Caparezza, ormai è un dato di fatto, visti i numeri che sta registrando da qualche anno a questa parte, piace davvero a tutti, ma tutti capiscono effettivamente il senso delle sue canzoni? Spesso e volentieri purtroppo è capitato di ritrovarmi nel parterre, guardarmi intorno e assistere a scene mute oppure in casi ancora più gravi, odere parole del tipo: “Frà dopo c’è Vieni a ballare in Puglia, è troppo divertente me la fa prendere davvero bene!”.

E pensare che “Vieni a ballare in Puglia” probabilmente è una tra le canzoni meno “impegnative” e più dirette scritte da Caparezza, si perchè per saper comprendere bene ogni singolo epiteto, ogni singola metafora e ogni singolo riferimento bisogna davvero ascoltare, ascoltare e poi riascoltare ancora e ancora e ancora con libretto alla mano e probabilmente con un motore di ricerca in aiuto a toglierci qualche dubbio o a colmare qualche lacuna che è davvero impossibile non avere.

Caparezza è un mirabolante paroliere in cui risiede e prende vita, prima tramite carta e penna, successivamente tramite musica e parole, un bagaglio culturale di sconfinate misure che lo rendono l’artista culturalmente più elevato della scena musicale italiana e non, a tal punto da definirlo GENIO;

di conseguena però mi viene da pensare che molte delle persone che si sono avvicinate a Caparezza negli ultimi anni, non colgano davvero il senso delle sue canzoni, il giusto peso delle sue rime incastonate come diamanti preziosissimi in ogni brano confezionato.

Caparezza va studiato nel modo giusto, non stiamo ascoltando le facili associazioni di Marracash, Jake La Furia, Salmo ne tantomeno le facili similitudini di un Fedez qualsiasi, no ragazzi, qui stiamo parlando di Caparezza, artista avanti anni luce. Di seguito andrò a evidenziare alcuni passaggi di “Prisoner 709” senza starne a spiegare il significato, vi lascio questo compito da svolgere a casa, amici lettori provate a mettere in prosa le seguenti poesie:

“Nel buio di una galera dalle barre chiuse
Non immaginiamo la catena ma le piume
Passano le guardie tra file di facce mute
Ci mordiamo lingue come capesante crude
Scordati qui, sullo scaffale di un porta CD
Che delusione, la casa di reclusione
Pressati fino alla nausea, la repulsione
Chiamami “Opera” che mi danno la prigione
Niente premio Nobel
Segui la mia traccia, ferormone
Sette zero nove
Io sono il disco, non chi lo canta
Sono una gabbia e mi avvilisco
Il futuro sopprime colui che negli occhi lo guarda, è un basilisco
Qua tutto cambia, prima tra i santi, dopo sei l’anticristo
Ho un buco in pancia, qua non si mangia, neanche gli avanzi, visto
Prigioniero come fu mio padre nel braccio del 12 10
33 giri nell’atrio, viaggi psicotici, sfregi
Portava un solco dentro che io non avrò mai
Ho solo un numero sul petto, “Seven O Nine”

“So come ama Larsen e so com’è ammalarsene
So che significa stare in un cinema con la voglia di andarsene
Contro Larsen, l’arsenale
Non pensavo m’andasse male
Solo chi ce l’ha comprende quello che sento nel senso letterale
E poi non mi concentro, mi stanca
Sto invocando pietà, Larsen
Il suono del silenzio a me manca
Più che a Simon e Garfunkel
Nel cervello c’è Tom Morello che mi manda feedback
Hai voluto il rock? Ora tienilo
Fino alla fine”

“Hello boys, parte lo show
Spirituale come Osho, con le Rolls Royce
Circola denaro losco, come l’offshore
Non so voi, io vado a farmi una religione come Tolstoj
Anche gli scettici cercano la risposta
Se c’è il paradiso e qualcuno ce lo dimostra
Caro Tiziano altro che giro di giostra
Sarà un giro di chupito tipo rito di Johnstown
Forse sarà l’età
Ma voglio un culto da osservare per essere libero di privarmi della mia libertà
Che poi dicono vivi male, vivi male
Per te ci vuole un ministero dell’interno, non quello del Viminale, Viminale
Vorrei passare per un tipo spirituale
Come fare?
(Seguo tutte le religioni, seguo tutte le religioni)”

“Ma quale tribuno del popolo
Mi viene sonno, dormo più a lungo di Totoro
Fuori salta tutto in aria con le Molotov
Mentre sul divano accorcio il divario con Oblomov
Annoiarmi come fanno gli altri in fondo è meglio
Passo gli anni come Mastroianni in “8 e mezzo”
Scrivo va bene
Rileggo non va bene, esco
Vita breve tipo di Adele senza le scene lesbo
Attaccato alla penna come la stampa al tronista
Le parole crociate come Santa Conquista
Da stacanovista, staccano vista, perché stacco spesso
E quando scrivo un pezzo qua scappano, Crystal
Tanto per quanta fama ricevi
Avrà sempre più paganti la fontana di Trevi
Non ha senso recitare la parte degli incompresi
Con tutti dalla mia parte, con tutti così cortesi”

“Sguardo basso, cerchi il motivo per un altro passo
Ma dietro c’è l’uncino e davanti lo squalo bianco
E ti fai solitario quando tutti fanno branco
Ti senti libero ma intanto ti stai ancorando
Tutti bardati, cavalli da condottieri
Tu maglioni slabbrati, pacchiani, ben poco seri
Sei nato nel mezzogiorno però purtroppo vedi
Solo neve e freddo tutt’intorno come un uomo Yeti
La vita è un cinema tanto che taci
Le tue bottiglie non hanno messaggi
Chi dice che il mondo è meraviglioso
Non ha visto quello che ti stai creando per restarci
Rimani zitto, niente pareri
Il tuo soffitto, stelle e pianeti
A capofitto nel tuo limbo in preda ai pensieri
Procedi nel tuo labirinto senza pareti”