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Maldestro racconta il suo nuovo show teatrale: “Io non sono pacifista”

by Giusy
Io non sono pacifista, Maldestro

Maldestro racconta il suo nuovo show teatrale “Io non sono pacifista”, che andrà in scena al Teatro Bellini di Napoli il 23 Dicembre 2021.

Dopo un’interminabile fase buia che ha gettato in un abisso di incertezza le prospettive
presenti e future delle attività culturali, la voglia di riemergere si percepisce in tutta la sua
potenza. Gli elementi di difficoltà restano ancora moltissimi, e per il teatro adesso si
sperimenta una nuova normalità.

Il Teatro Bellini di Napoli (con il Piccolo Bellini) è ripartito con un fitto calendario di
spettacoli di prosa, danza e musica.

Proprio al Piccolo Bellini, il 23 Dicembre 2021, andrà in scena “Io non sono pacifista”, lo
spettacolo teatrale scritto, diretto ed interpretato dal cantautore Maldestro.

Nonostante il periodo che precede il debutto sia convulso ed impegnativo, Antonio Prestieri,
in arte Maldestro, ha accolto con grande disponibilità il mio invito a rispondere ad alcuni
quesiti circa il suo nuovo lavoro drammaturgico.


L’intervista a Maldestro

Salve, Antonio. Tu sei un affermato cantautore, ma anche un artista poliedrico che ha
dapprima trovato la propria strada nello studio della musica e subito dopo si è
riconosciuto nell’arte teatrale e della drammaturgia. Si può dire che durante l’ultimo e
nefasto periodo per la storia del mondo, Maldestro si sia “preso cura di sé” ritornando
alle origini del suo “più grande amore”, come hai affermato tu stesso introducendo il
tuo nuovo show teatrale su instagram: Io non sono pacifista.


Ti andrebbe di raccontarci quella che è stata la genesi di questo nuovo progetto?

“Era da poco scomparso Gino Strada e, a volte, ci si ricorda delle persone solo quando se ne
vanno. Così ho letto i suoi libri. Oltre a confermarmi la grandezza dell’uomo che è stato, ho
conosciuto l’orrore della guerra dettagliatamente. C’ho pensato per giorni, l’unica cosa per
scrollarmi da dosso quella sensazione era mettere nero su bianco quello che provavo. Così è nato “
Io non sono pacifista”.”


Tu sei autore di oltre quindici spettacoli teatrali. Parlando delle tue origini artistiche, qual
è stato il momento in cui hai cominciato a interessarti alla recitazione ed alla
drammaturgia? Quali sono stati gli autori di riferimento nel tuo percorso artistico?

“Ho iniziato piccolissimo con la recitazione, alle elementari. Poi in adolescenza ho conosciuto delle
persone e da lì è partita tutta la trafila classica. Ho cambiato diverse compagnie, ho rubato da
molti registi e attori bravi. E ho iniziato ad avere una mia visione del teatro. Così quando era
ancora un incosciente, ho messo su la mia compagnia. Qualche anno di assestamento ed è arrivata
l’esigenza della scrittura. Sono stati anni meravigliosi in cui mi sono fatto le ossa. Ho molti
riferimenti nel teatro, da Scarpetta ad Eduardo, da Ruccello a Ray Cooney, dal teatro civile a
quello sperimentale.”


L’espressione “Io non sono pacifista” riconduce ad una dichiarazione di quello che
probabilmente è stato il più iconico simbolo della pace nel mondo, Gino Strada. Ci puoi
raccontare un po’ di questo spettacolo e di come è nata l’idea di portarlo in scena?

“Si, nasce da un’espressione di Gino Strada: “ io non sono pacifista, sono contro la guerra”. Uomo
straordinario, di cui sentiremo molto la mancanza. È per uomini come Gino Strada che dovremmo
essere fieri di poterci chiamare esseri umani. Anche se il mio personaggio è nato a Napoli e
considera le stelle di Procida agopunture che gli risolvono il dolore.”


Ho letto la sinossi di Io sono pacifista, la quale formula e ripercorre tematiche, idee e
concezioni che hanno piena conferma nel presente.
Tu pensi che il teatro, come la musica, siano ancora degli elementi validi per veicolare
argomenti così importanti?

“Assolutamente. L’arte necessita di tutte le sfumature per raccontarsi. C’è la sfumatura
sognante, quella leggera, la sfumatura brillante e c’è anche quella d’impegno. Ciò che ci disturba
deve essere raccontato allo stesso modo di ciò che ci rallegra e il teatro, come l’arte in genere,
deve prendersi carico dell’espressione della vita.”


Raccontaci qualcosa del progetto Fluida.

“Il nostro vuole essere un movimento dentro il quale ogni pensiero creativo fluisca libero. Dove
ogni idea puó farsi pietra per costruirci sopra. Dove l’interazione tra le arti più disparate ci
permette di avere una visione più ampia su quello che andremo a raccontare.”


Nella prima traccia del tuo ultimo disco EgoSistema, ti domandi “Ma chi me lo fa fare di
stare ore e ore ad inventare un uomo che non riconosco quando sono solo.”

Secondo te esiste l’eterno conflitto tra l’identità che percepiamo e quella della quale
vorremmo invece illudere noi stessi e gli altri, che ci induce a glissare sulla risposta alla
domanda in oggetto di Io non sono pacifista: “siamo buoni o cattivi”?

“Siamo buoni o cattivi è una domanda retorica poiché la risposta ci appare sempre logica davanti
allo specchio: siamo buoni e cattivi. È il conflitto della vita al quale bisogna dar retta.


La critica sociale è un elemento costante nella tua scrittura musicale e drammaturgica, ma
riservi moltissimo spazio anche all’utopia. Come riesci a coniugare questi due elementi così
contrastanti tra loro?

“L’utopia ci fornisce un alibi per essere felici. ”

Dopo il debutto del 23 Dicembre al Teatro Piccolo Bellini di Napoli, partirà un tour
teatrale?

“Stiamo lavorando per farlo partire. Come tutti sappiamo questi sono tempi difficili, dove un
giorno sembrano tornare a posto e l’altro tornano a sfaldarsi. Ma il nostro obiettivo è far girare
la pièce il più possibile.”


Grazie mille, Antonio, ci vediamo in sala.

“Vi aspetto. Grazie a te.”

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