Gioved- INDIE || I Secondamarea: “Bisogna fermarsi un attimo e capire che il tempo è il nostro tesoro, la nostra unica vera moneta di scambio.”

Ospiti di questa puntata di Gioved-INDIE sono un inedito duo toscano di adozione, in promozione con il loro ultimo album uscito il 27 aprile, “Slow”: i Secondamarea. Il duo è formato da Ilaria Becchino e Andrea Biscaro e ha riscosso subito consensi sia in Italia che all’estero vincendo anche molti premi, tra cui il Premio Bindi, il Premio De Andrè e il Premio Bianca d’Aponte. Ciò che più ci ha colpiti è la storia personale ed umana dei Secondamarea, coraggiosamente hanno deciso di lasciare  una vita metropolitana per chiedere ospitalità all’isola del Giglio, dove vivono da un decennio, ritirati nella natura ed enfatizzandone i suoi effetti vitali sull’animo umano. Ed è proprio questo messaggio il fulcro dei dodici brani che compongono “Slow”, essi esplorano i temi dell’acqua, del clima, dei boschi e dei loro prodigi. Una sorta di grande inno alla natura ed al suo contributo. Che sia questo il vero messaggio indipendente che il duo vogliono regalarci? Decidiamo di scambiare quattro chiacchiere con Andrea e di fare proprio a lui questa domanda.

Ciao Andrea – benvenuto in Gioved-INDIE – domanda introduttiva: cos’è per te l’indie e cosa si mantiene ancora indipendente?
Grazie a te Fabiana per lo spazio. Tendenzialmente i Secondamarea cercano di riuggire qualsiasi definizione, indipendente invece è una definizione bella – mi piace e me la addosso – perchè ti rende libero da qualsiasi laccio o legame forte con un genere, con una struttura o con un padrone, non ci piace avere padroni, la nostra indipendenza è in questo senso. Ciò che mi mantiene indipendente invece è la nostra stessa vita: conduciamo una vita particolare entrambi, abbiamo scelto l’arte come unico lavoro, circa quindici anni fa, viviamo in un’isola immersi nella natura, scriviamo canzoni e viviamo di questo. Credo che più indipendente di così ci sia poco altro.

Una scelta anche coraggiosa di vivere…
Assolutamente sì, ci vuole coraggio a vivere in questo modo ma la nostra vita non la baratteremmo con nessun’altra.

Ci anticipavi appunto che  da dieci anni vivete all’Isola del Giglio, immersi nella natura, e cercate di riscoprirne e narrarne con le vostre canzoni la sua essenza. Da cosa nasce questa necessità “coraggiosa”?
In realtà non sai mai perchè nascono le tue canzoni, perchè ti viene la necessità di scrivere un qualcosa. Questo è probabilmente il disco più intimo che abbiamo fatto finora, parla di noi, racconta il nostro modo di stare nel mondo, nella natura, ed è un invito anche per gli altri per cercare di capire cosa si può fare per rallentare un po’ il passo ed il battito. Cerchiamo di far capire che è importante concedersi del tempo, che questo è prezioso e che non si può sempre andare veloci. Bisogna fermarsi un attimo e capire che il tempo è il nostro tesoro, la nostra unica vera moneta di scambio.

A proposito di indipendenza, tema cult della rubrica, la nostra generazione in cosa pensate stia pensando?
Secondo me non è un problema solo della nostra generazione ma collettiva, e stiamo peccando di velocità e quindi di ottusità e di conseguenza di piaceri ristretti, corti, mentre noi avremo bisogno di piaceri spaziosi, ampi. Servirebbe più coraggio per vivere piaceri più ambiziosi, affinchè questi abbiano il loro spazio evolutivo.

Che genesi ha questo album?
Ha una realizzazione molto rapida, la composizione dei brani è durata veramente poco. A disco finito abbiamo avuto la sensazione che ce lo avevamo già dentro da tanti anni probabilmente. Quindi la genesi sarà stata inconsciamente lunga, per le tematiche inglobate negli anni, ma il suo parto rapidissimo. Sono nate così queste dodici canzoni così rapide e “giuste”. Per un artista è bello riconoscere di aver creato delle canzoni giuste; ricordo quando ho composto “slow”, nel riascoltarla ho pianto. Quando raggiungi questa emotività il pezzo funziona: se si  commuove l’autore può coinvolgere anche l’esterno.

Mi è piaciuto molto il brano “Slow”- tracklist dell’album – è la velocità la vera pecca di questo decennio?
Si, in qualche modo si. Slow è il fulcro poetico del disco, è il brano in cui raccogliamo tutta la nostra espressività, ma soprattutto è un invito dolce a cercare di seguire quello che ti stiamo cantando e cioè di tornare ad una sorta di selvaticità, ad una vita primitiva. Bisogna ritornare a capire che si può stare benissimo anche sotto ad un albero, senza bisogno di niente, se non della propria persona e della natura che ti circonda. Velocità in questo contesto non è da intendere però come andatura, ma come modo di vivere, perchè può essere “slow” anche una bella corsa rinfrancante, “slow” come modo di vivere le emozioni.

Natura mi evoca subito i quattro elementi, non posso non notare piacevolmente il vostro viscerale rapporto con l’acqua, anche dal vostro nome. Lucio Dalla del mare e della sua profondità ne ha fatto una carriera, cosa rappresenta invece questo elemento per voi?
E’ l’elemento più importante, sicuramente. Noi ci viviamo di fronte, a tre metri dal mare, il suo suono e la sua immagine ci accompagna giorno e notte, abbiamo scelto di averlo come vicino di casa. È un essere vivente talmente invadente che risulta imporsi nelle esistenze se lo hai accanto. Ma acqua è anche quella dolce,  noi cantiamo ad esempio l’importanza delle sorgenti, del dono meraviglioso che abbiamo qui in Italia essendone ricchi. Bisogna esserne parsimoniosi però, è un bene primario ma  non inesauribile. Ci piaceva cantarne le sue potenzialità anche con gioia, l’acqua suscita subito pensieri felici, come le vacanze.

Se dovesse identificarvi, quindi, con uno dei quattro elementi quali sarebbe?
Io Andrea con l’aria, perchè tendo naturalmente all’infinito, alle stelle. La gravità mi  opprime, cerco sempre di sfondarla, ed è per questo che faccio l’artista probabilmente, perchè non mi accontento. Mi piace quello che non vedo e l’aria è ciò che mi porta più lontana. Ma anche l’acqua, l’idea di ignoto degli abissi,

Chiudiamo con un gioco: se dovessi inviare un messaggio ad un tuo collega indipendente chi sceglieresti e quale sarebbe?
D’istinto mi viene in mente Vasco Brondi, credo sia uno dei pochi veramente indipendente. Nonostante le notevoli possibilità che ha avuto, ha sempre scelto di fare quello che gli piaceva. Ha una storia personalissima e il messaggio è di stima. Ha una bella coerenza ed è stellare.

 A cura di Fabiana Criscuolo

 

2018-05-24T17:27:24+00:00 24 maggio 2018|Gioved-INDIE, Rubriche|0 Commenti