Ci sono concerti che sono semplicemente una successione di canzoni e altri che diventano un racconto condiviso.
Quello di Niccolò Fabi a San Giovanni di Sinis, seconda delle tre tappe del tour in Sardegna, iniziato a Porto Rotondo e approdato a Sarroch, è stato un viaggio di oltre due ore attraverso il suo repertorio, un dialogo continuo con il pubblico fatto di parole, silenzi e melodie capaci di trasformare ogni brano in una tappa di un percorso umano oltre che musicale.
Lo spostamento della sede del concerto dal Teatro di Tharros alla Piazza di San Giovanni di Sinis non ha sottratto fascino alla serata: la cornice con la torre aragonese del XVI secolo, che ha fatto da sfondo naturale all’evento, ha conservato intatta la suggestione dell’evento, regalando al pubblico un’atmosfera raccolta e intensa.
Ad aprire la serata è stato il cantautore Alberto Bianco, che ha proposto alcuni brani tratti dal suo nuovo album: “Assiere” e “Camaleonte” e il cavallo di battaglia “Filo d’erba“, conquistando il pubblico con un set essenziale e raccolto, accompagnato da Roberto Bob Angelini. Un’esibizione che ha saputo creare il clima ideale per l’arrivo dell’artista più atteso.
Al calare delle luci, tra gli applausi del pubblico, Niccolò Fabi ha fatto il suo ingresso sul palco inaugurando il concerto.
Sul palco insieme a lui salgono i colleghi e amici, da sempre parte del suo universo musicale: Roberto “Bob” Angelini, Alberto Bianco e Filippo Cornaglia. Insieme a loro anche per quest’esperienza ci sono Cesare Augusto Giorgini e Giulio Cannavale, che hanno partecipato alla registrazione dell’ultimo album del cantautore, nella baita di montagna in Val di Sole e che Niccolò ha conosciuto grazie all’esperienza presso Officina delle Arti Pierpaolo Pasolini, di cui è Responsabile della sezione Canzone.
Fin dalle prime note il live trova il suo equilibrio, tra arrangiamenti misurati e una band capace di valorizzare ogni sfumatura della scrittura del cantautore romano senza mai sovrastarla.
Si inizia con “La promessa” e “Non vale più”, mentre il cantautore alterna musica e riflessioni, instaurando quel rapporto diretto con il pubblico che rappresenta da sempre una delle sue caratteristiche più riconoscibili. “Amori con le ali” e “Nel blu” ampliano il respiro del concerto, preparando uno dei momenti più intensi della prima parte con la lirica di “Mimosa” e “Una somma di piccole cose” brano simbolo della sua poetica fatta di dettagli quotidiani e grandi significati.
L’emozione continua con “Casa di Gemma” e “L’amore capita“, prima che “Nessun nemico, nessuna battaglia” riporti al centro il tema del cambiamento come trasformazione naturale, non come riparazione di un difetto.
“Attesa e inaspettata” e “Solo un uomo” confermano la capacità di Fabi di raccontare la fragilità senza retorica, mentre “Al cuore gentile” si trasforma in un invito a custodire la parte più autentica di sé, attraverso la poesia più famosa di Guido Guinizzelli: “Al cor gentil rempaira sempre amore”.
Nella seconda parte del concerto arrivano alcuni dei brani più amati dal pubblico. “Filosofia agricola” e soprattutto “Io sono l’altro”, accolta da un lungo applauso, riportano al centro temi come l’empatia, l’inclusione e la necessità di guardare il mondo attraverso gli occhi degli altri. “Oriente” e “Scotta” mantengono alta l’intensità emotiva, prima dell’energia liberatoria di “Vince chi molla“.
L’ultima parte della serata è un crescendo di emozioni.
“Una mano sugli occhi” accompagna il pubblico verso il finale, mentre “Costruire” viene accolta quasi come un rito collettivo: il pubblico canta ogni parola, trasformando uno dei brani più rappresentativi del repertorio di Fabi in un momento di autentica condivisione.
Per i saluti finali il cantautore sceglie due dei brani più ballabili “Una buona idea” e “Lasciarsi un giorno a Roma“, che chiude con spensieratezza, malgrado il tema maliconico, una scaletta ben calibrata e con qualche gradito ritorno.
L’ultima nota lascia spazio a un lungo applauso, quello riservato agli artisti che hanno saputo costruire negli anni un rapporto autentico con il proprio pubblico. Dopo quasi trent’anni di carriera, Niccolò Fabi continua a raccogliere, con discrezione e sincerità, tutto l’affetto che le sue canzoni hanno saputo seminare.
Le sue canzoni continuano a parlare di relazioni, tempo, paure e speranze con una sincerità rara, trovando nella dimensione dal vivo il luogo ideale per esprimere tutta la loro profondità.
Una serata di musica e umanità, nella quale ogni brano ha aggiunto un tassello a un racconto coerente, intenso e profondamente condiviso.

Per ogni cosa c’è un posto
ma quello della meraviglia
è solo un po’ più nascosto
(Niccolò Fabi)