Home Interviste Crevacuore: il luogo in cui finiscono le storie d’amore – INTERVISTA A BARRIERA

Crevacuore: il luogo in cui finiscono le storie d’amore – INTERVISTA A BARRIERA

by Alessia Andreon
cover Crevacuore

Crevacuore è il nuovo singolo di Barriera, alias Valerio Casanova, musicista, autore e filmmaker casertano, in esilio nel sud est di Roma.

Il titolo è tratto da una lettera d’amore di Cesare Pavese e per questo il brano è una riflessione sulla scrittura, sulle lettere e sul valore del segno analogico nell’era contemporanea.

Crevacuore è, quindi, un luogo non luogo dove vanno a finire le storie d’amore.

Il brano si muove in un cluster di pixel, in bilico tra la traccia analogica di una lettera d’amore e il radicalismo elettronico della produzione di mofw, richiamando alla mente immagini che esemplificano il “romanticismo digitale”.

Crevacuore, come ha dichiarato l’artista, è l’ultimo atto di Barriera, pseudonimo con cui ha pubblicato un album (Olodramma) e un EP (Abbandonarsi), canzoni di introspezione, attraversate da un desiderio nostalgico, racconti dell’amore come scoperta di sé stessi.

INTERVISTA
Ciao Valerio,
Crevacuore è un posto dove ci si dà appuntamento per un incontro che, forse, non avverrà mai. Come Pavese hai vissuto anche tu “un amore sprecato”?

Ciao Alessia. Una delle cose belle delle lettere d’amore è che sono un tentativo continuo di mettere su un foglio qualcosa che va da tutte le parti, e che in quel momento non si riesce proprio a contenere.

In quella lettera che citi, Pavese, parlava di “un amore sprecato” riferendosi all’amore della destinataria verso di lui.

È tutto un gioco di specchi e sentimenti, se vuoi sapere la mia: un tentativo di venire a patti con qualcosa di indescrivibile.

A freddo ti direi che non penso di aver vissuto un amore sprecato e spero di non aver sprecato l’amore altrui.

Allo stesso tempo, molto spesso, ho pensato: “tutto questo amore andrà sprecato!”, ma quando l’ho pensato era tutta colpa dell’amore.

La citazione di Pavese porta ad una riflessione sul valore della scrittura e delle lettere che nell’era digitale, sono ormai solo per i romantici. Che cosa ti affascina di questi mezzi di comunicazione ormai desueti?

Della lettera, intesa come foglio, mi affascina la fatica, il tempo che ci vuole per scriverla, la pressione da imprimere con la penna.

Il fatto che molti di noi non scrivono più a mano, e quindi è come tornare su un gesto che conoscevamo bene ma non facciamo più.

Della lettera mi affascina la penitenza, il voto.

In che senso, Crevacuore, è anche l’ultimo atto di Barriera?

Barriera, in una maniera molto privata, è stato la mia seconda giovinezza, una fase della vita in cui ho preso schiaffi da tutte le parti.

Oggi sento di non essere più quella persona, di aver voltato pagina.

Avrei potuto lasciar andare il progetto nel dimenticatoio, e invece ho deciso di celebrare insieme alle dieci persone per cui Barriera ha significato qualcosa.

È l’ultima canzone, godiamocela. Spero che Crevacuore trovi il modo di arrivare a tutti e tutte loro.

È bello e audace allo stesso tempo che abbia voluto mescolare in questo singolo la traccia analogica di una lettera d’amore e il radicalismo elettronico della produzione di mofw. Che reazioni volevi suscitare?

Ci tenevo a continuare l’esplorazione musicale che avevo tentato con Olodramma, il mio disco, ma la volevo radicalizzare. Era da tempo che volevo collaborare con mofw, e in questo senso lui era perfetto.

Il fatto che il tema della canzone sia molto analogico per me vuol dire, semplicemente, mettere ancora una volta in scena questo conflitto tra la vita organica e la sfera digitale. Senza avere la pretesa di risolverlo.

Ci sono due temi ricorrenti nei tuoi brani: amori difficili e disagio mentale. Forse i primi sono sempre stati pane per i denti dei cantautori, ma di disagio mentale si parla ancora troppo poco, eppure è così evidente che sia diffusissimo… Che cosa ti ha portato ad approfondirli?

È molto semplice: il disagio mentale.

Sul serio, le canzoni sono state un modo di raccontare quello che ho trovato nel buio quando ci sono finito dentro. E l’amore è sempre stata la luce che vedevo dal fondo del pozzo.

Anche se sono cambiato io, e anche se Barriera finisce qui, questa fiducia irrazionale che ho nell’amore non penso cambierà mai.

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