No Excuse, I Stay Away, Don’t Follow, non esattamente degli scarti di second’ordine.

Stone Temple Pilots – Core (1992, Atlantic Records)

Primo disco, primo successo. Anche qui, nello scegliere tra Core e Purple mi sono trovato in difficoltà, ma Core è sporco, abrasivo, più d’impatto e istintuale. Scott Weiland al meglio delle sue possibilità e i fratelli De Leo che hanno saputo realizzare degli arrangiamenti incredibilmente efficaci per tutta la durata del disco. Nessun punto debole. E perché diavolo siete ancora qui a leggere? Uscite di casa, andate in un negozio di musica, comprate il CD e ascoltatelo!

a cura di Andrea Mariano

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