“dJazz (volume 1)” (Culto Diskey) è il nuovo album di Gabriele (Gabbo) Centofanti, bassista e produttore che spazia dalla classica al rock, passando per il funk/jazz e il pop, fino ad arrivare al rap, genere del quale è uno dei maggiori esponenti musicali, grazie alla collaborazione iniziata nel 2006 e tutt’ora in essere con la storica band capitolina dei Cor Veleno, inizialmente formata da Primo, Grandi Numeri e Squarta, e che si allarga diversi anni dopo con l’arrivo di Gabbo.
Con “dJazz (volume 1)”, Gabbo ha dato inizio ad un progetto sonoro in cui convergono le sue due anime musicali: l’amore per il jazz, la dedizione per l’hip hop e una cifra stilistica inconfondibile costruita sul basso.
L’album, infatti, non solo fonde due linguaggi, ma li ridefinisce in un nuovo equilibrio creativo, aprendo uno spazio di dialogo tra mondi usualmente considerati distanti.
Il primo volume di “dJazz (volume 1)” si presenta come una rilettura audace degli standard jazz, rivisitati con una sensibilità profondamente hip hop. Le strutture classiche vengono attraversate da groove incalzanti, scratch incisivi e atmosfere che oscillano tra l’improvvisazione e il beatmaking, dando vita a un sound inedito, ricco di sfumature e radicato in una visione musicale ampia e consapevole.
Il progetto, inoltre, si avvale di ospiti d’eccezione come DJ Baro, DJ Craim, DJ Double S, DJ Myke, DJ Stile, insieme a voci e strumenti come Luca Frere e Vezeve, fino alla partecipazione straordinaria di Massimo Moriconi, jazzista di fama mondiale.
Con queste collabroazioni, Gabbo, ha voluto rendere omaggio alla storia di queste due culture, coinvolgendo alcuni dei suoi protagonisti più significativi.
La produzione dell’album è firmata Rugbeats — il duo formato da Gabbo e Squarta, mentre la grafica è a cura di Ivan “Ibbanez” Donadello, che completa l’identità visiva del progetto, restituendo coerenza e forza comunicativa all’intero lavoro.
Come ci ha spiegato l’artista a proposito del disco, si tratta di un lavoro di collaborazione basato sulla stima personale che nutre verso i suoi colleghi, che si è trasformata in profonda condivisione sul lato artistico e musicale, dando slancio e corpo al progetto.
“dJazz (volume 1)” è il primo album ufficiale pubblicato dalla nuova etichetta Culto Diskey, sub-label di Blackcandy Produzioni insieme a Rugbeats. La direzione artistica della label è di Gabbo e Squarta (fondatori di Rugbeats), mentre a guidare l’etichetta è Alessandro Gallicchio in veste di Label Manager.
INTERVISTA
Ciao Gabbo,
“dJazz (volume 1)” è un percorso sonoro che coniuga il jazz e l’hip hop, che vuole aprire un dialogo tra
questi due mondi, apparentemente molo distanti. Come è nata questa idea?
Posso dirti che non ho fatto altro che esternare la mia personalità musicale, e non solo, tutto è avvenuto senza pensarci troppo.
Questi due generi musicali, ed un po’ tutta la black music, fanno parte di me, del mio vissuto e del mio essere musicista. Quindi sono stato semplicemente me stesso.
Il fatto che si tratti del primo volume significa che hai in mente altre rivisitazioni/incursioni in altri
generi musicali?
Diciamo che già ho rivisitato brani appartenenti a stili diƯerenti dal jazz, infatti nel mio progetto Gabbass ho avuto l’ onore di riarrangiare brani epici del pop, Human Nature di Michael Jackson, Come Together dei The Beatles, e del rock, come Miss You dei Rolling Stones.
Tornando alla tua domanda, essendo questo dJazz vol.1, si, ci sarà un seguito e riguarderà principalmente il jazz.
La partecipazione di figure chiave dell’hip hop italiano come DJ Baro, DJ Craim, DJ Double S, DJ Myke,
DJ Stile, accanto a voci e strumenti come Luca Frere e Vezeve, fino alla partecipazione straordinaria di
Massimo Moriconi, jazzista di fama mondiale, testimoniano il tuo impegno a far dialogare questi due
mondi. Pensi che potrebbero nascere altre forme di collaborazioni?
Tengo a precisare che anche Luca Frere è un Dj, lo preciso perché spesso, non avendo “Dj” prima del nome, si confonde un po’ il suo ruolo.
Comunque assolutamente si, le collaborazioni, anche quelle apparentemente più assurde, spesso creano magia.
Collaborare secondo me è sinonimo di arricchire.
Collabori da oltre vent’anni anche con Cor Veleno e, infatti, questo lavoro esiste anche grazie
all’incoraggiamento di Primo e Grandi Numeri. Con loro hai vissuto sicuramente molte avventure
musicali. Ti va di raccontarci come è nato il vostro sodalizio?
Si, faccio parte dei Cor Veleno dal 2006, ero molto giovane e loro già dei giganti dell’ hip hop, lavorare con loro era, ed è tuttora, molto molto bello.
La stessa bella atmosfera si crea quando lavoriamo ai miei progetti, che poi sono i progetti un po’ di tutti i Cor Veleno, in quanto il team di lavoro è pressoché lo stesso; le produzioni le curiamo io e Squarta al Rugbeats studio (casa nostra), la parte grafica e visual in generale la gestisce Ivan “Ibbanez” Donadello, da sempre al fianco dei Cor Veleno, e Grandi
Numeri è benzina che mi alimenta a fare cose. Poi, devo dire che la presenza di Primo che si percepisce in studio mi dà sempre sicurezza e mi stimola a fare cose nuo

Per ogni cosa c’è un posto
ma quello della meraviglia
è solo un po’ più nascosto
(Niccolò Fabi)